Difendiamo i lavoratori Rai dalla scure di Renzi

Foto Rai

Matteo Renzi vuole disfarsi del servizio pubblico radiotelevisivo. Non è il solo, se ricordiamo le “magagne” di Maurizio Gasparri. Ieri ho incontrato a Cosenza i lavoratori della sede Rai della Calabria (in foto, nda), per capire che cosa sta succedendo e come tutelare il patrimonio di risorse umane e tecniche ora in pericolo.

di Dalila NESCI

La Rai è stata trattata come un relitto, da quando Silvio Berlusconi è sceso in politica. Si doveva avvantaggiare Mediaset, screditare le migliaia di lavoratori del concorrente pubblico e lasciare in piedi il conflitto dell’editore di Arcore: a lungo capo del governo e proprietario di un impero mediatico. Basti pensare che le sedi regionali della Rai non sono state ancora digitalizzate: sono rimaste come erano circa 25 anni fa, all’epoca di Italia ‘90. Lavorano ancora col formato Betacam, con le vecchie centraline di montaggio e senza server di archiviazione. Pochi, inoltre, gli investimenti in tecnologia e nell’aggiornamento del personale, che in larga parte ha attraversato la storia della tv italiana con grande passione e competenza.

Nel decreto sull’Irpef, che presto arriverà alla Camera, Renzi ha inserito norme per la vendita di ponti di trasmissione di Rai Way e delle sedi regionali del servizio pubblico, cui saranno tolti 150 milioni di euro.

Diciamo subito che il provvedimento, come nell’esperienza del precedente esecutivo Letta, riunisce materie diverse e non ha la necessità e l’urgenza, riguardo alla Rai, che la Costituzione richiede d’obbligo per la decretazione del governo. Ma chi se ne frega? Renzi è il sedicente innovatore decisionista che fa gli interessi dei grandi gruppi economici e finanziari, appoggiato dai poteri nostrani ed esteri per privatizzare ogni settore e tagliare l’indispensabile. Teniamo bene a mente.

La vicenda Rai è molto grave: (s)vendendo la quota individuata – pari al 40% – dei ponti di trasmissione, di fatto si dismetterà il servizio pubblico. Oggi Renzi sta chiedendo alla Rai 150 milioni. Ma la Rai, va ricordato a Renzi, deve avere dallo Stato oltre 2 miliardi, per aver dato più servizio pubblico del previsto.

A chi gioverà una svendita del 40% delle infrastrutture di Rai Way al prezzo di 150 milioni (a fronte di un valore di circa 400 milioni stimato nel 2004)?

Vale ricordare un fatto e chiarire un punto importante.

Come dg Rai, Mauro Masi bloccò un accordo che portava diverse decine di milioni di euro all’anno per la trasmissione dei segnali Rai sulla piattaforma di Sky. Il servizio pubblico perse quell’introito e Sky vinse una causa, sicché adesso riceve il servizio gratis.

Poi, sulla vendita dei ponti di Rai Way ci sono interessi grossi. Penso al gruppo Mediaset, che se acquistasse potrebbe avanzare la pretesa di gestire il servizio pubblico. E penso anche alla nuova tv di Confindustria o a gruppi stranieri interessati, per esempio, alla diffusione di segnali 4G di telefonia mobile.

Chiunque ci sia dietro all’operazione di Renzi sulla Rai, il governo ha precisato – per bocca del viceministro dell’Economia Enrico Morando, in commissione di Vigilanza – di non voler arretrare. Perciò, sarebbe l’ennesima riproposizione di storie d’incapacità e/o complicità politica già viste; Alitalia e Telecom le più recenti.

Quali sono i rischi concreti e immediati? Levare il servizio pubblico significa controllare con facilità un intero Paese; soprattutto iniziando dalle sedi regionali della Rai, che erano un presidio di informazione e che la politica ha affossato con le lottizzazioni e un disinteresse voluto. L’altro rischio, da non sottovalutare, è che ci convincano che tutto debba rispondere alla logica matematica del bilancio economico. Per questa via proseguiranno con lo smantellamento dello Stato sociale, della sanità e della scuola pubbliche.

La proposta del Movimento Cinque Stelle, con emendamenti approvati al contratto di servizio Rai, è di rendere autonome le sedi regionali, riorganizzandole con una pianificazione che concentri le risorse, in modo che possano raccontare le ricchezze e i bisogni dei singoli territori. L’ho ribadito ieri ai dipendenti della Rai della Calabria, che ringrazio molto per avermi fornito un quadro chiaro di problemi e prospettive.

Difendiamo i lavoratori della Rai e l’idea di un servizio pubblico da salvaguardare e migliorare. Per il bene dei cittadini, per il bene comune.

 

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