Calabria, #MANDIAMOLIACASA: M5S piega il Pd

Ieri il Movimento 5 stelle è stato compatto, appassionante, forte e concreto. È andato molto al di là degli schemi della politica, all’iniziativa Mandiamoli a casa adesso, condotta dall’impeccabile Francesca Menichino in una straripante piazza Prefettura a Catanzaro.

di Dalila NESCI
Con attivisti arrivati da ogni angolo della regione, i consiglieri comunali e una flotta di parlamentari, abbiamo dato voce a cittadini calabresi e raccontato l’attività sul territorio e a Roma. Abbiamo dimostrato che la politica è partecipazione, ascolto, impegno, coraggio, sinergia. Abbiamo affrontato i nodi della sanità regionale, bloccata dalla contrapposizione tra il governatore Oliverio e i commissari Scura e Urbani, che protetti dal premier Renzi e dal ministro Lorenzin stanno sprecando milioni e distruggendo reparti, ospedali, laboratori, servizi.

 
Abbiamo ripercorso le tappe della presidenza Oliverio, che si era definito discontinuo rispetto al sistema, per sprofondare con «Rimborsopoli» e l’inibizione dell’Anac dovuta alle nomine illegittime. Un presidente muto, piegato dalla ragione di partito, chiuso in un sistema autoreferenziale che lo porterà a cadere, incapace di rispondere alle domande in commissione Antimafia del nostro Riccardo Nuti sul ruolo di Antonino De Gaetano e Santo Gioffrè riguardo all’ospedale nuovo della Piana di Gioia Tauro.

 
Mentre il Pd litiga e, come sintetizzato da Luigi Di Maio, «usa la sanità come bancomat», 5 stelle si apre alla piazza, alla società civile e ai suoi militanti, proponendo contenuti di profondità: la battaglia per l’ambiente di cui hanno riferito Manlio Caligiuri e Paolo Parentela, l’impegno unitario significato da Giulia Grillo, il costo della corruzione su cui si è soffermato Mattia Fantinati, l’aggregazione propugnata da Nuti e Pino D’Ippolito contro il connubio mafia-politica, la condivisione messa in risalto da Federica Dieni, il lavoro continuo di Nicola Morra e Laura Ferrara, quindi la mia denuncia degli abusi e delle cause dei tagli nella sanità, dovute al circuito dell’euro che crea il debito pubblico. E ancora: la potenza delle idee, al centro degli interventi di Maria Rita Lamanna e Francesco Sapia, Filippo Brundia, Andrea Cassano e Davide Sergi; la dedizione a livello locale di cui ha parlato Domenico Miceli; la storia a lieto fine di Domenico Larosa, raccontata dal fratello Antonio; l’abbandono degli ex lavoratori del polo oncologico della Fondazione Campanella, testimoniato dall’infermiera Francesca Rodio; l’alleanza col Movimento in materia di tariffe dei consorzi di bonifica, di cui ha detto Carmelo De Luca; il quadro sull’attualità dato dal giornalista Ugo Floro, che ha bacchettato le note dei renziani alla Ernesto Magorno, prive di utilità e senso politico.

Importante pure il contributo del dottor Gianluigi Scaffidi – che Scopelliti cacciò dalla dirigenza regionale perché non obbediva –, il quale ha smascherato la finta guerra tra Scura, Urbani e Oliverio, la cui responsabilità per il rientro sanitario avevamo difeso perfino con una denuncia alla Procura di Roma.

Memorabile l’avvocato Domenico Monteleone, che nel suo discorso ha invitato allo studio e all’approfondimento, lanciando la sfida al governatore Oliverio sugli argomenti reali, non sui pretesti usati per difendere le proprie scelte.

«Daremo il reddito minimo a Oliverio, poi dovrà trovarsi un lavoro», ha ironizzato Alessandro Di Battista, che con Luigi Di Maio ha contribuito a rafforzare l’azione del Movimento 5 stelle in Calabria.
Andremo avanti con questo bellissimo spirito di gruppo e spazzeremo via Oliverio, Scura, Urbani e i loro pupi.

 

LE COSE FATTE IN CALABRIA

Le elezioni regionali della Calabria risalgono all’anno scorso. Noi 5 stelle partecipammo con la nostra identità: idee, onestà, indipendenza, condivisione, lotta a ogni forma di illegalità, politica o mafiosa.

Mario Oliverio si propose come «la discontinuità», usando questo slogan dopo la parentesi di governo di Scopelliti, caratterizzata da tre arresti per ‘ndrangheta nella sua maggioranza e da una gestione affaristica della cosa pubblica; fatta di forzature, clientelismo, disastri di bilancio e abusi quotidiani.

