Calabria, alla Camera le carenze dei servizi sanitari digitali

Ho appena terminato il mio intervento al convegno  “Sanità elettronica e processi digitali nel settore della salute”, promosso alla Camera dall’associazione Italian Digital Revolution, che ringrazio per l’invito. Ho discusso di argomenti importanti, ecco un spunto.

Ho parlato della salute quale diritto primario che la Costituzione tutela come fondamentale, limitato e svilito dalla remota introduzione dei Livelli essenziali di assistenza nella disciplina costituzionale. Ho parlato della mia Calabria, che, dati alla mano, ha ricevuto dallo stato almeno 2miliardi in meno dal ’99 a oggi, periodo in cui il Fondo sanitario è stato ripartito – e continua a esserlo – secondo il calcolo dellapopolazione pesata. La Calabria – obbligata al Piano di rientro dal disavanzo sanitario regionale e a un commissariamento forzato, dal 2013 prorogato in violazione di legge – spende circa 300milioni di euro all’anno per emigrazione sanitaria. Si tratta di soldi che finiscono alle Aziende sanitarie del centro-nord e ne alimentano le entrate e la capacità di investimenti. La vigente dipendenza della dirigenza sanitaria dalla politica, ho significato, aumenta il distacco delle Regioni meno virtuose da quelle più organizzate nella gestione dei servizi.

Così ne risente anche la digitalizzazione dei servizi sanitari per il cittadino. Può allora succedere, per esempio, che la richiesta di cartelle cliniche all’Azienda socio-sanitaria territoriale di Bergamoavvenga con una procedura intuitiva, di immediata esecuzione dal pc e agevolata dalla pronta disponibilità delle istruzioni specifiche e delle informazioni circa le diverse modalità di pagamento, non soltanto elettronico. Per converso, è stata necessaria una lunga battaglia politica personale, perché l’Azienda ospedaliera di Cosenza consentisse di prenotare on line esami con mezzo di contrasto, tuttavia tramite un sistema che non è ancora semplice né rapido. Naturalmente, a tale gap si aggiungono carenze strutturali enormi nei singoli territori. Per la Calabria ho verificato, per esempio, il sovraccarico oltre il limite del consentito dei Punti nascita nella provincia reggina e la diffusa mancanza dei requisiti di legge per diverse unità operative pubbliche della stessa specie; a volte superata, come avvenuto a Crotone, con operazioni di puro diritto creativo.

Questo significa che c’è un gap primario per quanto concerne la funzionalità e l’efficienza degli ospedali, che tende ad aumentare sia per l’insufficienza dei trasferimenti alla sanità calabrese; sia per la prassi invalsa nella gestione del Piano di rientro, che non di rado scavalca le prerogative della Regione; sia per un diffuso clientelismo in ambito pubblico, che è di grave ostacolo alla programmazione e all’innovazione.

Il prevalere di logiche politiche di controllo/dipendenza in regioni problematiche come la Calabria – in cui l’alfabetizzazione informatica è ancora incompiuta, la nuova banda larga non ha determinato l’attesa attivazione del servizio da parte degli utenti e la ‘ndrangheta o la cattiva politica continuano a influenzare scelte dirigenziali e di spesa pubblica – costituisce un potente freno allo sviluppo dei servizi digitali in ambito sanitario, necessario quanto auspicabile.

Soprattutto in Calabria persiste una tendenza a non pretendere uno sviluppo dei servizi sanitari digitali. Questo dipende da fenomeni – anche convergenti – di indifferenza e rassegnazione collettiva, ma anche dalla scarsa presenza, nel dibattito pubblico, dello specifico argomento.

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