Allarme ospedale di Cosenza, ecco le mie richieste ai vertici sanitari

nesci morra

 

Preg.mi Commissari di Ao e Asp di Cosenza, Preg.mi Commissario per il rientro e Governatore della Calabria,

 

 

lo scorso 13 aprile ho visitato l’ospedale di Cosenza, nell’esercizio del sindacato ispettivo parlamentare, con l’obiettivo di concorrere al miglioramento dei servizi erogati.

Come sappiamo, il sistema di emissione e gestione della moneta comune ha prodotto un indebitamento pubblico insostenibile, assieme alle misure salva-Stati concepite nell’ambito di organismi non elettivi, riconducibili alla sfera del privato. Come ho già riassunto in più interrogazioni parlamentari, per via del Patto di stabilità e poi del Trattato di Lisbona sono stati operati tagli lineari – sempre più demolitivi – ai servizi pubblici; specie nella sanità, con aumento dei rischi per pazienti e personale del settore.

Oggi l’articolo 32 della Costituzione, che tutela la salute come diritto fondamentale, è subordinato al «pareggio di bilancio», introdotto con la modificazione, immediata e silenziosa, degli articoli 81 e 97. Tale modificazione è avvenuta in una fase di forte shock per il Paese, prodotto dalle impennate dello spread, dalla paura della crisi, dall’inusuale sostituzione – fuori canone – di un Governo repubblicano e dal declassamento del cd. «rating», a quanto pare per fini speculativi e assieme illeciti.

L’eventuale e auspicato sblocco del cd. «turn over» del personale sanitario è fortemente condizionato dalle politiche di rigore imposte in seguito ai ricordati accordi; corroborate da un disagio, diffuso e viepiù gravoso, cagionato dall’aumento del debito pubblico, meccanicamente destinato soltanto a salire.

Ciò premesso, Vi chiedo di intervenire, ciascuno per le proprie competenze, sui problemi dell’ospedale di Cosenza che articolerò qui di seguito, invitandoVi anche a relazionarVi coi Ministeri dell’Economia e della Salute, responsabili del futuro della sanità calabrese.

Intanto, i complessi operatori hanno carenza grave di infermieri, al punto che le possibilità d’intervento sono ridotte all’urgenza.

Segnalo, a proposito della carenza di infermieri, che nell’ospedale cosentino dell’Annunziata ve ne sono di utilizzati ab origine come oss. Gli stessi infermieri hanno già proposto, tramite sindacati, forme d’impiego per l’esercizio in azienda della professione per cui hanno studiato. A tale riguardo, una compiuta valutazione delle concrete possibilità offerte dalla normativa vigente è obiettivamente opportuna; anche al fine di verificare se possano esservi, e senza impropri canali preferenziali, procedure più spedite per la copertura – pure temporanea – dei posti vacanti.

A metà dello scorso aprile, la sottoscritta – finora, purtroppo, senza risposta – ha già scritto al Commissario per l’attuazione del piano di rientro dal debito, rappresentando la necessità di non comprimere, come invece già avvenuto, la Cardiologia interventistica dell’ospedale, che esegue 1.800 prestazioni all’anno, con obiettivi risultati.

All’ospedale di Cosenza, che pure risulta un cd. «hub», mancano primari in 16 reparti; il che è singolare e inaccettabile.

In ordine alla situazione delle Terapie intensive neonatali (Tin) nella regione – presenti nei tre centri cd. «hub» di Cosenza, Catanzaro e Reggio Calabria –, la scrivente parlamentare ha già sottolineato la necessità di avere al più presto dei p. l. effettivi, ad evitare migrazione sanitaria, disagi e rischi.

Inoltre, ho presentato un’interrogazione e poi un esposto alle procure dei capoluoghi provinciali, in relazione al decesso della piccola Maria Pia, avvenuto lo scorso 28 aprile durante il trasporto da Vibo Valentia a Catanzaro. C’è, in merito alla carenza di posti nelle Tin, un’impediente esiguità di personale, che va risolta in tempi estremamente rapidi, atteso che l’attuale convenzione tra la Regione Calabria e l’ospedale Bambin Gesù di Roma non appare risolutiva né più sostenibile.

Più in generale, la struttura dell’ospedale di Cosenza non “reggerà” a lungo; sia per l’inadeguatezza – lato sensu – rispetto alla funzione propria, sia per il sovraccarico cui sarà costretta dai nuovi tagli del Governo, progressivi per causa del fiscal compact, che prevede la riduzione finale al 60% del rapporto tra debito pubblico – creato unicamente dal sistema di emissione della cartamoneta – e Pil.

Per questa ragione, varrebbe pensare anzitempo, prima che non vi siano più risorse finanziarie sufficienti, alla possibilità di realizzare un nuovo “contenitore” per l’hub di Cosenza, che inevitabilmente resterà riferimento per l’area nord della Calabria e non solo, viste le scarse risorse disponibili.

Fiduciosa in un positivo, prossimo riscontro, ribadendo la personale collaborazione istituzionale porgo i migliori saluti.

 

Roma, 6 maggio 2015

 

Dalila Nesci

Deputato, M5S

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