Il silenzio dei partiti e la censura della stampa. Quel giudice solo

pierpaolo bruni

 

Il sostituto procuratore distrettuale antimafia di Catanzaro Pierpaolo Bruni è da sempre uno dei magistrati più attivi nel contrasto alla ‘ndrangheta e per questo pesantemente esposto a rischi e ritorsioni. Non a caso ieri è emersa la notizia di un attentato di morte pianificato contro di lui. Oggi non c’è alcuna presa di posizione della politica, ad eccezione di quella di tre parlamentari M5S. Che però vengono zittiti dalla censura della stampa calabrese. Chapeau!

 

di Dalila NESCI

 

Ieri è emersa la notizia secondo la quale le cosche della ‘ndrangheta più potenti delle province di Crotone, Catanzaro, Vibo Valentia e Cosenza (che rientrano nell’area distrettuale su cui opera Bruni) stavano pianificando un attentato nei confronti del pm. Un attentato che, secondo le rivelazioni, si sarebbe dovuto verificare lungo la strada statale 107 compiuta dal magistrato ogni giorno.

Una notizia di una gravità unica per la Calabria e per chi crede ancora fermamente nella necessità della lotta alla criminalità quale primo obiettivo per la rinascita della Regione. Si penserà allora che tutto il mondo politico si sia affrettato per esprimere quantomeno vicinanza o abbia preso posizione in difesa di Bruni. E invece nulla. Zitto Oliverio, zitto D’Ascola, zitta la Ferro. Zitti tutti i partiti. Gli unici a pronunciarsi siamo stati noi, il Movimento 5 stelle. Ieri, infatti, in un comunicato congiunto firmato da me, Paolo Parentela e Nicola Morra, abbiamo manifestato la necessità “di una protezione ancora più stretta, che chiederemo subito e formalmente al ministro dell’Interno Angelino Alfano”.

Ecco allora che sorge la domanda spontanea: se nessun’altro partito tristemente si è espresso (ed esposto) sull’ennesima intimidazione di cui è stato vittima Bruni, i giornali avranno perlomeno ripreso le nostre dichiarazioni? Niente. Zero. Il vuoto. Né su Il Quotidiano della Calabria né su La Gazzetta del Sud c’è traccia di una nostra parola. Insomma, in tempo di campagna elettorale la censura è tutto, è l’unica linea guida. E regna anche davanti a fatti dove converrebbe mettere da parte odi politici e strategie censorie. Ma niente. È la stampa, bellezza.

E sia chiaro: crediamo che sarebbe stato opportuno riprendere il nostro comunicato non perché i giornali devono farci un “favore” (figuriamoci…), ma perché è necessario testimoniare che almeno una forza politica si sia messa al fianco di Bruni, in difesa di Bruni, nella lotta alla ‘ndrangheta, nel silenzio imbarazzante di tutti gli altri partiti. E lo ha fatto non parlando del nulla, ma con proposte concrete, ovvero chiedendo maggiore protezione per il pm e un impegno attivo di Alfano.

E invece nulla. Tutti tacciono. Tutti preferiscono, anche questa volta, silenziare il Movimento. Incredibilmente. E raggiungendo tratti inverosimili. Come ha fatto Il Quotidiano che, pur di non riprendere il nostro comunicato, ha riportato le uniche dichiarazioni (oltre le nostre) sulla vicenda, ovvero quelle della deputata Ncd Dorina Bianchi. E cosa dice la Bianchi? Semplice: che la notizia “è grave e inquietante”, che “stiamo assistendo negli ultimi mesi a una preoccupante escalation di minacce e intimidazioni, con risvolti anche stragisti, nei confronti dei magistrati che deve far riflettere e sul quale è necessario continuare a mantenere alta l’attenzione”. Grandi scoperte, insomma. Come diceva Gaber: “E tutti hanno capito che il Papa era un genio quando ha detto che la mafia era figlia del demonio”.

E perchè mai la Bianchi non ha avanzato proposte concrete? Forse perché il suo capopartito, Angelino Alfano, è guarda caso anche ministro dell’Interno, quello stesso ministro che deve occuparsi della protezione di chi lotta contro la criminalità? E allora non è un caso nemmeno che la Bianchi sfrutti la vicenda anche per dire che “sosteniamo il Viminale nell’azione di contrasto e repressione della criminalità organizzata che sta portando avanti con ottimi risultati”.

Insomma, l’unica forza politica che ha detto e proposto qualcosa di concreto è stata vergognosamente zittita. Tutti gli altri tacciono. Oppure scoprono l’acqua calda e i giornali sono pronti a presentarli come i grandi difensori e soloni della legge.

Il risultato è che c’è un magistrato, da sempre in campo nella lotta per la legalità, abbandonato dai partiti politici. Un giudice solo.

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