CALABRIA: ANCORA NOMINE POLITICHE SCELLERATE DI OLIVERIO NEL DIPARTIMENTO DELLA SALUTE

La nomina di Antonio Belcastro quale dirigente generale del dipartimento Tutela della Salute conferma il costante rapporto tra il governatore della Calabria, Mario Oliverio, e la vecchia, rovinosa burocrazia regionale. Insieme al collega Francesco Sapia, denunciamo così la sfida che Oliverio ha lanciato alla struttura commissariale, dopo aver distrutto volutamente quel dipartimento. Belcastro si è distinto per aver sforato in maniera seriale i bilanci delle aziende che ha diretto, per la celeberrima figuraccia davanti alle telecamere di Report sull’attività di ricerca della Fondazione Campanella, per il record italiano dei più lunghi tempi di pagamento detenuto dal policlinico universitario di Catanzaro, di cui è stato vertice, e per aver a lungo risparmiato ai professori universitari di lì il controllo elettronico delle presenze. Con queste credenziali, Belcastro si ritrova oggi al timone di un dipartimento strategico, malgrado le nostre denunce sulla carriera del manager, che per legge, dati i buchi di bilancio prodotti, non poteva più dirigere strutture regionali. Naturalmente Oliverio non ci sente, soprattutto adesso che sta a dieta nella sua San Giovanni in Fiore. Voglia allora scusarci se gli facciamo un utile ripasso su nomine dirigenziali di cui è responsabile in ambito sanitario: Giacomino Brancati, poi rimosso dalla guida dell’Asp di Reggio Calabria; Raffaele Mauro, che ha bandito concorsi non autorizzati; Sergio Arena, favorito da una legge regionale impugnata dal governo di centrosinistra e protagonista dell’accanimento dell’Asp di Crotone, certificato dal Ministero della Salute, ai danni del primario della Chirurgia ospedaliera; Frank Benedetto, che ha ignorato questioni cruciali come l’assegnazione di un primariato a un professionista con dubbi requisiti. Se ciò non bastasse Oliverio ignora gli illegittimi concorsi in essere in diverse aziende della sanità calabrese, immaginiamo banditi a sua insaputa e con trame oscure, che gli porteranno un bel po’ di voti, sempre a sua insaputa. Nel merito il presidente della Regione si prepari a una dura battaglia, perché il suo teatro ha superato ogni misura, anche a prescindere dalla promessa, miseramente caduta, di incatenasi davanti a palazzo Chigi.

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