Cardiochirurgia di Reggio: il teatrino messo in scena da Quattrone e l’unica speranza rimasta

 

quattrone scura

 

 

Contro tutte le indicazioni dei ministeri vigilanti, il commissario Massimo Scura ha imposto la terza Cardiochirurgia in Calabria, così salvando quella dell’Università di Catanzaro, priva dei requisiti di legge fondamentali.

 

 

di Dalila NESCI

 

 

Non ne faccio mistero. Sono davvero infuriata. Riguardo agli accordi raggiunti per l’attivazione della Cardiochirurgia pubblica di Reggio Calabria, è necessario infatti riconoscere, come ho detto più e più volte, che era già stabilito che l’Università di Catanzaro mettesse il cappello sulla Cardiochirurgia reggina, nonostante il teatrino sulla titolarità delle scelte. Non c’era una sola ragione per cui a deciderne le modalità di attivazione dovesse essere il rettore dell’ateneo, Aldo Quattrone.

I soliti potentati accademici hanno approfittato del continuo sbandamento del governatore regionale, Mario Oliverio, per sottrarre la gestione della Cardiochirurgia all’Azienda ospedaliera di Reggio Calabria; complice il suo commissario, Frank Benedetto, che partito incendiario è tornato pompiere, accettando muto questa imposizione penalizzante.

Ancora una volta il rettore dell’Università di Catanzaro si dimostra il vero padrone della sanità calabrese, dopo la vicenda della mancata intesa con la Regione Calabria per l’ospedale Mater Domini, che garantisce all’ateneo un bonus abusivo di 12 milioni all’anno e su cui pende un esposto del Movimento 5 stelle.

A questo punto Benedetto rassegni subito le dimissioni, in quanto partecipe dell’assalto di Quattrone all’Azienda ospedaliera reggina. Con l’aiuto di Scura, da qui in avanti il rettore potrà dedicarsi alla conquista dell’ospedale Pugliese di Catanzaro.

L’unica speranza è che Riccardo Fatarella, nuovo dg del dipartimento regionale Tutela della Salute, ristabilisca l’ordine delle cose. Come sempre, interesseremo il parlamento e la procura.

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