Commissari delle aziende sanitarie, ci risiamo con le furbate di Oliverio & co: miei esposti a Procure e Anticorruzione

a casaaaa

Con l’invio di tre sentenze della magistratura amministrativa e contabile, ho integrato l’esposto del dicembre scorso in cui, riguardo alla nomina dei commissari dell’Asp di Reggio Calabria da parte della giunta regionale calabrese, avevo attivato le indagini della Procura e della Corte dei conti, insieme chiedendo la revoca del provvedimento da parte dei commissari Scura e Urbani.

 

di Dalila NESCI

 
Non devono prenderci in giro: la legge è chiara, i direttori generali delle aziende della sanità hanno un rapporto di lavoro esclusivo, che non ne ammette altri. Non si comprende l’immobilismo e l’ostinazione della giunta regionale, dato anche il precedente intervento dell’Autorità nazionale anticorruzione in merito alla nomina di Santo Gioffrè quale commissario dell’Asp di Reggio Calabria, cioè l’azienda con maggiori difficoltà in cui ballano ancora 400 milioni di euro, privi di tracce.

Se la legalità resterà fuori della gestione dei servizi sanitari calabresi, rimarremo quella regione del disastro e nel baratro già certificata dalla commissione ministeriale d’inchiesta dopo le tragiche morti dei minori Monteleone, Scutellà e Ruscio.

Nonostante le iniziali nomine illegittime di Gioffrè e di Domenico Pingitore, la giunta Oliverio persevera nell’errore, anche con la complicità del Consiglio regionale, che da poco ha approvato una leggina per prorogare la durata dei commissari aziendali e dunque scavalcare l’obbligo di nominare il direttore generale nelle aziende in cui manca.

A questo punto l’Autorità nazionale anticorruzione, la magistratura e il governo, per il quale sono esercitati i poteri sostitutivi nel piano di rientro, devono fornire al più presto delle risposte certe per bloccare tale prassi, che in Calabria non ha colore politico ma è alimentata ogni volta dai troppi interessi in gioco.

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