De Masi strozzato da banche e ‘ndrine: se chiude, muore la Calabria

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Oggi è il 2 luglio. Se non accadrà qualcosa entro il 10, cioè tra 8 giorni, Nino De Masi chiuderà le sue aziende e i dipendenti saranno a spasso. Altri cento disoccupati si aggiungeranno alla lista della disperazione italiana, si compreranno meno beni e lo Stato funzionerà peggio.

La notizia su De Masi è stata data ieri dal giornalista Roberto Galullo, di Il Sole 24 Ore, sul suo blog. Gran parte della Calabria non si è scomposta, la politica è rimasta in silenzio e su Facebook non ho visto attenzione, condivisioni, allarme.

Ecco il caso, per chi non lo conoscesse. De Masi, imprenditore calabrese che lavora nell’area portuale di Gioia Tauro (Raggio Calabria), è da anni tra due fuochi: la ‘ndrangheta dei Kalashnikov e un’altra “’ndrangheta”, cioè il sistema del credito. Mi riferisco a banche, è scritto in sentenza dalla Cassazione, che gli hanno praticato usura. Includo, poi, gli organi di vigilanza, i quali hanno saputo e taciuto, colpendo De Masi con armi più disumane.

Nonostante le minacce delle ‘ndrine e i torti di strozzini legalizzati, l’uomo ha avuto il coraggio e l’animo di andare avanti, di non piegarsi alla legge della forza militare o dei signori del denaro.

In molte storie succede che s’intreccino i ruoli; magari che si confondano e perfino scambino. Lo Stato è rimasto assente: contro la ‘ndrangheta bruta ha dato la scorta a De Masi; contro quella raffinata, che con le linee di credito uccide risparmiatori e imprenditori, ha mostrato la propria inefficacia.

È finito il tempo delle parole. Lo scorso 3 maggio c’erano le istituzioni, a Gioia Tauro, da De Masi. Hanno promesso, assicurato, garantito. Finora, però, lo Stato ha perso: De Masi, anche se vittima, non ha ricevuto i fondi anti-racket. La colpa – ha spiegato Galullo – è della «burocrazia di Stato che, dopo ben 14 sentenze del Tar e del Consiglio di Stato a lui favorevoli non gli riconosce ancora il diritto all’erogazione di quel fondo di solidarietà per (almeno) una decina di milioni».

Se De Masi chiuderà, potremo andarcene dalla Calabria. Significherà che avranno vinto i boss di “Cosa nuova” e delle banche.

Oggi ho depositato una lunga interrogazione parlamentare contro i crimini delle banche, la n. 4/1099. Proseguirò con atti e azioni: sia per tutelare gli imprenditori come De Masi, sia per evitare che altri subisca la camera a gas dell’usura bancaria.

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