I pm antimafia Bruni e Lombardo rischiano grosso. I silenzi del Governo spaventano

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Al pm antimafia Pierpaolo Bruni deve essere ripristinata subito la videosorveglianza presso casa. Questa la richiesta he ho avanzato oggi – insieme a Francesco D’Uva e a Riccardo Nuti, capogruppo e componente dei deputati Cinquestelle in commissione Antimafia – con un’altra interrogazione al ministro dell’Interno, stavolta riguardo alla rimozione della videosorveglianza per l’abitazione del pm, disposta dal prefetto uscente di Crotone, Maria Tirone, dopo la notizia di un secondo piano di morte della ‘ndrangheta nei confronti del magistrato. Nell’interrogazione chiedo anche le misure messe in atto per tutelare un altro pm impegnato nella lotta alla criminalità, Giuseppe Lombardo.

 

di Dalila NESCI

 

Oggi ho depositato l’ennesima interrogazione parlamentare per denunciare l’inazione del governo davanti alle minacce di morte di cui è stato vittima il pm antimafia Pierpaolo Bruni. Anzi, non c’è stata soltanto inazione se si considera che il prefetto di Crotone Maria Tirone ha disposto, a pochi giorni dalle minacce, la rimozione del circuito di sorveglianza per il magistrato. Una scelta tanto illogica quando inconcepibile.

Ecco perché ho chiesto conto direttamente al ministro Angelino Alfano. Senza dimenticare, peraltro, che la dottoressa Tirone è stata appena trasferita a Foggia, esattamente dove lei chiedeva di andare. Un premio inaccettabile, data la sua decisione di revocare quei sistemi di sicurezza a Bruni. Perché è stato fatto? Quali i motivi? Domande legittime che ora attendono risposte precise e chiare direttamente da Alfano.

Con questa sono quattro le interrogazioni che ho depositato su quanto di assurdo sta capitando a Bruni.

Nella prima denunciavo – 2 aprile 2014 – il furto della macchina del padre, poi ritrovata incendiata nelle campagna di Isola Capo Rizzuto (Crotone).

Nella seconda – 21 novembre – denunciavo appunto quanto si era appreso sul disegno di morte nei confronti di Bruni, ordito dalle cosche della `ndrangheta cosentina, lametina e crotonese.

Nella terza – il 17 dicembre – ribadivo l’abbandono del pm da parte delle istituzioni, in una terra martoriata dalla ‘ndrangheta. In una terra in cui le istituzioni devono essere più presenti invece di – come denunciato nell’atto – lasciar solo un magistrato impegnato in prima linea nella lotta alle mafie, di smantellare la squadra mobile che tanti risultati importanti ha raggiunto negli ultimi anni e di fregarsene di un testimone di giustizia dalle rivelazioni preziose come Luigi Bonaventura.

E infine arriviamo a quella di oggi nella quale, come detto, chiediamo conto delle azioni del prefetto Tirone e del suo traferimento “premio”. Ora attendiamo. E speriamo che il ministro si degni di risponderci dato che fino ad ora le nostre interrogazioni sono rimaste tutte senza risposta.

Ma c’è di più. Nell’interrogazione, infatti, ho chiesto al ministro Angelino Alfano anche quali siano le misure attualmente previste per garantire l’incolumità di Giuseppe Lombardo, altro pm vittima di una serie di minacce e atti intimidatori di stampo mafioso. Nell’ultimo periodo, infatti, la Guardia di Finanza ha ricevuto più chiamate anonime nelle quali si minacciava espressamente il magistrato, impegnato, tra le altre cose, nell’inchiesta che vede protagonisti Amedeo Matacena e Claudio Scajola.

Viminale e prefetture devono risolvere. Basta con le dichiarazioni, i rinvii e i rimpalli. Lo Stato voltò le spalle a Giovanni Falcone, a Paolo Borsellino e ad altri grandi magistrati. Tra chiacchiere e burocrazia Bruni e Lombardo rischiano la morte.

 

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