Arrestato Orsi, ecco come salvare Finmeccanica

Giuseppe Orsi di Finmeccanica

 

Giuseppe Orsi, amministratore delegato di Finmeccanica, è stato arrestato per concorso in corruzione internazionale. Che Orsi (nella foto, nda) fosse sotto inchiesta si sapeva dallo scorso aprile, eppure il presidente del Consiglio Mario Monti non mosse un dito. Il Movimento Cinque Stelle, che non è controllato da alcuna lobby, saprà battersi con i denti per…

di Dalila NESCI

Giuseppe Orsi, amministratore delegato di Finmeccanica, è stato arrestato per concorso in corruzione internazionale. La Procura di Busto Arsizio (Varese) l’accusa d’aver partecipato a un giro di tangenti di circa 50 milioni di euro. La somma avrebbe garantito la fornitura, da parte di Augusta Westland (gruppo Finmeccanica), di 12 elicotteri 101 VIP all’Indian Air Force. Che Orsi fosse sotto inchiesta si sapeva dallo scorso aprile, eppure il presidente del Consiglio Mario Monti non mosse un dito.

«Io dico sempre comunque se non c’è Maroni a fare l’ultimo miglio, col cavolo che io qua c’ero». E l’amico segretario della Lega Nord, oggi candidato presidente della Regione Lombardia: «Esatto». La telefonata risale all’uno dicembre 2011, Orsi amministra Finmeccanica da sette mesi e Maroni è il suo sponsor: nomina politica, nel quadro delle spartizioni dei partiti. Frequentazioni, favori, inviti a trascorrere le feste in residenze di montagna o, si veda Il Celeste Roberto Formigoni, in lussuose barche per il relax estivo.

Finmeccanica è il maggiore gruppo industriale italiano per l’alta tecnologia. Nel mondo, è tra i primi dieci produttori di strumenti aerospaziali, di difesa e di sicurezza. Finmeccanica conta più di 70 mila dipendenti, distribuiti in 50 Paesi. Nel 2011, il gruppo ricavò 17,3 miliardi di euro, con questa distribuzione del capitale sociale: 30,2% del Ministero dell’Economia, 46% di investitori istituzionali italiani e 23,8% di altri soci.

Nella brutta storia di Finmeccanica s’inseriscono, oltre all’arresto di Orsi, la liquidazione all’ex numero uno Pier Francesco Guarguaglini, “accontentato” con 5,5 milioni di euro lordi.  Eppure il governo poteva licenziarlo per giusta causa, vista l’accusa a Guarguaglini per false fatturazioni, nell’ambito dell’inchiesta Enav-Finmeccanica. Nella bufera di Finmeccanica c’è, poi, l’indagine per tangenti (200 mila euro) riguardante l’ex segretario amministrativo dell’Udc Giuseppe Naro, l’imprenditore Tommaso Di Lernia e l’ex consulente Lorenzo Cola, citati in giudizio dalla Procura di Roma.

Politica, manager rampanti e soldi, un’infinità di soldi, che fanno riacquistare la vista ai ciechi. Il punto è uno: Finmeccanica, fiore all’occhiello dell’Italia, attraversa una forte crisi, prodotta dal solito, perverso gioco della vacca (pubblica) da mungere. Cui si aggiunge il campanilismo politico; per esempio lo spostamento della sede dell’Alenia (gruppo Finmeccanica) da Pomigliano (Campania) a Venegono (Lombardia), in modo da accontentare, via Orsi, i desideri della Lega.

Come abbiamo detto, ce n’è per tutti. Soprattutto, sul piano etico-politico, per il tecnico del rigore Mario Monti, oggi alleato con quel Casini che definì la questione di Naro come «vicenda lunare», visto che all’epoca circolava anche il suo nome; benché, va scritto, non indagato.

Ora il problema più grosso è mantenere il know-how di Finmeccanica e la sua capacità produttiva. Questo significa che ci vorranno istituzioni centrali, governo e parlamento, capaci di fare pulizia, di licenziare il sistema delle nomine politiche e di impedire che Finmeccanica venga acquisita da mani straniere. Colpa, questa, che i partiti non possono nascondere con la loro faccia tosta, a proposito della Fiat. Il Movimento Cinque Stelle, che non è controllato da alcuna lobby, saprà battersi con i denti per fermare l’ennesimo scippo nei confronti del popolo italiano.

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