Elezioni: o banche o Cinquestelle

bivio1644Questi ragionamenti, sui quali non potrà mai esserci alcun confronto, impedito dal quarto potere, devono indurci a una mobilitazione senza precedenti: votiamo e convinciamo a votare per l’alternativa, che è il Movimento Cinquestelle. Noi non vogliamo né il parlamento delle banche né l’Europa degli aguzzini, l’Italia delle tasse, della fine.

di Dalila NESCI

Sono ore frenetiche per i partiti, i loro boss, big e parassiti. Le segreterie d’apparato blindano i collegi: in cima piazzano il meglio del peggio; poi specchietti per allodole, cioè pezzi di una società civile motivata ma ingenua, lontana dalle trame, miserabili, di palazzo.

I partiti, l’abbiamo già scritto, devono rifarsi un’immagine, rendersi credibili e salvaguardare i loro interessi, quelli delle banche, delle aziende, delle lobby che li controllano, finanziano e promuovono.

In Italia, al netto dei giri societari, editoria e media appartengono ai vari Berlusconi, De Benedetti, Mediobanca – con i singoli pesi e rapporti di forza – e Caltagirone. Soprattutto, in quanto “azionisti di maggioranza”, costoro decidono del Pdl, del Pd e del sodalizio Monti-Casini. Lo conferma l’ennesima corsa del Cavaliere verso la premiership, incontrastata dalle sue “marionette”, gli Alfano senza tempra politica.

La stampa incassa, dunque cucina l’informazione per gli scopi del potere. Il gioco dei rimpasti e della confusione parte dal denaro, con cui tutto si compra, tutto si maschera, tutto si dispone. Prestiamo attenzione, però, all’odio politico per il solo Berlusconi, finora servito a perpetrare uno schema in cui tutti siamo cascati: il Male da un lato, il Bene dall’altro.

Nelle intenzioni, non c’è differenza fra il padrone di Mediaset, il democratico Pierluigi Bersani, che ha votato le riforme disumane del governo uscente, e il Professore antispread, garante del capitalismo.

In proposito, bisogna leggere con buone lenti:

1) il rapido ripensamento di Eugenio Scalfari sul suo amico Mario Monti, strategicamente incaricato da Giorgio Napolitano;

2) la promessa di Berlusconi e Bersani di abolire l’Imu;

3) la presenza nel Pd di una componente fortemente legata all’imperialismo di cui Monti è traduttore.

1) Da subito, il fondatore di Repubblica giustificò la macelleria sociale del presidente del Consiglio, in nome di un’Europa da consegnare ai capi della moneta unica, con l’obiettivo di comprimere la sovranità nazionale per aumentare le imposizioni, l’indebitamento pubblico e l’asservimento popolare. Con la candidatura di Monti, Scalfari ha in realtà assunto una posizione mediana, accentuando una – in concreto inesistente – propensione del Pd all’equità sociale. In realtà, si tratta di una premessa per il futuro inciucio tra centrosinistra e centristi montiani.

2) L’annunciata abolizione dell’Imu da parte di Berlusconi e Bersani è una trovata elettoralistica: non si può dimenticare il loro appoggio parlamentare, determinante per l’introduzione della tassa, la più immorale di tutte.

3) Nel Pd, che restò immobile in occasione del referendum contro il nucleare, Enrico Letta è tra i più riconoscibili esponenti del capitalismo finanziario. Uomo di Romano Prodi, Letta junior fu tra i primi a tendere la mano a Monti, quando si presentò alla Camera. Lo fece con un bigliettino di disponibilità, che molti non ricordano più.

Questi ragionamenti, sui quali non potrà mai esserci alcun confronto, impedito dal quarto potere, devono indurci a una mobilitazione senza precedenti: votiamo e convinciamo a votare per l’alternativa, che è il Movimento Cinquestelle. Noi non vogliamo né il parlamento delle banche né l’Europa degli aguzzini, l’Italia delle tasse, della fine.

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