Caro Il Giornale, le bugie hanno le gambe più corte del Cav

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Il Giornale della famiglia Berlusconi ha riesumato una foto del 2007 (qui riportata) che mi ritrae con il capo di Forza Italia, lasciando intendere che all’epoca avrei tifato per costui. Lo scatto – non mio, al contrario di quanto riportato da Il Giornale – avvenne a Reggio Calabria. Come cronista di Tropea e dintorni, seguii un comizio di Berlusconi, che poi mi chiese di entrare in Forza Italia (allora nella Casa delle Libertà). Gli dissi di «no», e col sorriso stampato in faccia.

di Dalila NESCI

La storia è questa, molto semplice. Non c’è nulla di nascosto, segreto, misterioso. La stessa foto apparve l’anno scorso, durante la campagna elettorale per le politiche. Dati i fatti, non ebbe alcun seguito. Il Giornale della famiglia Berlusconi ha dunque riproposto roba passata, e con gli elementi della classica disinformazione: titolone ambiguo (il cui esordio era inizialmente «Il giallo»), testo con insinuazioni, invito a verificare la corrispondenza tra la ragazza nell’immagine e la sottoscritta. Sono i trucchi del marketing di molta stampa nostrana, spesso a servizio della politica.

Sono orgogliosa d’aver scelto ben altro da Berlusconi. Credo che i metodi come quello usato contro di me, già noti, non aiutino Forza Italia. La sfida politica si basa sui fatti e sugli esempi, non su congetture, ipotesi, fantasie, comunicazione distorta.

Potrebbe essere calabrese il suggeritore dell’operazione. Magari un avversario politico urtato dalla mia attività di deputato. Non so, per esempio dalla battaglia sulla gestione dell’emergenza rifiuti in Calabria; dall’anticipazione che il Tropea Festival sarebbe stato “calabresizzato”; dalla denuncia di una norma ad fundationem nella Legge di stabilità o della bufala, del tg della Rai calabrese, dei 20 milioni stanziati, grazie ad alfaniani, per danni nel Catanzarese.

Mi sono occupata, tra l’altro, degli interessi forti sul rigassificatore di Gioia Tauro, del benzene dell’Alaco e dell’inquinamento nella Sorical. Soprattutto ho dichiarato guerra alle banche, chiedendo – intanto al ministro Saccomanni, espressione del potere finanziario – una commissione parlamentare d’inchiesta sui crimini commessi e la revoca delle licenze. Qui i colonnelli della politica calabrese non c’entrerebbero un tubo.

Mi auguro che i miei avversari facciano politica con proposte pubbliche, piuttosto che con mezzucci. E spero che Il Giornale la smetta di buttare soldi per risarcimenti civili.

 

 

 

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