Giovanni Falcone vive, e noi lo portiamo nelle scuole

giovanni falcone

 

Oggi, come 25 anni fa, morivano Giovanni Falcone, sua moglie Francesca Morvillo, e tre agenti della scorta: Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro. Fu una strage, quella di Capaci (Palermo), eseguita dalla mafia. Ma la verità di quegli anni resta sepolta sotto le macerie delle bombe e i silenzi di uno Stato debole, a volte doppio, che commemora le vittime ma vive di complicità, come emerge a fatica dalle ricostruzioni della magistratura e da inchieste su altri misteri, scandali, vergogne. Dobbiamo parlare ogni giorno dell’esempio di chi ha scelto la giustizia per la libertà collettiva, di chi ha versato sangue per il futuro delle nuove generazioni. Dobbiamo compiere una rivoluzione culturale, anche entrando nelle scuole, senza timore. Il nostro obiettivo è promuovere modelli di vita opposti al tronista, alla velina, al corrotto, al delinquente. Penso a Falcone, a Paolo Borsellino, agli uomini delle loro scorte, a Peppino Impastato, a don Diana e a tanti altri, di cui resta vivo il coraggio e il sacrificio. Lottare non è invano, ma significa costruire un Paese unito, che può cambiare pagina e iniziare a sognare, a sperare, a credere nella rivoluzione delle idee, nella solidarietà, nel riscatto del popolo. Noi ce la stiamo mettendo tutta, anche proponendo una legge, promossa dalla collega deputata 5stelle Chiara Di Benedetto, per introdurre nelle scuole la storia dell’impegno vero antimafia, che sarà presentata alla Camera il prossimo 26 maggio, insieme a Salvatore Borsellino, al magistrato Pierpaolo Bruni e a don Giacomo Panizza.

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