Bonifica a Crotone: è il momento dell’unità

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La legge di conversione n. 9/2014 ha previsto, all’art. 4-ter, misure urgenti per la bonifica del sito di interesse nazionale di Crotone. Stando al testo della norma, le somme liquidate da Syndial al Ministero dell’Ambiente saranno utilizzate per accelerare interventi di bonifica e riparazione del danno ambientale.

di Dalila NESCI

Il punto è in che cosa consisterà, in concreto, l’accelerazione per cui è stata predisposta la disponibilità di risorse pubbliche. Su questo ci dovremo concentrare uniti, senza dare per scontato che il Ministero impiegherà tutti i 56,2 milioni di euro dovutigli da Syndial in forza della sentenza civile di condanna n. 2536 del 28 febbraio 2012, del Tribunale di Milano.

Prescindiamo dalle contrapposizioni politiche e restiamo ai fatti. La citata sentenza prevede che Syndial dia corretta esecuzione alla bonifica del sito inquinato di Crotone, all’epoca già concordata, e paghi 56 milioni e 200 mila euro al Ministero dell’Ambiente, vincitore in giudizio.

Non si comprende, allora, sulla base di quale logica giuridica alcuni sostengono, a Crotone, che con il citato art. 4-ter sarà il Ministero a finanziare la bonifica imposta dal giudice a Sindyal, così favorita dal potere. È un automatismo, una profezia? Né si capisce la logica per cui i 56,2 milioni di euro che spettano al Ministero siano tolti, perciò, a interventi per la città richiesti da più parti e assicurati dal(l’ex) ministro dell’Ambiente Andrea Orlando, stranamente il 12 febbraio scorso. Ricordo, a riguardo, che Enrico Letta fu dimissionato dal Pd proprio il 13 febbraio, quando di fatto cessò il governo in cui Orlando aveva la delega all’Ambiente.

Svolgo, allora, tre riflessioni chiare.

La prima. Orlando ha rassicurato Crotone e la Calabria sapendo bene di non poter mantenere alcun impegno. A nulla serve, perciò, la sua promessa di parere negativo rispetto all’attuale progetto di bonifica. Sarà il nuovo ministro Gianluca Galletti a dover affrontare politicamente la delicata vicenda, pressato e controllato – speriamo – dalla coscienza civile e da tutti i rappresentanti politici calabresi.

La seconda. La norma in questione ha sì delle maglie larghe: non c’è un’indicazione univoca. Un successivo decreto del Presidente del Consiglio dovrà specificare l’area entro cui potrà muoversi il commissario del governo chiamato all’accelerazione della bonifica e della riparazione del danno ambientale. Non va perso di vista, però, l’articolo 4 della legge n. 9/2014, per cui il ministro dell’Ambiente e il ministro dello Sviluppo economico, d’intesa con la Regione e, per le materie di competenza, con il ministro del Lavoro, nonché con il ministro dei Beni culturali in caso di specifici vincoli di tutela, «possono stipulare accordi di programma con uno o più proprietari di aree contaminate o altri soggetti interessati ad attuare progetti integrati di messa in sicurezza o bonifica, e di riconversione industriale e sviluppo economico in siti di interesse nazionale» come quello di Crotone. La norma, avversata dal Movimento 5Stelle, purtroppo in minoranza, può rappresentare un pericolo per l’effettiva esecuzione di bonifiche complete da parte di chi ha inquinato.

La terza. Crotone e la Calabria non possono permettersi il lusso della frammentazione sociale. Occorre, perciò, una linea comune, alla luce del fatto che esiste un nuovo governo e che l’art 4-ter e l’articolo 4 della citata legge di conversione (del Decreto-legge 23 dicembre 2013, n. 145) necessitano, in concreto, di una traduzione normativa.

Questo significa che in tempi stretti dovremo incontrarci, parlarci e trovare un percorso unitario da seguire, riguardo alle questioni della bonifica a Crotone, in modo da condizionare politicamente il governo. Al di là dei colori di parte.

 

 

 

 

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