Ecco chi siamo e perché votarci

boomLa Calabria è diventata luogo di morte e di fughe. Ne dobbiamo parlare senza nasconderci, senza ignorare, senza temere. La nostra terra è oltre la «Gomorra» di Saviano: è una distesa di sangue e di dolore, un cimitero della memoria, un argomento troppo sconveniente per ministri, giornali e parolai di regime. Noi restiamo in trincea a lottare e chiediamo il vostro sostegno per far saltare questo sistema sballato, creato dal fumo delle illusioni e dal voto al vuoto.

di Dalila NESCI

La Calabria attualeex-Pertusola-a-Crotone

La storia calabrese racconta di una bellezza violentata, di una ricchezza rubata, di una maggioranza espulsa, delusa o rassegnata. Mi riferisco agli onesti, che nel quotidiano subiscono la
miseria provocata dalle truffe, i massacri della ‘ndrangheta e le scorie ad Amantea o a Crotone, dove il cancro stermina gli abitanti e nessuno è mai colpevole.

Quale cambiamento, dopo l’omicidio Fortugno?

Lea Garofalo, la giovane di Petilia Policastro (Crotone) vittima di 'ndrangheta per il suo senso della giustizia.

Lea Garofalo, la giovane di Petilia Policastro (Crotone) vittima di ‘ndrangheta per il suo senso della giustizia.

Chiediamoci che cosa è cambiato, in Calabria, dopo l’omicidio Fortugno; dopo l’assassinio di Gianluca Congiusta o di Lea Garofalo, squagliata nell’acido per vigliaccheria. Tutti conosciamo la risposta, che non dà giustificazioni alla politica, assente, corrotta o addirittura invischiata. In esilio per le sue denunce, Pino Masciari dichiarò: «La ‘ndrangheta mi chiedeva il 3%, la politica il doppio».

La politica peggio della ‘ndrangheta

Franco Morelli, Pdl. Ex consigliere regionale presunto complice della 'ndrangheta. E l'antimafiosa Rosanna Scopelliti è candidata alla Camera nel Pdl.

Franco Morelli, Pdl. Ex consigliere regionale presunto complice della ‘ndrangheta. E l’antimafiosa Rosanna Scopelliti è candidata alla Camera nel Pdl.

La politica è più affamata, allora, ma non serve a niente e a nessuno: è incapace di amministrare, di progettare e perfino di sopravvivere. Gli Zappalà, i Morelli e i Rappoccio hanno finito il mandato in Consiglio regionale durante la legislatura in corso. Chi li ha votati si è preso in giro, ha creduto alle loro promesse e ha perduto l’occasione di cambiare. A sinistra non è stato diverso; basti pensare a Enzo Sculco, ex consigliere della Margherita, condannato per concussione in via definitiva.

Qui la criminalità organizzata fa paura, affari e dipendenti. I suoi operai sono stipendiati, non subiscono i tagli della Fornero, i Casini dei Caltagirone, l’immobilismo dei Vendola o l’ipocrisia dei Bersani, che in tv predicano equità e poi se ne fregano dell’Ilva o dell’articolo 18.

L’antimafia culturale

Gli educatori della Comunità Exodus di Africo (Rc).

 

Qualcuno afferma che è molto meglio essere punciuti, cioè affiliati, piuttosto che esodati. Noi dobbiamo sconfiggere questa cultura, di cui, grazie a coraggiosi educatori di Africo (nella foto) e Rosarno, iniziano a dubitare diversi adolescenti figli di ‘ndranghetisti.

La politica garantisce gli abusi, inquina le istituzioni e inghiottisce l’impossibile, con una voracità superiore a quella della ‘ndrangheta. Pensiamo allo scempio sulla sanità: la Fondazione Campanella è l’emblema dello spreco in Calabria e l’Ospedale della Piana di Gioia Tauro puzza del solito compromesso morale, contro cui Paolo Borsellino spese la vita fino all’estremo sacrificio.

L’eredità di Paolo Borsellino

Paolo Borsellino: "La lotta alla mafia dev'essere innanzitutto un movimento culturale che abitui tutti a sentire la bellezza del fresco profumo della libertà".

Paolo Borsellino: “La lotta alla mafia dev’essere innanzitutto un movimento culturale che abitui tutti a sentire la bellezza del fresco profumo della libertà”.

Oggi possiamo raccoglierne l’eredità, ma dobbiamo scegliere da che parte stare: se con i predatori, che sappiamo venduti e riciclati, o con dei ragazzi puliti, autonomi, nemici delle ambiguità e delle porcherie dei partiti.

Dal basso: la forza del Movimento

Ci chiamiamo «Cinquestelle», non abbiamo padroni e rispondiamo alla coscienza, al giudizio degli iscritti e di chi vuol darci fiducia. Davanti alla realtà, noi non ci giriamo dall’altra parte, non facciamo finta di non aver visto; non abbiamo parrini, caste, lobby da proteggere o rappresentare.

La droga dei partiti: i rimborsi elettorali

Franco Fiorito, ex capogruppo del Pdl nella Regione Lazio.

Franco Fiorito, ex capogruppo del Pdl nella Regione Lazio.

Non ci sono più scuse, dunque: ormai è noto che i partiti, nessuno escluso, hanno preso i rimborsi elettorali per lussi privati. Onorevoli, consiglieri e presidenti hanno incassato e scialacquato a nostre spese; comprando i voti della ‘ndrangheta, immobili, lauree, leccalecca o partite ai videopoker. E, come cantava Rino Gaetano, qui «c’è tanta gente che non c’ha l’acqua corrente e nun c’ha niente».

