Il Garantista e la fame di verità

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Colibrì scrive sul Garantista di Sansonetti (nella foto all’inaugurazione del giornale, nda) che sono pazza e mi serve una cura. Questo il senso delle parole dell’articolista, nascosto da pseudonimo come un gatto impaurito, un comunissimo vigliacco.

Ricordo lucida il caso dei giornalisti non pagati al Garantista, testata che pretenderebbe di fare perfino satira morale, ammesso che sia soltanto questa l’intenzione nei miei confronti.

La ragione di tanta acredine sarebbe che il Movimento 5 stelle ha osato ritenere inopportuna la permanenza dell’onorevole Enza Bruno Bossio in commissione parlamentare Antimafia, perché tra i suoi finanziatori, come scoperto dal «Corriere della Calabria», figurano addirittura due società confiscate dalla Direzione investigativa antimafia e riconducibili al campione d’usura Piero Citrigno, condannato in Cassazione, la cui famiglia editava «L’Ora della Calabria», il quotidiano dell’Oragate che prima del coraggioso Luciano Regolo diresse proprio Sansonetti.

Con simili uscite, in cui il merito della questione su Bruno Bossio posta da M5s va a farsi benedire, Il Garantista garantisce equilibri di potere consolidati, che in Calabria consentono la sopravvivenza di vecchie logiche di dominio, causa di degrado economico e sociale.

Il direttorio del Garantista ricorda bene che con atti parlamentari chiedemmo la restituzione alle casse pubbliche di 6 milioni di euro da parte del suo stampatore, Umberto De Rose, per aver preso finanziamenti senza assumere i dipendenti promessi. De Rose è lo stesso personaggio che al figlio di Citrigno raccomandava in dialetto cosentino di non fare uscire la notizia da cui partì l’Oragate.

Ecco perché Il Garantista dice che sono pazza, è fame di verità.

LA TELEFONATA TRA CITRIGNO JUNIOR E DE ROSE

La registrazione integrale della telefonata tra l’editore dell’Ora della Calabria Alfredo Citrigno e il presidente di Fincalabra, nonché stampatore, Umberto De Rose affinché non uscisse la notizia relativa all’inchiesta sul figlio del senatore Ncd Tonino Gentile, dopo nominato sottosegretario alle Infrastrutture e costretto alle dimissioni. Tra la notte del 18 e 19 febbraio il giornale non arrivò in edicola a causa «di un guasto», aveva detto De Rose.

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