Ecco perchè Renzi taglia sulle prefetture e sulla sicurezza

Come potete vedere dal video e dal testo qui sotto, ecco lo svolgimento della mia interpellanza urgente sulla chiusura di 23 prefetture in Italia, tra cui quella di Vibo Valentia, che il governo ha previsto per obbedire agli ordini di finanza pubblica delle massonerie finanziarie. Nell’intervento, in cui ho messo il governo al tappeto, si spiega con chiarezza che la crisi di oggi e i tagli dei servizi dipendono esclusivamente dal debito pubblico, creato dal nulla dalla ‎Bce.

 

Qui il testo integrale dell’interpellanza:

Signor rappresentante del governo, colleghi deputati,

dopo i tagli da macelleria alla sanità, alla scuola, ai trasporti e alla giustizia, il governo colpisce ancora la sicurezza.

Entro il 2016 ci saranno molti accorpamenti di prefetture, con la scusa di un risparmio. Questa soppressione trascinerà questure e sedi dei Vigili del fuoco.

È il solito gioco della menzogna: l’esecutivo targato Pd cancella diritti e servizi ma racconta l’opposto con media asserviti che chiamano «oro» lo schifo impacchettato.

La verità è che tali razionalizzazioni – come le definiscono i burocrati del sistema – colpiscono sempre i cittadini comuni, costringendoli a vivere ogni giorno male, a campare di stenti, a spendere i loro risparmi per raggiungere uffici e ospedali lontani, e perfino per comprare la carta igienica delle scuole.

Come sappiamo in questo parlamento, la causa reale della crisi, di cui i tagli sono conseguenza, è il debito pubblico.

Esso è creato esclusivamente dal fatto che la banca privata Bce stampa denaro dal nulla e lo presta allo Stato, che a sua volta lo restituisce a prezzo pieno. Così, se dalla tipografia della Bce escono dieci miliardi di euro per l’Italia, quei pezzi di carta sono dieci miliardi di debito per gli italiani. È talmente vero da non crederci, talmente semplice da sembrare incredibile.

Riepilogo: c’è un privato che stampa e presta il denaro, uno Stato che accetta tale truffa colossale e milioni di persone costrette, pertanto, a non avere cure adeguate, un’istruzione di livello, una giustizia funzionante, trasporti efficaci – in particolare a Sud – e un controllo del territorio contro i pericoli di scasso, scippo, furto e mafia; pericoli che, in una situazione del genere, aumentano a dismisura.

Perché il governo fa le sue riforme distruggendo la Costituzione, la rappresentatività, il parlamento e i diritti fondamentali? Perché negli anni Novanta la sanità fu data alle Regioni, che, riempite di poteri e private di controlli, ebbero le condizioni ottimali per gli odierni scandali dei rimborsi consiliari? Quali sono in vantaggi della sottoscrizione del Meccanismo europeo di stabilizzazione della finanza pubblica, per cui abbiamo sborsato oltre 125 miliardi di euro per aiuti agli Stati europei, il cui debito nasce dal ruolo abusivo della Bce?

Da un lato il sistema pubblico è stato smantellato dagli anni ’90, coi vantaggi ai privati che hanno comprato a quattro soldi le aziende di Stato; dall’altro il sistema è stato concepito in modo da squalificare la politica e sostituirla con la tecnocrazia, in modo da legittimare i tagli che oggi stiamo vivendo, tra incertezza e paure.

È falsa l’idea che la crisi sia nata all’improvviso e che, perciò, sia necessario tagliare, ridurre l’apparato pubblico ai minimi termini. Chi se ne giova? Quali sono i vantaggi per i singoli e per la comunità? Che cosa abbiamo in cambio del debito pubblico?

Se io compro un cellulare a debito, ho un apparecchio, un oggetto, un bene materiale. Ma che cosa c’è in cambio del debito pubblico? Ci sono ospedali, università, strade, biblioteche? Perché il debito aumenta ogni giorno e ogni giorno arrivano ancora tasse e tagli?

Lo Stato non c’è più perché con l’attuale sistema monetario, che produce debito all’infinito, non è possibile promuovere condizioni di eguaglianza, favorire gli studenti capaci e meritevoli, tutelare gli indigenti, assicurare buona sanità pubblica, amministrare la giustizia in nome del popolo, sostenere i più deboli, combattere le mafie, pagare i fornitori delle amministrazioni, creare occupazione, garantire esistenze dignitose e mantenere l’ordine pubblico.

