FIBROMIALGIA, il nostro impegno per aiutare chi ne soffre

Sabato scorso, 21 ottobre 2017, sono intervenuta a un importante approfondimento sulla fibromialgia, organizzato da FiMar Onlus a San Benedetto del Tronto, nelle Marche.

 

Ho detto che nel mio mandato parlamentare ho prestato particolare attenzione ai finanziamenti dello Stato per l’assistenza sanitaria, nel tentativo di svincolarla da logiche aziendalistiche e dal predominio dei conti rispetto alla cura del paziente.

 

Ho ricordato che la riduzione della sanità a pura ragioneria discende dal sistema dell’euro, basato sull’emissione a debito della cartamoneta da parte della privata Banca centrale europea, cui si aggiungono: i limiti degli equilibri di finanza pubblica; l’esborso dell’Italia di circa 126 miliardi per gli aiuti ai Paesi dell’euro; l’obbligo di ridurre all’osso il rapporto tra il debito pubblico e il Prodotto interno lordo e l’obbligo di rispettare il pareggio di bilancio, introdotto scelleratamente nella Costituzione repubblicana.

 

Questi elementi inaccettabili sono un ostacolo obiettivo alla tutela del diritto alla salute. La verità è che le politiche sanitarie sono influenzate dalle fasi del ciclo economico e che ciò non dovrebbe essere ammesso, in quanto la salute è diritto incomprimibile del singolo e interesse della collettività.

 

In tale contesto normativo bisogna moltiplicare gli sforzi e creare reti di solidarietà – al di là delle sigle politiche – per garantire l’assistenza necessaria a chi soffre e, come gli affetti da fibromialgia, non vede riconosciuti i propri diritti.

 

Sono invalidanti la fibromialgia e le due patologie correlate, l’encefalite mialgica benigna/stanchezza cronica e la sensibilità chimica multipla (MCS). Purtroppo ad oggi non hanno cure vere e proprie, ma solo sostegni palliativi. Il cammino sarà allora lungo, ma non per questo bisogna cedere, rassegnarsi e disperare. Dobbiamo stare vicini, sottolineo.

 

A livello nazionale la situazione non è infatti esaltante, per quanto concerne la fibromialgia e le patologie correlate.

 

Come abbiamo ricordato in una nostra risoluzione, l’otto luglio 2016 presentata a prima firma del collega deputato 5stelle Matteo Mantero e ancora in corso, il Parlamento europeo ha approvato nel 2008 una dichiarazione che ha invitato la Commissione europea e il Consiglio a mettere a punto una strategia per la fibromialgia, in modo da riconoscerla come una malattia e incoraggiare gli Stati membri a migliorare l’accesso alla diagnosi e ai trattamenti.

Secondo quanto noto, i farmaci antidepressivi, ancora ampiamente usati, mostrano una debole, se non nulla, efficacia nella riduzione della sintomatologia. Al contrario, interventi nella gestione dello stress (come meditazione e psicoterapia) e interventi antidolorifici (come l’agopuntura e l’idroterapia) mostrano una loro efficacia, anche se sono necessari più studi per giungere a evidenze definitive.

 

Purtroppo – come abbiamo evidenziato nella suddetta risoluzione M5s – la ricerca di base, la sperimentazione clinica e la cura della fibromialgia nel nostro Paese sono tra i più arretrati a livello europeo e internazionale.

Di conseguenza, quanti soffrono della patologia incontrano operatori sanitari –  dal medico di base ai diversi specialisti – spesso impreparati a riconoscere e a trattare adeguatamente i vari casi.

Il dato è che ad oggi il Ministero della salute non ritiene che vi siano le condizioni per l’inserimento della fibromialgia nell’elenco delle malattie croniche soggette ad esenzione. Questo perché non sono stati ancora definiti gli elementi per definire la gravità della malattia attraverso studi idonei.

Ciononostante, diverse regioni italiane hanno avviato un percorso di riconoscimento della malattia. Anche Comuni e Aziende sanitarie si sono impegnate per aiutare i pazienti che ne soffrono.

Nella nostra risoluzione, che speriamo le altre forze politiche votino in coscienza, abbiamo chiesto al governo l’impegno:

ad assumere iniziative affinché sia avviato un piano di informazione e di formazione degli operatori sanitari che consenta la diffusione delle conoscenze attuali sulla materia;

ad assumere iniziative per definire criteri, modelli e indicatori al fine di individuare centri di riferimento, in ogni regione italiana, dedicati alla ricerca o all’attività clinico-assistenziale della sindrome fibromialgica;

a promuovere la sperimentazione di cure integrate della fibromialgia che abbiano alla base le terapie che mostrano la maggiore validità scientifica e quindi tecniche di gestione dello stress, agopuntura, idroterapia, integrate con un uso transitorio e sapiente della farmacologia;

ad assumere iniziative, anche per il tramite dell’Istituto superiore della sanità, per individuare criteri oggettivi e omogenei per l’identificazione dei sintomi e delle condizioni cliniche correlati alla fibromialgia o sindrome fibromialgica, ai fini del suo inserimento tra le malattie invalidanti che danno diritto all’esenzione dalla partecipazione alla spesa;

ad assumere iniziative per promuovere il ricorso all’istituto del telelavoro, sia nelle forme del lavoro a distanza, che del telelavoro domiciliare, quale opportunità e ausilio per le categorie di lavoratori in situazione di disagio a causa di disabilità psico-fisica causati dalla sindrome fibromialgica e da altre malattie croniche e invalidanti.

Ci sembra un buon punto di partenza, ma si può e deve fare molto di più, iniziando a collaborare in modo aperto e costante con le realtà civili che conoscono i problemi specifici e le strade da percorrere. Da parte nostra, l’impegno all’ascolto e a portare tutte le istanze alla Camera e al Senato.

 

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