Calabria, sanità: i ricatti di Ncd svelati da 5 Stelle

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L’uscita pubblica di Nicola Morra e mia sulla Fondazione Campanella ha fatto bollire il fegato di Ncd calabrese, capitanato dalla premiata ditta Pino&Tonino Gentile, famosi “benefattori” cosentini.

 

di Dalila NESCI

 

Ieri avevamo accusato di ipocrisia politica il partito di Alfano e il ministro della Salute, in relazione all’incontro di oggi, a Roma, tra Beatrice “Promesse elettorali” Lorenzin e il governatore della Calabria Mario Oliverio. Ipocrisia perché dei problemi della Fondazione Campanella – per cui big politici di Catanzaro si sono stracciati le vesti assicurando soluzioni – può occuparsi soltanto, stando alla normativa, il commissario per l’attuazione del Piano di rientro dal debito sanitario regionale.

Il governo Renzi, come abbiamo osservato Nicola ed io, non ha ancora nominato il commissario. Poteva farlo nello scorso dicembre: una volta proclamato governatore Oliverio, avrebbe potuto affidargli la responsabilità politica della riorganizzazione sanitaria in Calabria. Invece no: il governo ha perso tempo soltanto per giochi di potere. Infatti, ha atteso che con la Legge di Stabilità, vigente dal 1° gennaio scorso, cambiasse la normativa – la quale oggi impedisce la nomina di Oliverio –, in modo da sistemare Pino Gentile alla vicepresidenza del Consiglio regionale della Calabria e risolvere gli equilibri interni a Roma. Un agire vecchio, vecchio quanto Pino Gentile, per conto del quale ha risposto via stampa il suo partito, definendo Nicola Morra e me «due diffamatori di professione» e poi «due signor nessuno elevati al rango di parlamentari da una legge elettorale assurda». A parte la vigliaccheria di Ncd, che ha firmato con una sigla il suo comunicato, è evidente l’assenza di argomenti dei sottoposti calabresi di Alfano e Lorenzin, che non hanno affatto smentito le nostre affermazioni.

Un’ultima cosa, poi, abbiamo notato. Ncd ha chiosato come segue la sua replica a Nicola e a me: «Al duo khomeinista consigliamo invece di dedicarsi all’analisi dei propri disastri». La frase non è casuale. Anzi, esprime benissimo la differenza tra loro e noi. Loro badano ai voti e al potere creano disastri, noi interveniamo nel merito, proprio per impedire i loro disastri.

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