Perciò, oggi mettiamo il governo con le spalle al muro: gli chiediamo di non sopprimere su due piedi le prefetture di confine. Siamo consapevoli che dietro a questa operazione c’è soltanto un taglio netto, senza una riorganizzazione efficiente.

Specie in territori come Rieti e Vibo Valentia, la chiusura spicciola dei presìdi dell’ordine pubblico creerebbe un vuoto istituzionale imperdonabile, aumentando il caos, la disperazione degli abitanti, il degrado e la scomparsa dello Stato. ‘Ndrangheta e delinquenza ringrazierebbero sentitamente.

 

Qui il testo della replica al sottosegretario per le riforme costituzionali, Ivan Scalfarotto:

No, la sua risposta non mi soddisfa affatto, sottosegretario. Intanto perché non tocca le cause reali dei tagli disposti dal governo in carica, uguale agli esecutivi precedenti, che su ordine di massonerie finanziarie hanno affamato il popolo per arricchire le banche.

Sottosegretario, non serve a nulla il suo affanno nell’esporre le toppe burocratiche che al Ministero le hanno cucito per rispondere alla nostra interpellanza di oggi.

La verità sta altrove: questo governo non guarda, non vede, non ragiona, non ascolta, non considera le istanze dei territori né risponde al popolo sovrano rappresentato dai parlamentari.

Lei sa che Rieti, la cui prefettura si vorrebbe sopprimere, è lasciata all’oblio. E sa che Vibo Valentia, per cui si profila la stessa sorte, va sprofondando. Nel marzo scorso chiamai per telefono il sottosegretario Bocci, perché i dipendenti dell’ente Provincia erano da mesi senza stipendio. Sollecitai il saldo dell’ultima rata del fondo di riequilibrio, che avrebbe dato loro un po’ di respiro. Il sottosegretario Bocci mi disse che l’Interno non avrebbe attivato soluzioni tampone per le difficoltà di quei lavoratori e delle loro famiglie; come già anticipato al deputato Censore, suo compagno di squadra.

Nel territorio vibonese c’è stata una catastrofe: una perdita impressionante di attività produttive e posti di lavoro, in un’area colonizzata dalla ‘ndrangheta, che ammazza, inquina, compra, penetra nelle istituzioni e con la disoccupazione in aumento ingrossa il proprio esercito di manovali, sentinelle e autisti.

Spesso la gente operosa di quell’angolo di Mezzogiorno non ha alternative tra la fame e l’infamia. Lei lo sa, lo sa come tutto il governo, che non si è mai degnato di rispondere ai miei continui appelli per quel sud del Sud che ha bisogno dello Stato; ormai irriconoscibile, impastato o succube, come ha mostrato la vicenda del viadotto autostradale “Italia”, per mesi rimasto chiuso a nord della Calabria.

Oggi lo Stato che cosa caccia dal cilindro? Priva il territorio dei presìdi indispensabili, completando l’opera di desertificazione che in quel pezzo d’Italia conduce in modo scientifico. Penso, per esempio, all’area portuale di Gioia Tauro e all’intera piana circostante. E penso al dissesto idrogeologico nell’Alto Ionio cosentino, ai veleni del cimitero industriale crotonese, ai collegamenti stradali e ferroviari sempre più scarsi e attempati. Penso alla distruzione della sanità che state ultimando coi vostri commissari ad acta Massimo Scura e Andrea Urbani, responsabili di abusi plurimi e del mancato rispetto di sentenze definitive.

No, noi del Movimento 5 stelle non permetteremo che il governo racconti la menzogna perpetua della riorganizzazione efficiente dei settori pubblici. Voi non avete un progetto di riordino, non ce l’avete in alcun ambito.

Tagliate e basta, perché da Francoforte vi chiedono di stringere i cordoni della borsa e di colpire la massa, soprattutto nei posti più abbandonati e in difficoltà. Tagliate e basta. Lo state facendo in sanità, trasformando i tagli in mancati incrementi di risorse e ritenendo le tac inappropriate, ancor prima di conoscerne il risultato.

Tagliate e basta. Non ultimo, lo state facendo con la grande illusione delle assunzioni nella scuola, che avete ridotto a fabbrica di un sapere minuto, settoriale e chiuso nella logica bancaria del debito/credito.

Tutto ciò dopo che con la mano dei vostri sodali avete rivalutato le quote della Banca d’Italia, passandole da 156 mila euro a oltre 7 miliardi, in modo che lo Stato non possa più riprendersele.

State pur certi di una cosa, però: grazie al Movimento 5 stelle il popolo oggi sa, e non dimentica più.

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