Ispezioni negli ospedali calabresi, denunce e azioni: ecco il resoconto del Nesci tour

Foto Cardio Reggio Calabria (1)

 

Da giovedì scorso per 6 giorni sono stata sospesa dalla presidenza della Camera dei Deputati, per cui non potrò partecipare ai lavori d’aula e di commissione. Avevo protestato, insieme ad altri colleghi, contro l’aumento delle tasse e contro i tagli a comuni, regioni e sanità. Pensate un po’: io sospesa, mentre i pianisti dei partiti che in aula votano per i parlamentari assenti possono stare sereni. Follie parlamentari. In questi giorni, però, sto approfittando della sanzione che mi ha inflitto la presidente Laura Boldrini per visitare gli ospedali calabresi.

 

di Dalila NESCI

 

Sono partita da San Giovanni in Fiore (Cosenza), la città del governatore della Calabria, Mario Oliverio, dove l’ospedale rischia di chiudere per causa dei tagli imposti dai vari governi e di una vecchia incapacità della politica. Ho incontrato medici, infermieri e pazienti, mentre a Roma litigavano di brutto, a Palazzo Chigi, per la nomina del commissario alla sanità calabrese, alla fine risoltasi in una classica spartizione della torta tra partiti (Pd e Ncd), con la nomina di Scura e Urbani.

Ho ascoltato gli appelli e le proposte dei sanitari, fermandomi per ore a visitare reparti ormai vuoti, le sale operatorie, la tac e la dialisi. Ho visto con quanta energia i lavoratori di questo ospedale s’impegnano ad andare avanti coi pochi mezzi di cui dispongono. Ho sentito un grande bisogno di considerazione del personale, una voglia di andare avanti e di non cedere alle decisioni del potere, che ovunque sta chiudendo servizi pubblici e negando diritti, a partire dalla salute.

Nesci a San Giovanni in FioreIl mio impegno proseguirà, raccogliendo testimonianze, sentimenti e bisogni negli altri ospedali calabresi. E non finisce qui. Ieri sono stata ai Riuniti di Reggio Calabria e oggi sarò all’ospedale di Vibo Valentia. In ogni modo continuerò a occuparmi della sanità calabrese, che è la priorità di questa mia terra, emarginata dal governo e spopolata dall’emigrazione. Ecco perché è necessario che il mio tour non sia un’esperienza a se stante. Non cadrà nel vuoto: al termine, infatti, predisporrò una serie di richieste alle direzioni generali delle Asp e anche al ministero della Salute. Un’altra sanità è possibile in Calabria, ma solo se lo vogliamo tutti, uniti e decisi, pronti a lottare per i nostri diritti.

Intanto, però, a tenere banco è soprattutto la questione del nuovo ospedale di Gioia Tauro. Ieri la Regione Calabria ha firmato il contratto per l’avvio dei lavori. Eppure noi l’abbiamo detto in tutti i modi possibili: sull’iter amministrativo dell’opera ci sono forti dubbi. Mi stupisce che ci sia stata tutta questa fretta per la firma del contratto di appalto, proprio perché sulla base dei nostri rilievi giuridici il dirigente generale del dipartimento regionale Lavori pubblici, Domenico Pallaria (che ho avuto modo di incontrare venerdì scorso, 13 marzo) mi aveva assicurato una verifica degli atti, prima di procedere. E invece niente. Non solo: con i colleghi calabresi M5S Nicola Morra, Federica Dieni e Paolo Parentela avevo interessato direttamente Mario Oliverio chiedendogli un incontro sul tema. Il governatore non ha risposto alle nostre richieste. Stessa cosa dicasi anche per l’assessore regionale ai Lavori pubblici, Antonino De Gaetano. Avevamo addirittura proposto loro un incontro con tutti i parlamentari calabresi, finalizzato a conoscere le procedure seguite per la costruzione dei quattro nuovi ospedali della Calabria. Niente, silenzio.

gioia tauroOliverio e De Gaetano non c’erano all’incontro di sabato scorso, 14 marzo, a Gioia Tauro per discutere dell’ospedale nuovo della Piana. Io c’ero, insieme all’ex sindaco di Gioia Tauro Renato Bellofiore, e a Jacopo Rizzo e Giacomo Saccomanno, membri di un comitato civico sulla questione. A moderare l’incontro, tenutosi a Palazzo Baldari, il giornalista del Quotidiano del Sud Michele Albanese. Nel corso dell’incontro si è fatto il punto sui buchi neri dell’iter legislativo seguito per la scelta del suolo dove costruire l’ospedale. Toccante è stato anche l’intervento di Alfonso Scutellà, padre di Flavio, il bambino morto nel 2007 a causa della disorganizzazione sanitaria. Scutellà era stato nominato dall’ex premier Romano Prodi, insieme ad altri genitori di minori vittime di malasanità, garante dell’iter per la costruzione. Ebbene, quando Scutellà ha visto che la costruzione dell’ospedale, sic et simpliciter, era stata spostata a Palmi, se n’è tirato fuori. Scutellà ha rimarcato, inoltre, l’atteggiamento di facciata della politica che non ha e non ha avuto alcun interesse a risolvere la questione della sanità, limitandosi a cavalcare l’onda sentimentale che nasce dai tanti casi di malasanità, sempre più frequenti in questa regione.

Il nostro obiettivo è la trasparenza. Per questo abbiamo chiesto – sabato a Gioia Tauro e nelle settimane precedenti – risposte certe, ancora non avute, sull’effettiva proprietà dei terreni su cui, a Palmi, si vuole edificare l’ospedale della Piana di Gioia Tauro. Domande legittime, dovute. Dinanzi alle quali si preferisce non rispondere. Inoltre, siamo in attesa che a riguardo si concluda l’iter per l’audizione – chiesta dal deputato M5S Riccardo Nuti – di De Gaetano e Oliverio in commissione parlamentare Antimafia, rispetto a possibili appetiti mafiosi collegati all’ospedale nuovo della Piana di Gioia Tauro.

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