Ecco le mie richieste a Scura e Oliverio per l’ospedale di Serra San Bruno

Dalila Serra San Bruno

 

Preg.mi Dg e Ds dell’Asp vibonese, Preg.mi Commissario per il rientro e Governatore della Calabria,

di recente ho visitato l’ospedale di Serra San Bruno (Cosenza), che mi ha fatto subito impressione, nonostante l’operatività del personale rimasto. Lì c’erano 5 reparti e 117 posti letto, che nel tempo hanno subito una riduzione impressionante, a fronte di un bacino d’utenza di 19 comuni e 36 mila utenti.

Come sappiamo, il sistema di emissione e gestione della moneta comune ha prodotto un indebitamento pubblico insostenibile, assieme alle misure salva-Stati concepite nell’ambito di organismi non elettivi, riconducibili alla sfera del privato.

Come ho già riassunto in più interrogazioni parlamentari, per via del Patto di stabilità e poi del Trattato di Lisbona sono stati operati tagli lineari – sempre più demolitivi – ai servizi pubblici; specie nella sanità, con aumento dei rischi per pazienti e personale del settore.

Oggi l’articolo 32 della Costituzione è subordinato al «pareggio di bilancio», introdotto con la modificazione, immediata e silenziosa, degli articoli 81 e 97, avvenuta in una fase di forte shock per il Paese, prodotto dalle impennate dello spread, dalla paura della crisi, dall’inusuale sostituzione di un Governo repubblicano e dal declassamento del cd. «rating», a quanto pare per fini speculativi e assieme illeciti.

L’eventuale e auspicato sblocco del cd. «turn over» del personale sanitario è fortemente condizionato dalle politiche di rigore imposte in seguito ai ricordati accordi; corroborate da un disagio, diffuso e viepiù gravoso, cagionato dall’aumento del debito pubblico, meccanicamente destinato soltanto a salire.

Ciò premesso, Vi chiedo di intervenire, ciascuno per le proprie competenze – in rappresentanza dell’Asp, del Governo e della Regione Calabria –, sui problemi dell’ospedale di Serra San Bruno che articolerò qui di seguito, invitandoVi anche a relazionarVi coi Ministeri dell’Economia e della Salute, responsabili del futuro della sanità calabrese.

Preliminarmente, in merito all’Azienda sanitaria provinciale di Vibo Valentia, si invitano le SS.LL. a verificare il possesso dei requisiti di legge in ordine agli incarichi dirigenziali apicali.

In merito alla struttura ospedaliera, invece, si invitano le SS. LL. a verificare l’iter dei lavori di adeguamento alla normativa di sicurezza, con l’obiettivo di avviarli al più presto, evitando che le attività sanitarie ne ricevano nocumento. La disponibilità di una sola ambulanza per tutto il territorio, poi, espone a rischi gravissimi la popolazione interessata. È dunque prioritario rimediare con la massima urgenza a questo problema, che stando al Piano di rientro doveva essere già superato da tempo.

La carenza di medici all’ospedale di Serra San Bruno è notevole; i primari di ChirurgiaRadiologia e Ginecologia concorrevano ad assicurare, prima del loro pensionamento, qualità e credibilità della struttura, presso la quale oggi – per quanto riferitomi – ci sarebbe un utilizzo parziale delle risorse umane disponibili, a motivo di situazioni di invalidità e di soggetti cd. «imboscati». Su 1.500 dipendenti, l’Asp di Vibo Valentia ne avrebbe 300ammalati, questo mi è stato precisato.

L’ospedale di Serra San Bruno potrebbe avere 32 posti letto in Medicina e 32 in Chirurgia, con un’attenta riorganizzazione del personale, che con la presente missiva si auspica, per dare dignità e risposte agli abitanti del territorio; la cui conformazione geografica impedisce spostamenti veloci, specialmente in presenza di avversità meteorologiche. C’è inoltre bisogno di operatori socio-sanitari, di personal computer e della possibilità di efficace utilizzo della rete Internet, al momento assai ristretta.

Bisognerebbe anche incentivare la possibilità d’intervenire nell’ospedale di Serra San Bruno su patologie chirurgiche a bassa intensità di cura, il che comporterebbe profitti aziendali, ridurrebbe le liste d’attesa e solleverebbe il lavoro delle Chirurgie degli ospedali più grandi, che con apposita norma potrebbero essere impiegate soltanto per gli interventi di maggiore complessità.

A tale riguardo, si segnala che l’attuale ridotto utilizzo delle sale operatorie dell’ospedale di Serra San Bruno, interessate da una non remota ristrutturazione dal costo di oltre un milione di euro, potrebbe pure comportare problemi innanzi alla Corte dei conti.

Da ultimo, a risparmio occorrerebbe verificare se in tutte le strutture dell’Asp di Vibo Valentia, alla luce della rimodulazione dei servizi avvenuta col Piano di rientro, non siano rimaste posizioni organizzative oggettivamente inutili e dunque removibili.

Oltretutto, abbatterebbe di molto i costi per le dirigenze apicali una riduzione delle Asp e una separazione gestionale quale quella proposta dalla scrivente. In sintesi, si tratta di separare i servizi ospedalieri, questi sotto un’unica azienda ospedaliera per l’area territoriale di riferimento – una per il nord, una per il centro, una per il sud della Calabria –, e non ospedalieri, questi sotto una sola azienda sanitaria per ciascuna delle predette aree territoriali.

Fiduciosa in un positivo e pronto riscontro, ribadendo la personale collaborazione istituzionale porgo i migliori saluti.

Roma, 7 aprile 2015

Dalila Nesci

Deputato, M5S

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