Cardiochirurgia universitaria, lettera ai genitori delle vittime di malasanità e a Papa Francesco

mater domini

Poiché spesso le notizie che restano in Calabria sono coperte da una coltre di complicità, silenzio e illegalità, abbiamo pensato di rendere pubblica questa vicenda a tutta una serie di destinatari, istituzionali, morali e civili, al fine di evitare che la verità pura venga seppellita dalla menzogna assoluta, che le istituzioni direttamente coinvolte arretrino rispetto ai doveri d’ufficio e, per ultimo, che prevalgano interessi di gruppi di potere rispetto alla doverosa tutela della salute. Per cui, facciamo chiarezza.

 

di Dalila NESCI

 

Con una lettera indirizzata in primo luogo al presidente della Repubblica e ai genitori dei minori calabresi Federica Monteleone, Flavio Scutellà ed Eva Ruscio, morti nel 2007 per malasanità, con il collega M5s Paolo Parentela abbiamo esposto la vicenda della verifica dei requisiti della Cardiochirurgia del policlinico universitario di Catanzaro, nella quale mancano diversi requisiti di legge indispensabili, per cui, lungi da noi l’intenzione di decretarne la chiusura, occorre rimediare con rapidità.

TUTTI SAPPIANO, DATO CHE IN CALABRIA SI STRUMENTALIZZA

La missiva è stata indirizzata anche a tutte le istituzioni della sanità nazionale e regionale, al presidente del Consiglio, al governatore della Calabria e al suo vice, a papa Francesco, al ministro della Giustizia, al Csm, alla Conferenza dei rettori, alle direzioni cardiochirurgiche degli ospedali Niguarda, Gemelli, di Bergamo e Pavia, nonché alla Società italiana di Terapia intensiva, a più associazioni di cardiopatici, al sindaco di Catanzaro e all’Ordine nazionale dei giornalisti.

LE CAUSE PRINCIPALI DELLA MALASANITA’ CALABRESE

Nel 2008 – abbiamo scritto nella lettera – una commissione ministeriale d’inchiesta, attivata a seguito della morte dei tre ragazzi, individuò tre cause principali della malasanità in Calabria: l’illegalità diffusa; la generale inadeguatezza della dirigenza, troppo legata alla politica; la penetrazione della criminalità organizzata. Ecco, la commissione dell’Asp di Crotone per l’accreditamento ha rilevato numerose, gravi criticità nella Cardiochirurgia del policlinico universitario di Catanzaro.

LE SEGNALAZIONI DEL PRIMARIO DI ALLORA

La commissione – abbiamo aggiunto – è stata attivata il 5 agosto scorso dal dipartimento regionale per la tutela della salute, a seguito della nostra ispezione parlamentare del 13 luglio, nell’ambito della quale rilevammo la mancanza di una terapia intensiva dedicata nel suddetto reparto. Questo specifico problema era già stato posto formalmente dall’allora primario, professor Attilio Renzulli, che il 5 febbraio 2013 segnalò all’azienda ospedaliero-universitaria e all’Università di Catanzaro un elevato numero di casi di sepsi, metà dei quali mortali. Renzulli rappresentò, anche alla Procura di Catanzaro, una situazione ambientale di rischio. Nel marzo 2013 una commissione interna all’azienda concluse che tutto andava bene e che i ricordati decessi erano “fisiologici” per la tipologia di struttura sanitaria.

BISOGNA RISOLVERE

Dal verbale in questione – abbiamo sottolineato – emerge una situazione ancora più grave di quella all’epoca esposta dal Renzulli. Abbiamo dunque chiesto a tutte le istituzioni regionali gli interventi di competenza, al fine di adottare i provvedimenti di legge per la sicurezza dei pazienti e operatori della riferita Cardiochirurgia, che da anni lavora nelle condizioni oggi accertate.

L’IPOCRISIA DEL POTERE

Purtroppo, nonostante la retorica politica successiva ai casi di Federica Monteleone, Flavio Scutellà ed Eva Ruscio, in Calabria – abbiamo messo in risalto – non è cambiato nulla. Piuttosto che intervenire rapidamente per risolvere le carenze certificate, ad evitare nuovi morti e danni, si preferisce insabbiare, mistificare, esercitare pressioni indebite.

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