Basta proiettili, il reddito di cittadinanza può aiutare i calabresi

Calabria 25

A 23 anni non si può morire, per giunta in casa propria, impallinato come in guerra da un angolo di strada. Mi riferisco al grave episodio capitato al giovane Salvatore Lazzaro a Savini di Sorianello, in provincia di Vibo Valentia. Un ragazzo quasi della mia stessa età, che, a quanto pare, era entrato in quei giri di rischio in cui inevitabilmente finiscono tanti giovani calabresi, a cui lo Stato non concede, purtroppo, l’alternativa.

Questa vicenda fa riflettere, perché nella nostra Calabria la vita sembra tante volte non avere un senso, uno scopo. È necessario restituire la speranza, attivare circuiti educativi a partire dalle scuole, sostenere anche laicamente interventi formativi negli ambienti religiosi, come le attività in territori difficili condotte dalle comunità cattoliche presenti in Calabria.

Soprattutto servono strumenti concreti; per esempio il reddito minimo di inserimento, il quale si può chiamare anche di cittadinanza, che il Movimento Cinque Stelle propone di istituire, e spero che i partiti non facciano ostruzione, specialmente per le aree problematiche del Mezzogiorno; dove spesso si finisce ladri e, nella migliore delle ipotesi, guardie senza difese.

Il mio  vuole essere un tentativo di sensibilizzare l’opinione pubblica su un tema, il futuro della Calabria e dei calabresi, che non sembra suscitare troppa preoccupazione in diverse sedi istituzionali e in parte dell’informazione nazionale. La Calabria, che si sta spopolando drammaticamente, è dipinta dai media nazionali come zona di confine. Tuttavia, nessuno ci dice, poi, come cambiare. Compito di noi parlamentari è trovare gli strumenti per liberare la Calabria dalla calamita mafiosa, e il reddito minimo di cittadinanza assolve a questa funzione.

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