Oliverio convinse gli elettori di essere in grado di sistemare il piano di rientro, di riportare le cose al loro posto e restituire serenità e speranza ai calabresi.

Così, noi fummo esclusi dal Consiglio regionale e Oliverio vinse come il partito dell’astensione.

A undici mesi da quelle elezioni, la sanità è distrutta e la Calabria è paralizzata: si trova in una situazione di ingovernabilità mai vissuta prima. Oliverio nominò una giunta interamente travolta dallo scandalo «Rimborsopoli», facendosi schiaffeggiare dal commissario Scura su ogni cosa e accettando in silenzio tutte le imposizioni del governo Renzi, che cura i propri affari tramite gli sfascisti Scura e Urbani, il suo subcommissario.

Inoltre, Oliverio ha poi compiuto la frittata delle nomine dirigenziali, non soltanto nella sanità, con i casi clamorosi di Gioffrè e Pingitore, ma anche per il vertice del dipartimento regionale Lavori pubblici, dove c’è un certo Domenico Pallaria che ha il record nazionale degli incarichi.

Sui fondi europei Oliverio è rimasto colpevolmente fermo, pur avendogli chiesto più volte un tavolo specifico, anche con Laura Ferrara, unica parlamentare europea per la Calabria. La situazione dei rifiuti è ancora all’anno zero, come la prevenzione del dissesto idrogeologico. Per non parlare dell’occupazione, che nel 2015 è ancora legata a meccanismi di dipendenza dalla politica, che insieme alla ‘ndrangheta controlla il mercato del lavoro, così aumentando lo spopolamento della regione, privata dei suoi giovani.

Le cose fatte

Abbiamo denunciato e chiesto risposte su molte cose, ma il governo nazionale e regionale sono rimasti immobili e complici.

Ci siamo battuti, con interrogazioni, dichiarazioni e interventi in parlamento:

contro l’assurdo rigassificatore di Gioia Tauro;

contro la centrale a carbone di Saline Joniche;

contro l’erosione costiera;

contro l’inquinamento delle acque;

contro la speculazione nella gestione del servizio idrico;

contro i silenzi imperdonabili sull’invaso dell’Alaco, la cui acqua sporca arriva nelle case di 600mila calabresi;

contro la presa in giro nei confronti dei lavoratori di Calabria IT, dei lavoratori di Terina, di tutti i precari e degli insegnanti;

contro le discariche abusive e l’avvelenamento del territorio, da Paola a Crotone, da Lamezia Terme alla punta sud della regione, dall’Alto Ionio cosentino alla Piana di Gioia Tauro;

contro i colonizzatori industriali che hanno sfruttato le nostre risorse per uscire di scena senza pagare il conto, penso a Italcementi;

contro uno sviluppo ingannevole che fosse di inceneritori, centrali a carbone e altre illusioni della modernità capitalistica;

contro l’insicurezza nella sanità, a partire dalle nascite;

contro la cancellazione della meritocrazia nell’amministrazione pubblica, cominciando dagli ospedali.

Inoltre ci siamo battuti senza risparmiare energie:

contro l’utilizzo strumentale della stampa;

contro la mortificazione quotidiana dei giornalisti;

contro i condizionamenti politici e mafiosi dell’informazione;

contro i crimini bancari, l’usura, la truffa degli istituti di credito e della Bce, che prestato il denaro allo Stato crea il debito pubblico dal nulla;

contro la distruzione del patrimonio, fermando la cementificazione al sito di Capo Colonna e richiamando l’attenzione sulla salvaguardia di monumenti simbolo, per esempio la Tonnara di Bivona, Palazzo Giffoni o l’Abbazia florense.

Ci siamo battuti contro gli imbrogli e i favori, entrando nelle questioni spinose delle assunzioni sanitarie, sbugiardando il commissario Scura sul turn over del personale degli ospedali; incontrando i lavoratori e chiedendo conto al governo delle proprie responsabilità e volontà.

Abbiamo denunciato gli accordi di palazzo e di potere e ogni illegittimità di cui siamo venuti a conoscenza.

Abbiamo agito per il ricupero di circa 40 milioni di euro che imprenditori furbi devono alla regione per aver preso fondi con la Legge 488/1992, senza aver assunto il personale pattuito. Abbiamo agito per il ricupero, da parte della Regione Calabria, dei 15 milioni ricevuti da dirigenti nominati illegittimamente, secondo la Ragioneria generale dello Stato.

Abbiamo impedito che a Reggio Calabria andasse un primario, scelto dal rettore di Catanzaro, che non aveva grande esperienza di pratica cardiochirurgica.

