Ecco le mie proposte per l’ospedale vibonese

Dalila Jazzolino

 

Preg.mi Dg e Ds dell’Asp vibonese, Preg.mi Commissario per il rientro e Governatore della Calabria,

 

lo scorso 17 marzo ho visitato l’ospedale di Vibo Valentia, nell’esercizio del sindacato ispettivo parlamentare, con l’obiettivo di concorrere al miglioramento dei servizi erogati.

Come sappiamo, il sistema di emissione e gestione della moneta comune ha prodotto un indebitamento pubblico insostenibile, assieme alle misure salva-Stati concepite nell’ambito di organismi non elettivi, riconducibili alla sfera del privato.

Come ho già riassunto in più interrogazioni parlamentari, per via del Patto di stabilità e poi del Trattato di Lisbona sono stati operati tagli lineari – sempre più demolitivi – ai servizi pubblici; specie nella sanità, con aumento dei rischi per pazienti e personale del settore.

Oggi l’articolo 32 della Costituzione, che tutela la salute come diritto fondamentale, è subordinato al «pareggio di bilancio», introdotto con la modificazione, immediata e silenziosa, degli articoli 81 e 97. Tale modificazione è avvenuta in una fase di forte shock per il Paese, prodotto dalle impennate dello spread, dalla paura della crisi, dall’inusuale sostituzione – fuori canone – di un Governo repubblicano e dal declassamento del cd.«rating», a quanto pare per fini speculativi e assieme illeciti.

L’eventuale e auspicato sblocco del cd. «turn over» del personale sanitario è fortemente condizionato dalle politiche di rigore imposte in seguito ai ricordati accordi; corroborate da un disagio, diffuso e viepiù gravoso, cagionato dall’aumento del debito pubblico, meccanicamente destinato soltanto a salire.

Ciò premesso, Vi chiedo di intervenire, ciascuno per le proprie competenze – in rappresentanza dell’Asp, del Governo e della Regione Calabria –, sui problemi dell’ospedale di Vibo Valentia che articolerò qui di seguito, invitandoVi anche a relazionarVi coi Ministeri dell’Economia e della Salute, responsabili del futuro della sanità calabrese.

Preliminarmente, segnalo che nella ridefinizione – in fieri – della rete dell’assistenza vi sarebbe stata una significativa diminuzione di posti letto per il nuovo ospedale di Vibo Valentia, il che potrebbe anche indurre il costruttore a valutazioni differenti in termini di opportunità economica. Questo è dunque un punto da chiarire, in considerazione del fatto che, come noto, l’edificazione dell’opera si basa sull’affidamento pluridecennale di servizi non ospedalieri sulla base dei 350 posti letto iniziali.

All’ospedale di Vibo Valentia si registra una carenza “cronica” di anestesisti. In generale, c’è da attivare misure di sicurezza operativa, con aumento del personale, che al momento lavora con abnegazione e affaticamento in un tempo solo.

Per la tac manca un tecnico e in Radiologia vi sono pochi specialisti: sono 4 e devono anche coprire le notti. Oltretutto, sarebbe opportuno un potenziamento di organico anche per consentire una normale attività di screening con mammografo. Leggendo i giornali odierni emergono tempi d’attesa troppo lunghi per effettuare accertamenti con tac, per cui chiedo che venga compiuto ogni sforzo per una loro forte riduzione.

Varrebbe anche implementare l’Obi, dove peraltro servono 4 infermieri, al fine di gestire meglio gli spazi e le cure della degenza.

Una situazione particolarmente critica si registra presso il reparto di Medicina, dove non si riesce ad assicurare i livelli essenziali d’assistenza e vi sono problemi per la reperibilità notturna. Servono, per rimediare, più medici e infermieri. Il reparto rischia il collasso, finora potendo contare su un infermiere e un ausiliario, a fronte di 16 posti letto reali, sui 20 previsti, che nella pratica arrivano perfino al raddoppio, con l’utilizzo di barelle-letto.

Per quanto concerne gli infermieri, poi, il loro attuale utilizzo, a detta del personale medico, non realizza una pur possibile efficienza, in ragione della loro dispersione presso servizi esterni, perlopiù assistenziali. Varrebbe, dunque, pensare ad una nuova, compiuta razionalizzazione del predetto personale.

La Neurologia meriterebbe maggiore considerazione, in ragione anche delle numerose pubblicazioni scientifiche internazionali del primario e del lavoro dell’équipe nonostante la carenza di spazi e di mezzi. A riguardo varrebbe valutare – nella prospettiva della realizzazione ventura dei 4 nuovi ospedali contemplati nell’Accordo di programma (2007) tra il Ministero della Salute e la Regione Calabria – la pronta previsione di una Stroke Unit di II livello proprio a Vibo Valentia. Si tratta di pensare già da ora alla strutturazione in loco di un adeguato settore neurochirurgico e di Neuroradiologia interventistica. A tal proposito si riporta che il 12 febbraio scorso la Regione Lombardia ha convocato una riunione degli esperti, in virtù delle ultime evidenze, importantissime, sulla “gestione” dell’ictus. Vibo Valentia, se la questione in argomento è posta e ragionata per tempo, potrebbe essere, nello specifico, riferimento per il centro-sud della Calabria, con altro, poi, per l’area rimanente della regione.

All’ospedale di Vibo Valentia l’Emodinamica è saltata, benché l’Utic abbia già raggiunto risultati ragguardevoli, finanche di rilievo nazionale, pur con le limitazioni di personale ormai tipiche della sanità pubblica. Presso l’ospedale di Castrovillari, invece, venne – per come riferitomi – creata una struttura di Emodinamica con gli strumenti normativi disponibili. È dunque opportuna una valutazione sul futuro del settore cardiologico dell’ospedale di Vibo Valentia, che all’uopo potrebbe essere potenziato proprio come fu per Castrovillari.

Fiduciosa in un positivo, prossimo riscontro, ribadendo la personale collaborazione istituzionale porgo i migliori saluti.

 

Roma, 20 marzo 2015

 

Dalila Nesci 

Deputato, M5S

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