Loro rubano e la disperazione aumenta 

Lo sanno benissimo gli operai dell’Afor e dell’Arssa come gli addetti ai trasporti, non pagati per mesi e costretti a farsi debiti, mutui e prestiti insostenibili per mantenere le famiglie. Lo sanno i precari: i socialmente utili, i lavoratori di pubblica utilità e quelli in affitto o alle dipendenze di enti legati alla Regione. Poi scopriamo che la Fondazione Field, presieduta da un amico del governatore Scopelliti, ha ammanchi per mezzo milione di euro, nonostante che in cinque anni la Regione Calabria l’abbia mantenuta con oltre tre milioni. «E io pago», diceva Totò; anche se questo non è un film.

Il voto è l’espressione della propria coscienza

Ognuno si passi la mano sulla coscienza, quindi: si ricordi dei figli o dei parenti emigrati, degli ospedali fatiscenti, dei tanti rischi in questa terra abbandonata a se stessa, dove nessun uomo di palazzo ha dimostrato di intendere la politica come servizio pubblico.

Loscopell

Giuseppe Scopelliti (Pdl) e Agazio Loiero (già Pd), attuale ed ex governatore della Calabria, identici per le loro scelte.

La nostra sanità ha circa tre miliardi di euro all’anno, di cui la Calabria ne spende uno per cure fuori regione. Nel mutismo dei partiti, la Regione ha affidato servizi primari dei quattro ospedali da costruire alla Infrastrutture Lombarde, società che può gestire attività pubbliche solo per la Regione Lombardia. L’ha fatto senza una gara. In proposito, i pareri delle autorità indipendenti sono cambiati nel tempo, sino ad autorizzare l’operazione con balletti di diritto ingiustificabili, che altrove avrebbero provocato indagini e dimissioni.

L’ospedale unico della Piana di Gioia Tauro e i cittadini calpestati

Nei pressi di Rizziconi doveva sorgere un ospedale unico ed efficiente. I sindaci della Piana di Gioia Tauro scelsero un sito e la Regione ne ignorò la decisione, sostenuta invece da 20.000 cittadini che firmarono con il proprio documento d’identità. Ventimila persone scaricate senza alcuna motivazione amministrativa. Ma questo è il bello del Sud: «cummannari è megghiu ri futtiri».

Gli illeciti dell’ospedale della Piana e i silenzi dei partiti

La giovane Federica Monteleone. La sua morte è uno dei casi più tristi di malasanità calabrese.

La giovane Federica Monteleone. La sua morte è uno dei casi più tristi di malasanità calabrese.

Destra e sinistra trovarono un altro posto, senza retrocedere davanti a presunti, numerosi illeciti; nonostante il sospetto, emerso da un’inchiesta della Dda di Milano, di interessi mafiosi nei dintorni. Il governo rimase fermo e muto; anche quello dei professori; in questo caso tecnici dell’”omertà”. Il costo dell’operazione sarà di 136 milioni di euro, pagati dai contribuenti. Molti di loro sono calabresi che si curano in Lombardia o in Emilia perché non vogliono morire come Federica Monteleone o Flavio Scutellà, ammazzati dalle complicità e incapacità dei boss di palazzo.

La società in fuga

Qui in Calabria regna un silenzio mafioso, il tempo passa e la regione si spopola. I comuni si svuotano ogni giorno: prosegue l’emigrazione per il lavoro, per la salute, per il futuro. Destra e sinistra hanno distrutto il territorio, devastato l’ambiente, speculato sul bisogno. Hanno promesso posti e favori, con ricatti, menzogne, forzature e patti con la ‘ndrangheta.

L’emigrazione e il controllo del mercato del lavoro

L’emigrazione resta il dramma principale, alimentato dal potere mafioso e paramafioso. Infatti, non esiste solo la ‘ndrangheta armata, che controlla il territorio con i bazooka, i Kalashnikov e le spedizioni punitive. C’è un meccanismo preciso, rodato nel tempo, per cui la politica controlla come la ‘ndrangheta il mercato del lavoro.

Faccendieri, politici e organizzazione criminale: lo stesso obiettivo

Gianni Alemanno (Pdl) e Nicola Adamo (Pd), quadro digitale.

Gianni Alemanno (Pdl) e Nicola Adamo (Pd), quadro digitale.

In quanto a manovre politiche, non c’è differenza tra i faccendieri alla Antonio Saladino, in rapporto col Pdl Gianni Alemanno o con l’ex Pd Nicola Adamo, e i clan che entrano nella macchina della sanità; per esempio nell’Azienda sanitaria provinciale di Cosenza, secondo ipotesi della magistratura. L’obiettivo è sempre quello di produrre il consenso con la promessa di occupazione. Lo stesso consenso che cercano i camorristi di Scampia, pagando la complicità dei poveracci del quartiere. Chi non ci sta, se ne va.

Il voto del cambiamento

Il simbolo vero del Movimento Cinquestelle, quello ammesso dal Ministero dell'Interno, che ha invece bocciato il simbolo copia farlocco, presentato per escludere il Movimento dalle elezioni.   Noi non ci stiamo, ma restiamo e chiediamo il vostro sostegno per far saltare questo sistema sballato, creato dal fumo delle illusioni e dal voto al vuoto.

One comment

  1. grazie Dalila, siamo al tuo fianco!

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