Calabria: 150mila candidati al cancro, Cinque Stelle denuncia

 

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In Calabria potrebbero essere state avvelenate 150mila persone. Come al solito, regna il silenzio. Noi Cinque Stelle denunciamo.

di Dalila NESCI

Nel dicembre scorso l’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente (Arpacal) trovò del benzene, con valori ottocento volte fuori limite, nell’acqua potabile che arriva dall’Alaco. Già sequestrato nel 2012, l’invaso, realizzato nei pressi di Serra San Bruno (Vibo Valentia) con costi proibitivi, rifornisce 88 comuni del Catanzarese e del Vibonese. L’Arpacal inviò i risultati alle aziende sanitarie interessate, che li ebbero dopo quasi due mesi. Queste chiesero ai sindaci del territorio di sospendere il consumo d’acqua potabile. Si mosse Michele Di Bari, prefetto di Vibo Valentia. Tuttavia, l’Arpacal, si scusò: disse d’aver commesso un errore di trascrizione e precisò che il benzene delle analisi corrispondeva a “composti aromatici di benzene”. Non seguì alcun intervento della politica, se non dichiarazioni scomposte, generiche e di circostanza.

Il Movimento Cinque Stelle della Calabria ritiene che la vicenda sia molto sospetta. Dobbiamo tutelare le 150mila persone che, bevuta quell’acqua, potrebbero portare in corpo dei veleni. Il biologo Silvio Greco, che cercò di far luce sulla nave Cunsky, definì inaccettabile la versione dell’Arpacal. Secondo Greco, che lavorò anche al Cnr, in questi esami vale sempre il valore del capofamiglia, cioè il benzene. Inoltre, nel campione prelevato il 6 dicembre scorso, si potrebbero trovare sostanze più pericolose del benzene, che attacca le cellule ossee e causa leucemie.

Da qualche giorno, l’Arpacal ha fornito un’altra versione, riferendo d’aver trovato dei valori elevati di cloro, trasmessi subito alle aziende sanitarie. In ogni caso, l’Agenzia regionale per l’ambiente non ha specificato che cosa fossero, in realtà, quei composti aromatici del benzene. Nessuno, peraltro, ha avuto modo di leggere i risultati di tutte le indagini effettuate. Secondo il prefetto di Vibo Valentia, la questione dell’Alaco non è di poco conto. Lo stesso denuncia un difetto di comunicazione tra enti.

A noi sembra che le contraddizioni qui esposte costituiscano una totale mancanza di trasparenza. Da tempo, peraltro, i cittadini sono in allarme. Anche la Rai si occupò della pericolosità dell’acqua potabilizzata dell’Alaco. Un lungo servizio raccontò i dubbi e la sfiducia della popolazione, che ancora oggi preleva l’acqua di una fonte, visto che quella del rubinetto è di colore giallo paglierino.

La Procura ha da poco iscritto nel registro degli indagati 18 sindaci. Anche i vertici dell’Arpacal, nominati dal governo di centrodestra, sono indagati. L’ipotesi è che abbiano dichiarato falsamente d’avere un’adeguata esperienza scientifica e d’aver già avuto incarichi del genere.

Le istituzioni, chiediamo noi del Movimento Cinque Stelle, dovranno accertare fino in fondo lo stato delle cose. Ci chiediamo inoltre che validità abbiano le analisi dell’Arpacal visto che, al contrario delle Arpa di tutta Italia, non è accreditato da “Accredia”, l’unico organismo nazionale autorizzato dallo Stato a svolgere attività di controllo in conformità agli standard internazionali della serie ISO 17000.

Con questa denuncia completa, noi vogliamo che lo Stato si attivi. La Calabria non può essere sempre la pattumiera dell’Italia. Nello specifico, poi, ciascuno deve sentire il dovere di proteggere la vita e la salute degli abitanti della zona. Se l’Arpacal non avesse commesso un mero errore di trascrizione, sarebbero tutti candidati al cancro.

 

 

2 commenti

  1. Se la magistratura facesse anche una inchiesta sulla costruzione dell’invaso durata più di un ventennio potrebbe scoprire anche quanto è costata alla fine e quanti, magari senza saperlo, ci hanno costruito sopra piccole fortune

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