CALABRIA, STORIA DELLE TARIFFE ILLEGITTIME PER L’ACQUA

Come ormai noto, il Movimento 5stelle, su impulso del collega deputato Paolo Parentela, affronta da tempo il problema delle tariffe illegittime per il servizio idrico in Calabria. Lo fa fornendo un’informazione veritiera e mai smentita, nonché, tramite il Punto Sos AntiEquitalia, un sostegno legale gratuito e concreto ai cittadini, costretti più spesso a pagare somme maggiori del dovuto, a fronte di un servizio che, è il caso di dire, fa acqua da tutte le parti.Intanto, ritenendolo utile, vi riassumo nel seguente schema i punti della questione, cui il Movimento 5stelle sta dedicando grande impegno: sul terreno politico, sul terreno dell’informazione e su quello dell’aiuto ai cittadini, abbandonati dai vecchi partiti. Si tratta di creare consapevolezza e unità, attorno al tema, fondamentale, dell’acqua, bene comune.

IL QUADRO NORMATIVO

In Calabria fino al 31 ottobre 2003 la gestione degli acquedotti regionali è stata effettuata da enti di diritto pubblico: dapprima la “Cassa per il Mezzogiorno” e successivamente la Regione Calabria, che vi provvedeva mediante un proprio Ufficio (Ufficio Gestione Acquedotti). La tariffa del servizio idrico era determinata rapportando le spese sostenute l’approvvigionamento idrico ai quantitativi di acqua erogata. Praticamente, si trattava di un mero rimborso delle spese necessarie ad approvvigionare i vari serbatoi ubicati nei comuni calabresi.
Dal 1° novembre 2004 la gestione degli acquedotti è stata affidata ad una società mista (So.Ri.Cal. S.p.A.) nella quale il socio di maggioranza assoluta è la Regione Calabria (53,50%) ed il socio privato è la multinazionale francese Veolia (46,50%).
In Calabria il sistema idrico è svolto in forma disgiunta e pertanto, ai sensi della normativa vigente in materia, l’adeguamento della tariffa idrica, dal 1° novembre 2004, doveva essere effettuato secondo la cosiddetta “metodologia CIPE”.
Il CIPE ha stabilito, nella deliberazione n.248/1997, che anche il prezzo di cessione dell’acqua all’ingrosso ad enti sub-distributori resta regolato dalle direttive CIPE.
Con il decreto legge 6 dicembre 2011 n.201, convertito nella legge 22 dicembre 2011 n.214, la funzione di regolazione tariffaria è stata posta in capo ad un’altra Autorità statale, la A.E.E.G. (Autorità per l’Energia Elettrica e il Gas).
Un altro aspetto fondamentale che riguarda gli adeguamenti delle tariffe idriche è quello relativo alla competenza esclusiva dello Stato nella loro determinazione. A riguardo diverse sono state le sentenze della Corte Costituzionale che hanno ribadito questo importante principio (n.246/2009, n.29/2010, n.142/2010, n.67/2013, n.93/2017), specificando pure che l’adeguamento delle tariffe idriche “è attività preclusa alle Regioni”.
Nonostante la sentenza della Corte Costituzionale n. 246/2009 abbia valutato, ritenendolo non fondato, un ricorso della stessa Regione Calabria che rivendicava la propria competenza nell’adeguamento delle tariffe idriche, la So.Ri.Cal. S.p.A. ha applicato ai comuni calabresi adeguamenti delle tariffe idriche stabiliti dalla Regione Calabria o dalla stessa società mista (anno 2008 e anno 2010).

IL PROBLEMA

Gli adeguamenti delle tariffe idriche applicati ai Comuni calabresi sono stati determinati dalla Regione Calabria o dalla stessa So.Ri.Cal. S.p.A. che non potevano, come ribadito da diverse sentenze della Corte Costituzionale, svolgere tale attività.
Gli adeguamenti tariffari applicati dalla So.Ri.Cal. S.p.A. per la fornitura di acqua potabile sono stati nettamente superiori a quelli previsti dalle normative all’epoca vigenti ,determinando una maggiore fatturazione a carico dei comuni calabresi approvvigionati.

TARIFFE LEGITTIME – NORMATIVA VIGENTE IN MATERIA

Con riferimento ai dati riportati da atti ufficiali della Regione Calabria e/o dalla So.Ri.Cal. S.p.A., si è in grado di determinare le tariffe che avrebbero dovuto essere applicate ai Comuni calabresi se fossero state rispettate le normative all’epoca (e tuttora) vigenti in materia.
Nella procedura di adeguamento delle tariffe idriche stabilita dalla Regione Calabria si fa riferimento, tra l’altro, agli investimenti “previsti” e non a quelli effettivamente realizzati, con il risultato che saranno fatti “pesare” in tariffa investimenti per 124 milioni di euro a fronte di circa 55 milioni di euro di investimenti effettivamente realizzati (così come dichiarato in diversi documenti ufficiali).

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