Amantea, battaglia M5S per il porto (VIDEO)

Amantea (Cosenza), 19 luglio 2014, servizio Tgr Rai Calabria. Con Francesca Menichino, consigliere comunale M5S, siamo intervenute a un’iniziativa del locale Meet Up sul porto di Amantea, al centro di una vicenda di mancato pagamento dei canoni demaniali e di gravi irregolarità amministrative. Come esponenti Cinque Stelle abbiamo chiesto responsabilità da parte della politica e la revoca degli incarichi per gli indagati.

 

IL QUADRO DI RIFERIMENTO

Il sequestro del porto

Lo scorso 18 giugno, la Procura della Repubblica di Paola ha disposto il sequestro del porto turistico di Amantea (Cosenza), ubicato nella frazione di Campora San Giovanni. Il sequestro è stato eseguito dagli uomini della Capitaneria di Porto di Vibo Valentia.

Le ragioni del sequestro e i precedenti

Sono state rilevate irregolarità nella realizzazione ed utilizzazione dell’area.

Del porto di Amantea le cronache parlarono nel 2007. Con l’operazione contro la ‘ndrangheta “Nepetia”, condotta dalla Dda di Catanzaro, furono sequestrati strutture e imbarcazioni riconducibili al presunto boss Tommaso Gentile. Nel processo di appello, nel 2013, furono confermate nove condanne. Inoltre, il sottufficiale della Guardia di finanza Domenico De Luca fu condannato a otto mesi con sospensione della pena, per il reato di accesso abusivo a un sistema informatico. Nello stesso appello fu confermata la condanna di primo grado a 4 anni di reclusione per Franco Muto, boss e capo storico dell’omonima cosca, accusato di concorso esterno all’attività della cosca Gentile di Amantea.

Zoom sul sequestro

Arbitraria occupazione di suolo demaniale marittimo. Realizzazione di pontili senza aver preventivamente ottenuto la prescritta concessione demaniale e senza aver pagato regolarmente i canoni accessori. All’erario il Comune di Amantea deve, nel complesso, 3.020.179,63 euro.

Il sindaco Francesco Tonnara, nel frattempo deceduto, è accusato di aver omesso di compiere atti del proprio ufficio.

Manca il previsto collaudo finale del porto, non è stato ancora valutato il rischio idrogeologico sollevato dall’Agenzia del Demanio a seguito di valutazione del Piano di Assetto Idrogeologico Regionale (P.A.L.). Serve studio idraulico di riduzione del rischio, da sottoporre al successivo parere tecnico dell’Autorità di Bacino Regionale.

Le indagini della Capitaneria di Porto di Vibo Valentia, scrive la Procura di Paola, hanno consentito di evidenziare «plurime illiceità amministrative e di pieno rilievo penale».

Il porto fu già sequestrato nell’ambito dell’operazione Nepetia.

Dopo lo scioglimento del Comune di Amantea per infiltrazione mafiosa, avvenuto il 4 agosto 2008, ma annullato il 1 aprile 2010 dal Consiglio di Stato, la Terna commissariale (Criscuolo, Tescione e Sperti) rilasciò da sé un atto concessorio, poi emettendo avviso pubblico per l’assegnazione di spazi ad uso commerciale all’interno del porto, avvenuta in capo a 7 ditte.

Inoltre, per la struttura portuale, secondo quanto riportato in un documento del Dipartimento Urbanistica della Regione Calabria, datato 22.12.2009, non risulta che vi sia stato collaudo amministrativo e tecnico né il parere obbligatorio dello stesso dipartimento, che nell’atto in questione obiettò anche la mancanza dei pareri dell’Amministrazione Marittima.

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