Gli “antani innovativi” di Scura e Urbani nella sanità calabrese

scura urbani

 

In sanità ecco gli “antani” innovativi del mitico duo (innovativo, ovviamente) del commissario per il piano di rientro Massimo Scura e del suo subcommissario Andrea Urbani.

 

di Dalila NESCI

 

La riattivazione del punto nascita all’ospedale di Melito Porto Salvo è una previsione innovativa della nuova rete dell’assistenza, decretata lo scorso 2 aprile con il documento di riorganizzazione della sanità calabrese licenziato dal commissario governativo Massimo Scura ma predisposto soprattutto dal subcommissario Andrea Urbani.

La commissione per il rientro sanitario si caratterizza per l’innovazione, che possiamo apprezzare da Palermo ad Aosta, senza vibrante protesta. Ciononostante i criteri innovativi di tale felice scelta per l’ospedale di Melito Porto Salvo devono essere applicati anche per gli ospedali di San Giovanni in Fiore, Acri, Tropea e gli altri, che non hanno avuto la riattivazione dei punti nascita, pur avendo, come Melito, meno di 500 parti all’anno; numero minimo necessario, secondo il Ministero della Salute.

Poi, le tre cardiochirurgie inserite nella nuova rete, due delle quali a Catanzaro, sono l’applicazione del principio antanico del ‘non c’è due senza tre’, per il quale tanta elaborazione vi è stata sin dai tempi di Adamo, ovviamente non il politico.

A questo punto, posto che per fortuna la nuova rete prescinde abbastanza dal nuovo Patto per la salute, di cui in Calabria sappiamo fare a meno, è opportuno che la commissione per il rientro e il governatore regionale procedano in piena e solida collaborazione al raddoppio del finanziamento all’Università di Catanzaro, che, basato sul dato storico e non sull’effettiva produttività, ha un costo di 30 mila euro al giorno, buttati in nome delle vacche grasse.

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