Abbiamo contestato l’ingerenza dell’Università di Catanzaro nella sanità calabrese e i soldi che l’ateneo riceve dalla Regione Calabria senza alcun accordo giuridico. Si tratta di ben 12 milioni all’anno in più, facendo un conto per difetto, che avrebbero salvato reparti e servizi ormai tagliati da Scura e Urbani.

Abbiamo perfino denunciato Urbani per assenteismo.

Abbiamo scoperchiato la pentola delle nomine illegittime, per cui tutti ci hanno preso in giro, fino a quando la decisione dell’Autorità nazionale anticorruzione, da noi investita, ha fatto calare il silenzio assoluto di complici e lecchini del potere. Siamo riusciti a ottenere l’inibizione del presidente della Regione, che non è una cosa che ci diverte, ma segna un punto netto e fermo, un precedente a favore della legalità, delle regole e della trasparenza.

Abbiamo dimostrato che non c’è più posto e spazio per chi, con arroganza e senso di onnipotenza, vuole aggirare le regole comuni. Abbiamo dimostrato che le nostre denunce sono potenti, che contano e producono risultati. Abbiamo dimostrato che i potenti di questa regione, si chiamino Scopelliti od Oliverio, sono destinati tutti a cadere, davanti ai fatti.

Ci siamo occupati di molte altre cose. Siamo intervenuti per fermare il delirio di Scura e Urbani, che hanno regalato soldi ad alcune cliniche private, senza mai chiarire i criteri di assegnazione di nuovi budget. Scura e Urbani li abbiamo denunciati e ne abbiamo chiesto la revoca al governo. Anche quando hanno violato la legge e hanno rifiutato nuove autorizzazioni ad attività sanitarie.

Abbiamo denunciato la vicenda del consulente a 600 euro al giorno all’Asp di Reggio Calabria, lo spreco di risorse con lo staff che si è creato il commissario Scura, lo sconfinamento dello stesso Scura in competenze della Regione; come, per esempio, l’organizzazione del dipartimento Tutela della Salute.

Abbiamo denunciato che in Calabria c’è un revisore dei conti sanitari, che si chiama Kpmg, che prende circa 3 milioni all’anno per non aver ancora certificato il debito e per non aver visto che a Reggio Calabria sono usciti 393 milioni di euro senza alcuna traccia. Su questo ultimo argomento siamo intervenuti richiamando il governo alle sue reponsabilità e ricordando che il governo sapeva, sapeva da principio, per aver ricevuto sempre le relazioni di bocciatura dei bilanci, anche dai propri membri nominati nel collegio di revisione.

Abbiamo proposto che al posto di Kpmg si prendessero giovani laureati calabresi, ma nessuno, nella Cittadella regionale, ci ha mai ascoltato.

Abbiamo denunciato decreti del commissario per la sanità che fanno ridere o piangere, a seconda di come la si prenda. Mi riferisco, per esempio, alle pesantissime limitazioni all’utilizzo, in regime di mutua, dei farmaci per proteggere lo stomaco.

Abbiamo denunciato alla procura la mancata apertura, da parte dei commissari Scura e Urbani, degli ospedali frontalieri di Praia a Mare e Trebisacce.

E, soprattutto, siamo andati a visitarli gli ospedali, dove abbiamo visto di persona il disastro compiuto: chiusure, smantellamenti, carenze di ogni genere e grande spirito di volontà dei pochi medici, infermieri e os rimasti. Parlando ogni volta con gli operatori, abbiamo segnalato puntualmente tutte le carenze e le necessità: ai ministri come al commissario governativo, al presidente della Regione e al dipartimento. Non abbiamo mai ricevuto risposte, sia chiaro.

Abbiamo spiegato le cause dei tagli in sanità e chiesto al governo di cambiare la propria politica monetaria, perché l’adesione alla truffa dell’euro è la causa di questo stato di crisi, degrado e disperazione da cui noi vogliamo uscire.

Abbiamo dimostrato che 5 stelle è la sola forza politica che può governare la Calabria con quel coraggio, quella determinazione, quella pulizia morale e quell’energia che soltanto persone fuori del sistema possono avere. Ci rivolgiamo a tutti, perché questo è un cammino che dobbiamo fare insieme, consapevoli che serve il contributo di ciascuno. Noi abbiamo aperto una strada, ora ci serve l’esercito della rivoluzione, fatta di consapevolezza, onestà, solidarietà, determinazione e, soprattutto, voglia di costruire una Calabria diversa, nella quale si possa vivere con dignità, decoro e serenità, senza emigrare, fuggire, abbandonare la nostra bellissima terra.

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