Il mio blitz con Parentela al Mater Domini. Terza e ultima lettera al dg Fatarella

Foto Nesci Parentela al Mater Domini

 

Le chiediamo per l’ultima volta la visita della commissione”. Oggi io e il deputato M5S Paolo Parentela abbiamo inviato una terza lettera al dg del dipartimento regionale per la tutela della salute, Riccardo Fatarella, chiedendo ancora l’invio della commissione della Regione Calabria per la verifica dei requisiti di legge presso la Cardiochirurgia dell’ospedale Mater Domini dell’Università di Catanzaro.

 

di Dalila NESCI

 

Dopo le lettere a Fatarella del 30 giugno e del 7 luglio scorsi, ieri io e Paolo Parentela siamo andati a sorpresa all’ospedale Mater Domini, “per verificare personalmente – abbiamo scritto oggi al dg – l’esistenza o meno di una sala di terapia intensiva specifica per i pazienti lì operati al cuore”.

 

Ecco il testo integrale della lettera:

 

Preg.mo Prof. Fatarella,

ieri siamo andati a visitare il reparto di Cardiochirurgia dell’ospedale Mater Domini di Catanzaro, per verificare personalmente l’esistenza – o meno – di una sala di terapia intensiva specifica per i pazienti lì operati al cuore. Con lettere trasmessele il 30 giugno e il 7 luglio uu. ss., abbiamo già chiesto l’invio della commissione regionale di controllo dei requisiti di legge della riferita Cardiochirurgia, in attesa di riscontro.

Come lei sa, l’«allegato 8.2» sui requisiti regionali di accreditamento prevede, per una tipologia di struttura (cardiochirurgica) quale quella dell’ospedale Mater Domini (modulo minimo con 14 p.l. di degenza ordinaria), la disponibilità di «4 letti di terapia intensiva», da non intendersi, evidentemente, come “prenotati” e allocati nella sala della terapia intensiva generale.

Abbiamo potuto verificare sul posto la mancanza di codesto requisito obbligatorio: i pazienti operati finiscono nella terapia intensiva generale. Secondo il commissario aziendale, il direttore sanitario e il primario del reparto, coi quali abbiamo parlato, ciò non costituisce un problema, in quanto:

  1. a) «al Campus Biomedico di Roma è uguale»;
  2. b) «non vi sono norme contrarie»;
  3. c) «non si sono registrati altri casi di sepsi» oltre a quelli a suo tempo denunciati dal precedente primario.

Circa il punto sub b), per come sopra, la presenza di una terapia intensiva cd. «dedicata» ai soli pazienti cardiochirurgici è, invece, requisito fondamentale di accreditamento.

Per quanto sub a), invece, come noto il Campus Biomedico di Roma, nato su impulso di Mons. Álvaro del Portillo, prelato dell’Opus Dei, è struttura privata nella regione Lazio, che dovrà farsi carico della riferita grave mancanza. Catanzaro è in Calabria e non nel Lazio.

Il 27 mese marzo 2013 si riunì una commissione interna dell’Aou Mater Domini, nominata con nota del 30.01.2013, n. 125/DS a firma del Direttore Sanitario, che ascoltò il denunciante, allora direttore del reparto cardiochirurgico, per «la valutazione delle circostanze ed accertamento di eventuali discrasie di natura assistenziale-organizzativa ovvero responsabilità degli operatori in occasione dei casi di infezione da Klebsiella oxytoca multiresistente in pazienti sottoposti ad intervento cardiochirurgico e degenti in Terapia Intensiva».

«La problematica delle infezioni post-intervento – si legge nel relativo verbale – esiste sin dal 2006, da quando le attività ospedaliere si sono trasferite dal Presidio di via T. Campanella al Campus di Germaneto. (…) Vi è consapevolezza delle necessità assistenziali a cui la Rianimazione deve poter rispondere, ma ciò determina la assenza di separazione dei pazienti cardiochirurgici dai pazienti con sepsi, perché le stanze di isolamento non sono sufficienti a dare risposta alla necessità assistenziali in emergenza, né l’attivazione dell’isolamento funzionale offre garanzie sufficienti. Tale situazione della Rianimazione del Campus, per come messo in evidenza anche nella relazione della commissione Serra-Riccio, favorisce di fatto la struttura di Cardiochirurgia gestita da privati».

