Ingroia lancia le liste in Calabria: esclusi i calabresi

Sorride Antonio Ingroia, leader di quella Rivoluzione civile che ha escluso i calabresi dalle liste In Calabria per Camera e Senato.

Sorride Antonio Ingroia, leader di quella Rivoluzione civile che ha escluso i calabresi dalle liste In Calabria per Camera e Senato.

Antonio Ingroia ha ultimato le sue liste in Calabria per Camera e Senato. L’ex pm di Palermo, capolista, ci chiede il voto ma non presenta candidati eleggibili della nostra terra. I calabresi hanno ottenuto una posizione simbolica, di fatto inutile. Più che una beffa, lo vedremo in dettaglio. Ingroia va riciclando ovunque uomini d’apparato, che nei partiti si sono ritagliati un ruolo per incollarsi al potere. Ugualmente sta procedendo il suo collega De Magistris, che ha usato la Calabria come trampolino di lancio, abbandonando quei ragazzi e meno giovani che lo difesero all’epoca di Why not, con le proteste di piazza e la raccolta di oltre 100 mila firme.

di Dalila NESCI

Il primo corregionale nell’elenco dei nominati è il sindaco di Cutro (Crotone), Salvatore Migale (Idv), piazzato al quinto posto. Dopo di sé, in cima Ingroia ha inserito alla Camera Gabriella Stramaccioni, direttrice di Libera, l’associazione antimafia creata da don Luigi Ciotti. A seguire, troviamo Roberto Soffritti, 72 anni, già sindaco di Ferrara e tesoriere nazionale dilibertiano (PdCI). Ancora, al quarto posto figura Alberto Lucarelli, uomo di Luigi de Magistris e assessore ai Beni comuni di Napoli. Rivoluzione civile!

Nella lista per il Senato, il primo dei cosiddetti “rivoluzionari civili” è il presidente nazionale dell’Anpa (Associazione Nazionale Produttori Agricoli), Furio Camillo Venarucci, vicino ad Antonio di Pietro e collega di un suo luogotenente, Ignazio Messina, ex commissario di Idv in Calabria e, soprattutto, produttore agricolo e responsabile del Dipartimento Agricoltura del partito dipietrista. Con l’attivismo civile calabrese, Venarucci non ha nulla da fare. Nulla.

Tra gli esclusi più importanti, ignorato da Ingroia&De Magistris dopo un primo contatto, c’è Gianfranco Posa, esponente della nostra società civile, riferimento del comitato calabrese contro «le navi dei veleni» intitolato al capitano Natale De Grazia, morto misteriosamente durante le indagini sullo spiaggiamento ad Amantea (Cosenza) della motonave Jolly rosso. Il caso, finito nel silenzio, è legato alla morte della giornalista Rai Ilaria Alpi e a una serie di traffici internazionali, tra armi e rifiuti, che avrebbero coinvolto Stati, servizi segreti e mafie.

Posa fu il capofila di una straordinaria mobilitazione che nell’ottobre 2009 fece tremare i palazzi del potere a proposito della nave Cunsky. Il pentito di ‘ndrangheta Francesco Fonti, di recente deceduto, riferì d’averne ordinato l’affondamento nei pressi di Cetraro (Cosenza). Il governo si occupò delle ricerche del relitto e, in una conferenza stampa, tenuta poco dopo l’iniziativa di Posa, smentì le dichiarazioni di Fonti, confermate dalle indagini della Regione Calabria e della Procura di Paola.

Oggi il caso della Cunsky è riaperto: le autorità indiane escludono che la nave sia stata demolita nel porto di Alang (India). Lo si evince da una comunicazione di Beppe Pisanu, presidente della commissione parlamentare Antimafia, riguardante l’esito di una rogatoria diretta allo Stato asiatico. Inoltre, Gaetano Pecorella, presidente della commissione parlamentare sul Ciclo dei rifiuti, sulla morte di De Grazia dichiarò nelle scorse settimane: «L’indagine medico legale condotta dalla dottoressa Del Vecchio – si legge nella perizia – si è conclusa con una diagnosi di morte improvvisa. Questo non corrisponde alla verità scientifica».

Perciò, la candidatura di Posa nelle liste di Ingroia sarebbe stata un segnale, avrebbe avuto un grande valore, sia per i calabresi che per la Calabria, tenuta sempre ai margini, ridotta dalla politica a luogo di affari, appalti illeciti, truffe, ‘ndrangheta e povertà.

