Ecco i segreti delle nomine degli Scopelliti’s (con VIDEO)

Delibera Scarpelli 3

Ricapitolo. Sulle nomine dei vertici delle aziende sanitarie, la giunta della Calabria ha ignorato il parere contrario dell’Avvocatura dello Stato (recapitato agli uffici regionali lo scorso 29 agosto), condiviso invece dai Ministeri della Salute e dell’Economia, come precisato in due loro comunicati stampa, rispettivamente del 14 e del 4 settembre scorsi.

di Dalila NESCI

Infatti, ieri, 16 settembre, la presidente facente funzioni della Regione, Antonella Stasi, ha dichiarato al tg Rai della Calabria che le nomine in questione erano obbligatorie e spettavano alla Regione. Sull’argomento ho nel frattempo inviato un esposto alla procura di Catanzaro e alla sezione regionale della Corte dei Conti, anche perché ho scoperto una delibera della giunta calabrese – la n. 730 del 2010 – in cui è scritto che le nomine in questione competono al governo, tramite il commissario per il Piano di rientro dal debito sanitario. Aggiungo che la delibera fu proposta proprio da Stasi, allora vicepresidente della Regione Calabria.

Vi posto il video della mia intervista di oggi sul tg Rai della Calabria, in cui sulle nomine nella sanità ho sbugiardato la Stasi, che sfido sempre sui fatti.

Voglio poi annotare un dettaglio: all’epoca della riferita delibera, datata 16 novembre 2010, Giuseppe Scopelliti era commissario per il Rientro, nominato il 30 luglio di quell’anno. Nella stessa delibera figura la presa d’atto del reintegro del dottor Renato Carullo quale direttore generale dell’Asp di Reggio Calabria. Nella giunta notturna di ieri, invece, nominando i commissari delle aziende sanitarie in sostituzione dei direttori scaduti, la giunta regionale ha avocato a sé un potere che nel 2010 riconosceva solo in capo al commissario, rappresentante del governo.

Schematizzo. Decaduto per condanna Scopelliti, il governo non nomina da quasi cinque mesi il commissario (ad acta) per il Rientro, senza il quale non è giuridicamente possibile incaricare dirigenti apicali della sempre più affossata sanità calabrese, cioè direttori generali o commissari di aziende sanitarie od ospedaliere. La Regione, dal canto suo, approfitta della mancanza del commissario per il Rientro e cerca di guadagnare spazi di potere, raggiungendo accordi precisi all’interno della giunta, alias «accorduni».

A tale ultimo riguardo, ve ne segnalo una molto singolare. Nel febbraio del 2014, il dg dell’Asp di Cosenza, Gianfranco Scarpelli, fu raggiunto da interdittiva per la nota vicenda delle consulenze date all’esterno. Scarpelli informò subito il presidente della Regione, cioè Scopelliti, e il dipartimento regionale della Salute predispose gli atti per la revoca del mandato, che rimase sospeso sino a fine maggio. Nel mezzo c’erano le elezioni ed evidentemente Scopelliti non voleva fare un affronto ai fratelli Gentile (il senatore Antonio e l’assessore regionale Pino) – cui Scarpelli è politicamente vicino – anche per l’alleanza elettorale, poi saltata come sappiamo. Sconfitto Scopelliti alle ultime europee, la vicenda Scarpelli è andata avanti in Regione. Con la delibera di giunta del 30 maggio scorso, Scarpelli è stato rimosso per gravissimi motivi (si veda la foto sopra, nda), addirittura in deroga alle procedure di rito previste dalla legge. Contestualmente è stato nominato al suo posto Alessandro Moretti, romano, sprovvisto dei requisiti di legge e amico di Renata Polverini, a sua volta amica di Scopelliti.

L’operazione è fallita perché il commissario per il Rientro, mancante, non ha potuto ratificare la revoca del mandato a Scarpelli e la nomina di Moretti. Stando ai giornali, nella giunta notturna di ieri lo strapagato reggente del dipartimento regionale Salute, Bruno Zito, avrebbe garantito i Gentile che Scarpelli può rimanere al suo posto. Il contratto gli scadrà il prossimo 24 novembre, giusto il giorno dopo le elezioni regionali.

Viene da dire, delle due l’una: o Scarpelli è un diavolo o è un santo; o sussistono motivi da indurre a una revoca d’urgenza o non ci sono problemi di sorta, magari perché si è raggiunto un nuovo equilibrio, in un centrodestra sempre più da commedia.

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