«Dal primo caso del 2006 – è scritto nel suddetto verbale – continuano ad essere presenti casi di sepsi da germi di diversa natura, e da allora si è ripetutamente provveduto ad informare i diversi livelli istituzionali dell’Azienda, Direttore Generale e Direttore Sanitario, nonché il Rettore dell’Università, relativamente alle problematiche determinate dalla assenza di un reparto di Rianimazione dedicato alla Cardiochirurgia. Così come si è ripetutamente scritto a tutti i livelli relativamente all’importanza che lo stesso reparto di degenza della Cardiochirurgia sia dedicato».

«La U.O. di Cardiochirurgia – è riportato nel verbale di cui sopra – ha attivato per prima la prassi, sempre in collaborazione con gli anestesisti, di richiedere la consulenza infettivologica e, per circa il 70% dei pazienti, già in prima giornata si è registrata la modifica delle antibioticoterapie. Di tutte queste febbri si è sempre informata la Direzione Sanitaria. Ciò nonostante si sono attivate terapie intensive pneumologica, oncologica e cardiologica, ma mai la terapia intensiva cardiochirurgica. Relativamente agli ultimi eventi, in 2 dei pazienti deceduti la Klebsiella è stata isolata in dicembre dai respiratori. In Gennaio, a seguito del 3° decesso, la rianimazione ha bloccato i ricoveri. Il Direttore Sanitario ha comunicato per le vie brevi che l’emergenza doveva comunque continuare ad essere garantita, altrimenti si sarebbe prefigurata l’interruzione di pubblico servizio. Per tale motivo, l’U.O. di Cardiochirurgia ha continuato a tenere aperta l’emergenza e successivamente è stato imposto di riprendere tutta l’attività».

«Lo stesso denunciante precisò – si evince dal riferito verbale – che l’indagine epidemiologica ha evidenziato che la Klebsiella era già presente in Terapia Intensiva in colture relative a campioni biologici di pazienti provenienti da altre Unità operative. La Terapia Intensiva effettua l’isolamento su infezioni conclamate; già a dicembre si era in presenza di un episodio grave, ma le misure non ci sono state. In Terapia Intensiva, proprio perché entra di tutto e non ci sono posti letto dedicati alla cardiochirurgia, la vigilanza deve essere più attenta ed accentuata. In tutta Italia per il paziente cardochirurgico esiste un percorso dedicato dal reparto di degenza alla terapia intensiva passando per la Sala Operatoria, che permette di inibire e controllare l’accesso di persone e personale a qualsiasi titolo non autorizzato all’interno degli spazi dedicati a tale percorso».

Nonostante la gravità delle affermazioni del denunciante, ad oggi non vi è ancora una terapia intensiva dedicata.

Alla luce di quanto qui riportato, riteniamo improcrastinabile la visita della commissione sui requisiti.

Stupisce che, nonostante il surplus di finanziamento – illecito – che l’Università di Catanzaro riceve dalla Regione Calabria per l’Aou Mater Domini, ancora non abbia manchi la terapia intensiva dedicata presso la Cardiochirurgia dell’ospedale.

Ad evitare che la vicenda diventi stucchevole, le chiediamo per l’ultima volta la visita della commissione che lei si era impegnato a inviare sollecitamente. In caso di perdurante inerzia, saremo costretti a rivolgerci alla Procura e ai Nas.

In attesa di pronto riscontro, ringraziando per l’attenzione porgiamo i più cordiali saluti.

 

 

Roma, 14 luglio 2015

Dalila Nesci Paolo Parentela

Deputati, M5S

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