Caso De Masi, ultimatum M5S al Governo sul risarcimento bancario

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«Tutta la politica batta i pugni perché l’imprenditore calabrese Antonino De Masi sia risarcito dalle banche che l’hanno usurato. Al di là delle sigle di partito, dobbiamo impedire che De Masi chiuda le attività, perché sarebbe una resa dello Stato di fronte al potere bancario». Lo affermano i due capigruppo M5s di Camera e Senato, Andrea Cecconi e Alberto Airola, insieme alla deputata Cinque stelle Dalila Nesci, allarmati per l’annuncio della chiusura a fine anno delle aziende De Masi a Gioia Tauro (Reggio Calabria), conseguenza dell’usura subita e del mancato risarcimento rispetto al reato. Al Ministero dello Sviluppo economico si è fermato il tavolo per un accordo tra il gruppo De Masi e le banche che, secondo la Cassazione penale, fecero usura e danneggiarono l’impresa.

I parlamentari M5s aggiungono: «Avevamo annunciato azioni forti e ora siamo pronti, ritenendo inaccettabile che De Masi non sia risarcito. La questione va oltre la vicenda specifica. Ne deriva che rispetto agli abusi certificati delle banche le istituzioni italiane sono rassegnate e impotenti. Se passa questo messaggio, è inutile promuovere, come De Masi fa da una vita, la legalità, l’onestà e il lavoro in posti come la Calabria, condizionata dalla violenza della ‘ndrangheta».

Cecconi, Airola e Nesci concludono: «Tutti sono uguali innanzi alla legge. Pertanto il parlamento e il governo non possono tollerare che delle banche la facciano franca perché le norme sulla vigilanza favoriscono i gestori del risparmio privato. Lo Stato deve usare i muscoli e risolvere la vertenza De Masi, prima che in materia di crimini bancari si aprano voragini in tutta Italia».

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