Gioia Tauro, rilancio del porto: prima bloccare la ‘ndrangheta

nesci

 

Il Partito democratico calabrese ha aperto un confronto sulla struttura portuale di Gioia Tauro con la partecipazione dei sottosegretari Marco Minniti e Umberto Del Basso De Caro. Ci fa piacere che il governo si sia finalmente ricordato del porto di Gioia Tauro (Reggio Calabria), anche se proprio a conclusione della campagna elettorale per la Regione Calabria.

di Dalila NESCI

Al di là dei cinque punti, per niente nuovi, comunicati dal candidato presidente del centrosinistra Mario Oliverio, riteniamo prioritario sottrarre il porto di Gioia Tauro dalle mani della ‘ndrangheta, che come noto lo usa per i propri traffici e paralizza lo sviluppo dell’intera area. In quanto alla Zona economica speciale (Zes), poi, ricordiamo a Oliverio e al governo nazionale che quando in Calabria governava Giuseppe Scopelliti fummo i soli a muovere rilievi precisi sulla proposta di legge presentata a Roma a tutta la deputazione calabrese, evidenziando i limiti di quel testo confuso e proponendo correttivi per una reale efficacia della Zes.

Ma non basta. Ancora, la linea ferroviaria collegata al porto di Gioia Tauro fu bloccata ancora prima dall’allora ministro di centrosinistra Claudio Burlando, col preciso obiettivo di lasciare indietro la Calabria e il Mezzogiorno. Stando all’attualità, non ci risulta che il governo Renzi abbia assunto impegni per migliorare la situazione.

Il Movimento cinque stelle ritiene che non si possa rilanciare il porto di Gioia Tauro, se non in una visione d’insieme, che purtroppo manca alle altre forze politiche. La zona è un cimitero della speculazione industriale del nord. Lì sta per sorgere un rigassificatore inutile, che servirà soltanto a riempire le tasche di pochi.

Il porto di Gioia Tauro può dare lavoro vero a migliaia di persone, ma solo se si pongono le basi per battere la criminalità e per impedire ulteriori massacri del territorio.

 

One comment

  1. ricordiamoci di votare il M5S se vogliamo un vero cambiamento.

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