Il caso Urbani, “l’asso pigliatutto”

Urbani 2

Oggi vi parlo del caso Urbani, commercialista che il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, ha promosso al vertice della Direzione generale per la programmazione sanitaria. Siamo alle solite coincidenze di controllori e controllati, che hanno fatto dell’Italia il Paese dei balocchi (per pochi). Ho presentato subito un’interrogazione, questa è una vicenda di interesse nazionale. È come se ad arbitrare una finale di Champions League fosse chiamato l’allenatore di una squadra finalista. Rendiamoci conto!

di Dalila NESCI
A Lorenzin ho chiesto «se non ritenga di procedere immediatamente alla nomina di altra figura» per l’incarico apicale al Ministero. La nuova nomina del dottor Urbani è con palmare evidenza sempre incompatibile con l’avvenuto, ancorché corrente, svolgimento dell’incarico di sub-commissario per l’attuazione del Piano di rientro dal disavanzo sanitario della regione Calabria, a prescindere dalla tempistica delle dimissioni da codesto ufficio, in quanto la stessa persona si ritroverà, nella nuova veste, ad adottare decisioni su atti e attività riferibili alla propria gestione commissariale della sanità calabrese e in ogni caso ad avere una posizione di potenziale influenza sulle verifiche degli adempimenti riguardanti il citato Piano di rientro, nel cui ambito si gestisce la sommetta di 3,4-3,5 miliardi all’anno. Nell’interrogazione ho ricordato, tra l’altro, d’aver già rilevato, senza risposta dal ministro Lorenzin, una precedente «incompatibilità tra altri incarichi in capo al solo dottor Urbani, contemporaneamente revisore contabile di Agenas e sub-commissario per il rientro dal disavanzo sanitario della regione Calabria».

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