In realtà, Ingroia va riciclando ovunque uomini d’apparato, che nei partiti si sono ritagliati un ruolo per incollarsi al potere. Ugualmente sta procedendo il suo collega De Magistris, che ha usato la Calabria come trampolino di lancio, abbandonando quei ragazzi e meno giovani che lo difesero all’epoca di Why not, con le proteste di piazza e la raccolta di oltre 100 mila firme.

I politici sono così: sfruttano il momento, proiettano illusioni e, all’occorrenza, tradiscono le nostre speranze. Lo fanno senza vergognarsi. Delle loro scelte, delle loro ombre, dei loro piani.

Se ammettiamo che i «partigiani della Costituzione» sono Di Pietro, De Magistris e Ingroia, c’è da chiedersi qual è la considerazione che loro signori hanno della nostra Costituzione, che all’articolo 49 stabilisce: «Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale». E il metodo democratico non è sicuramente quello della casta, come visto adottato dagli ex pm.

5 commenti

  1. io fossi in voi mi preoccuperei dei vostri candidati presi anche dalla destra più fascista. democrazia ne parlate voi? Mah lasciamo stare

  2. edoardo stefano

    Gentile sig.ra Dalila Nesci, solo per amor di verità e senza nascondere perplessità sulla scelta di soggetti non calabresi fra le teste di lista di Rivoluzione Civile, poichè ho direttamente partecipato ad una fase delle attività finalizzate alla formazione delle liste, posso segnalarLe che a Gianfranco Posa era stata proposta la candidatura già il 3 gennaio ed era in lizza per la posizione di capolista al posto della sig.ra Stramaccioni, quando, il 14 gennaio, lo stesso Posa ha deciso di ritirare la propria disponibilità (inizialmente assicurata) con un comunicato stampa (http://www.trn-news.it/portale/index.php/cronaca/itemlist/tag/Lista%20rivoluzione%20civile ) per timore di spaccare politicamente il Comitato De Grazia. La candidatura della sig.ra Stramaccioni è il frutto di questo rifiuto tardivo. Con stima. Edoardo Stefano

    • Una decisione, quella di Gianfranco Posa, che fa onore alle sue convinzioni e testimonia la bontà della sua scelta a rappresentare il Comitato intitolato a Natale De Grazia, organismo il cui scopo è la tutela dell’integrità e della dignità del territorio calabrese e di chi lo popola.
      E’ stato un “falso movimento” quello che ha portato “rivoluzionari dell’ultima ora” a non agire con lo stesso spirito di tutela di quella sensibilità da lui dimostrata verso la Calabria e che questa regione, così marginalizzata quando non vilipesa, senz’altro merita : un’ulteriore manifestazione, da parte di una classe politica indistinguibile negli inconfessabili appetiti, di disprezzo verso la libera determinazione del popolo calabrese.
      Chicco Canu

    • Gentile Edoardo Stefano, io ho altro tipo di informazioni. Ad ogni modo, pur ipotizzando che le cose stiano così come lei le ha descritte, mi meraviglia che per ricoprire il posto di capolista non sia stato chiamato un altro calabrese espressione della società civile.

  3. Cheyenne Curatola

    LISTE CHIUSE, IN CALABRIA È STATO ASCOLTATO IL TERRITORIO. COMINCIA LA RIVOLUZIONE CIVILE

    Un mese fa abbiamo lanciato un appello, dal basso, chiedendo la candidatura di Michele Conia come rappresentante delle nostre lotte. Oggi, tra le tante polemiche che invadono il web e la carta stampata, vogliamo spezzare una lancia in favore di questa Rivoluzione.
    In Calabria è stata ascoltata la voce dei territori, la voce di chi con una “firma” rappresenta la lotta e l’impegno quotidiano nella nostra regione e che riconosce in Michele Conia il suo naturale referente: nell’impegno contro la ’ndrangheta, per i diritti delle donne, dei migranti, per l’acqua bene comune, la tutela dell’ambiente e del territorio, per il lavoro, la cultura e l’istruzione. Accettiamo di buon grado la sesta posizione per il candidato da noi indicato. Posizione di testa considerato che i primi quattro della lista sono parte di quegli “esponenti della società civile” che RC ha scelto come testa di lista in tutto il Paese. Adesso è il tempo del lavoro e della lotta, a cui noi siamo abituati, consapevoli che la nostra impresa è troppo grande e troppo importante per perdere altro tempo. Vogliamo cominciare subito la nostra Rivoluzione civile. Noi ci siamo, siamo pronti e voi?

    I firmatari dell’appello per la candidatura di Michele Conia alla Camera

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