Caso Marcianò: Il “Falco a metà” fugge agli sguardi, sa che conviene

Reggio Calabria, ho integrato una nostra interrogazione al ministro dell’Interno, presentata l’anno scorso per la commissione d’accesso antimafia agli atti del municipio. Elementi nuovi l’estromissione, da parte del sindaco Falcomatà, dell’assessore comunale alla Trasparenza e la vicenda di una lista elettorale a sostegno del rampollo reggino del Pd.

Per verificare eventuali condizionamenti mafiosi nel Comune di Reggio Calabria, che riceverà milioni per la città metropolitana, ho una mia interrogazione del 21 luglio 2016 al ministro dell’Interno, in cui chiedevo la commissione d’accesso agli atti del municipio insieme ai deputati 5stelle Alessandro Di Battista, Federica Dieni, Giulia Sarti, Francesco D’Uva e Paolo Parentela, unitamente al deputato Riccardo Nuti, della commissione parlamentare Antimafia. Nell’integrazione ho ricostruito la recente estromissione dalla giunta comunale reggina di Angela Marcianò, con riferimento alla lettura datane dal giornalista Paolo Pollichieni, direttore del Corriere della Calabria, in un editoriale intitolato «Chi ha chiesto la testa di Marcianò? Falcomatà faccia i nomi». Il sindaco Falcomatà, che fugge agli sguardi e sa che conviene, non può ripiegare nelle giustificazioni generiche e incoerenti rese al quotidiano Gazzetta del Sud, ma deve indicare chi e per quali ragioni ha voluto il ritiro delle deleghe a Marcianò, anche perché la magistratura di Reggio Calabria ha già rilevato rapporti tra cupole di potere e uffici comunali. Nell’integrazione ho inserito, con prove documentali, la parentela tra il candidato in una lista civica a sostegno della candidatura a sindaco di Falcomatà e la moglie di un soggetto detenuto per reati di ‘ndrangheta. Nella stessa lista c’era Antonino Zimbalatti, non coinvolto in procedimenti penali, poi nominato da Falcomatà assessore alla Polizia municipale e alla Sicurezza urbana.

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