Calabria: la politica che marchia, macchia la cultura

Timbro Cal

È assurdo, alla fine dello scorso luglio la presentazione ufficiale del Tropea Festival e dopo poche settimane lo stravolgimento del programma. Fatti fuori Marc Augé, Ramin Bahrami, Salvatore Settis e il Teatro dell’Acquario perché non graditi, pare, a un pezzo della politica. Come mai? A chi è venuto in mente? Siamo alle liste di proscrizione?

Sembra che il potere abbia voluto levare di mezzo intellettuali critici, dunque scomodi, e mettere il suo marchio politico, rovinando un appuntamento di grande successo in Italia, ottenuto anche per l’autorevolezza della presidente del Premio, Isabella Bossi Fedrigotti.

I fatti direbbero di un tentativo di colonizzazione politica che potrebbe imbarazzare la signora Bossi Fedrigotti, estranea a queste logiche. Inoltre è finita la collaborazione tra il Sistema bibliotecario vibonese e il progettista e direttore artistico Maria Faragò, addirittura sostituita, per i giornali, da Domenico Gangemi, vincitore della passata edizione del Premio Tropea. Fosse vero, sarebbe una vergogna.
Di fatto Tropea ha perduto la sua centralità nel Festival, per motivi interni alla politica. Ciò è molto grave e bisogna parlarne. In Calabria si subordina ogni aspetto della vita alla politica, che spesso pretende di assumere con estrema pochezza qualsiasi decisione, a danno del bene comune. Chiedo a Caligiuri, in quanto assessore regionale alla Cultura, di assumersi fino in fondo le proprie responsabilità istituzionali, ripristinando le cose e allontanando la politica dalle scelte culturali, queste spettando agli addetti ai lavori.

One comment

  1. Interessante questo sussulto. Aspetto che ora gli INTELLETTUALI CALABRESI insorgano. Li immagino già sulle barricate a difendere la libertà e l’indipendenza della cultura. Magari ci sarà anche qualche suonatore di zampogna (dove c’è tradizione c’è cultura) che, come avveniva per gli eserciti scozzesi, intonerà tarantelle a sostegno dei nostri eroi. Il problema sarà trovarli e magari convincerli ad abbandonare le loro nicchie di esistenza per prendere posizione sulla strumentalizzazione della cultura da parte dei politici (cosa che io predico almeno dal 12 maggio 2013 basta andare a leggere quanto ho scritto INUTILMENTE su CALABRIA ORA). Piuttosto viene mantenuto il meraviglioso sistema di votazione? Sarebbe curioso verificare quanti sindaci hanno letto i “libri digitali” che sono stati inviati e quanti invece voteranno sulla fiducia

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