Camera, M5S su Abbazia florense e Mattia Preti rubati

Abbazia florense 31

«Per verificare se nell’Abbazia florense di San Giovanni in Fiore (Cosenza) furono rubate tele di Mattia Preti e, in caso di conferma, quali i provvedimenti per ricuperarle». È uno dei punti forti dell’interrogazione parlamentare presentata stamani con gli altri deputati Cinque Stelle Federica Dieni, Vega Colonnese, Silvia ChimientiPaolo Parentela e gli otto della commissione Cultura della Camera: Maria Marzana, Sergio Battelli, Giuseppe Brescia, Chiara Di Benedetto, Francesco D’Uva, Luigi Gallo, Gianluca Vacca e Simone Valente.

di Dalila NESCI

L’atto – depositato stamani e diretto al ministro dei Beni culturali e ai ministri di Giustizia, Affari regionali, Pubblica amministrazione, Affari europei e Sviluppo economico – riprende la denuncia pubblica di un consigliere comunale di San Giovanni in Fiore circa il furto di due quadri di Preti, mai considerata dalle istituzioni. Inoltre, nel testo si ricostruisce la vicenda del restauro dell’edificio religioso con fondi europei, fermo da tre anni, e della casa di riposo privata in locali del Comune ubicati nel complesso badiale.

Una vicenda di irregolarità gravissime, silenzi e complicità tra poteri che hanno badato al proprio utile, con gravi danni per il patrimonio culturale e per le casse pubbliche. Una vicenda che ben rappresenta l’immobilismo interessato delle amministrazioni calabresi, che testimonia l’odio e l’indifferenza della politica per la storia e per la cultura della nostra terra. Una vicenda, in ultimo, che racconta dell’uso privato dei beni pubblici, senza che qualcuno, politico o dipendente dello Stato, abbia sentito la responsabilità di intervenire.

Federica (Dieni) e Paolo (Parentela) sottolineano: «C’è la necessità, dopo l’atto parlamentare del Movimento Cinque Stelle, che le istituzioni diano risposte per non perdere il finanziamento europeo del restauro e per garantire la sicurezza statica dell’Abbazia florense e la completa fruizione».

Nell’interno della Calabria la disoccupazione è tremenda. Iniziamo dalla cultura a creare lavoro e sviluppo, senza perdere tempo. Dobbiamo sconfiggere le logiche utilitaristiche, spesso accompagnate da un vergognoso clientelismo con cui si tacitano le coscienze.

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