Calabria: mia interrogazione contro il business della legalità

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Basta con l’ipocrisia, le speculazioni e le truffe sulla legalità. Mai più fiumi di denaro pubblico per progetti fasulli sull’emancipazione dalla ‘ndrangheta, che in Calabria hanno reso affari e fortune. Sulla recente, presunta truffa di fondi europei per corsi legalitari nelle scuole del Catanzarese, stamani ho presentato un’interrogazione rivolta al presidente del Consiglio e ai ministri dell’Economia, dell’Interno e dello Sviluppo economico.

di Dalila NESCI

Nell’atto ho scritto: «Negli ultimi anni l’azione della ‘ndrangheta in Calabria e fuori del territorio regionale è diventata molto più capillare e remunerativa, anche per la crescente penetrazione in istituzioni e amministrazioni pubbliche». «L’imperiosa avanzata della ‘ndrangheta – ho poi evidenziato – si deve a collusioni, affinità e non di rado coincidenze tra organizzazione criminale e potere pubblico, favorite da un tessuto culturale largamente debole. Per la promozione di messaggi legalitari le istituzioni hanno finora investito, in Calabria, risorse e mezzi, sostenendo iniziative di associazioni culturali che in alcuni casi si sono rivelate alquanto dubbie». Dopo un lunghissimo elenco di rapporti fra criminalità e politica che hanno toccato l’intero sistema dei partiti, ho chiesto ai ministri interrogati «quali iniziative intendano assumere per assicurare una più stringente vigilanza sull’utilizzo dei fondi europei in Calabria e, più in generale, sull’impiego di risorse pubbliche finalizzate a progetti educativi e formativi relativi alla cultura della legalità».

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