Euro, debito pubblico e tagli sanità: STOP

tagli sanità

Finora i media hanno convinto le masse che la crisi attuale dipende dalla casta politica, dalla corruzione, dagli sprechi e perfino dal fatto che abbiamo vissuto, si dice, al di sopra delle nostre possibilità.

di Dalila NESCI

Nei dibattiti televisivi non si parla mai delle cause reali del debito pubblico. Accademici, opinionisti ed esponenti politici ripetono che esso deriva dalla cattiva gestione del potere, dagli eccessi: lussi, privilegi e soldi inutilmente dispersi, buttati.

Sicuramente l’amministrazione pubblica non è mai stata condotta con parsimonia e risparmi. Molto denaro è stato bruciato per favorire gruppi di affari e spartizioni, grazie a leggi che hanno permesso di scialacquare nell’impunità. Tuttavia, il problema non è questo.

Il debito pubblico deriva soltanto dal sistema di emissione della cartamoneta: la Bce dà allo Stato biglietti di carta, cioè gli euro, che lo Stato ripaga al loro valore nominale. Per capirci, quando la Bce stampa bigliettoni per 10 miliardi nasce un debito di 10 miliardi. Lo Stato, infatti, riceve quei pezzi di carta e s’indebita per 10 miliardi, che troverà e e verserà vendendo all’asta titoli del debito e aumentando le tasse o inventandone di nuove.

Questa è la verità, e con questo sistema il debito pubblico e la crisi non avranno mai fine. Tutte le recenti riforme (pensioni, scuola, parlamento, amministrazione pubblica, enti territoriali e altre) e tutti i tagli del governo, soprattutto alla sanità, nascono perché lo Stato ha accettato questo sistema della moneta e le misure per contenere il debito o aiutare gli altri Stati dell’Ue. A tali misure corrispondono necessariamente tagli, che il sistema di potere chiama col termine «razionalizzazione», d’impatto e suggestivo. Questa parola contiene una verità e una menzogna nello stesso tempo. La verità è che è giusto organizzare la spesa pubblica in modo da ridurre gli sprechi. La menzogna è che nello specifico gli sprechi sono una parte assolutamente minima, rispetto alle cause vere della mancanza di risorse per i servizi pubblici essenziali e i diritti fondamentali.

Sono stato forse il parlamentare italiano che ha più focalizzato l’attenzione, negli atti ufficiali e nell’intera attività, proprio sui motivi principali per cui oggi siamo costretti, specie in regioni come la Calabria, a una sanità sempre più amputata e inadeguata. Il sistema dell’euro impone tagli continui e sempre più pesanti. La sanità è l’ambito pubblico in cui si taglia di più, perché è la parte maggiore dei bilanci regionali.

Gli obiettivi di finanza pubblica, il patto di stabilità, il patto per la salute, i piani di rientro e analoghi sono strumenti per legittimare, disporre e realizzare i tagli, unitamente alla ridefinizione dei ruoli dirigenziali nell’amministrazione pubblica; da ultimo anche nella scuola.

Ieri ho proposto degli emendamenti per superare i vincoli (incostituzionali) del pareggio di bilancio in merito alle assunzioni del personale ospedaliero, specie nelle regioni sottoposte a rientro dal disavanzo sanitario. Ho sottolineato che il pareggio di bilancio non può essere più importante della tutela della salute. Pertanto, nella norma proposta ho previsto che a prescindere da tutto deve essere garantito il diritto alla salute, per il quale è urgente assumere nuove risorse umane negli ospedali di regioni come la Calabria, in cui la sanità pubblica è ormai all’agonia.

In umiltà, credo d’aver posto delle basi per una reazione politica che, a partire dalla sanità, guardi alle esigenze dei cittadini, stritolati nella morsa dell’euro e del debito pubblico, creato dai poteri finanziari.

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