La Calabria, l’Italia della cultura e del turismo

 

CulturaAl momento lo Stato, che dice di non avere soldi, elargisce finanziamenti solo a ricchi e vecchi operatori della cultura. Il Movimento Cinque Stelle intende riprendere in mano la Questione culturale italiana. Coniugare cultura e turismo è possibile e doveroso. Aderisco all’Agenda del turismo, articolata dal sito Ereticamente.it (qui il link). Lavoriamo insieme all’Italia della cultura, la quale comprenda anche e soprattutto la Calabria.

di Dalila NESCI

Danneggiato nei giorni scorsi un affresco a Palazzo degli Uffizi. La notizia, come prevedibile, è passata in secondo piano. La cultura non interessa. Con il linguaggio di oggi, si direbbe che non vende. Eppure, l’Italia ne è patria: Pompei, Firenze, Venezia, Roma, Napoli, Lecce, Palermo, Siracusa, Locri, Sibari e Crotone, giusto per non essere vaghi.

Pompei l’hanno abbandonata i governi nazionali e Firenze è l’esempio di una mobilità insostenibile, grazie al tram che ha sventrato l’Isolotto e il viale per Scandicci. Chi abita nel capoluogo toscano, simbolo del Medioevo, del Rinascimento e dell’avanguardia dei vari Miccini, Pignotti o Pelù, sa bene quanto esso stia perdendo la propria identità culturale. Se ne avvantaggia un mercato spicciolo; il quale, pure nella ristorazione, privilegia il gusto americano, il fast, il consumo rapido che distrugge l’economia. Il tipico, l’artigianale e il vero marchio italiano hanno subìto affronti e perdite enormi. Penso alla lavorazione dell’oro, della pelle, dei tessuti.

Andare a Santa Croce suscita stupore e rabbia in un tempo. Nella chiesa di Firenze campeggia la memoria viva del genio italiano, offuscata dalla corruzione sistemica e dal degrado del Paese, che all’estero identificano come luogo delle ruberie, della menzogna e dell’impunità.

Venezia è stata organizzata solo a misura di Biennale, con tutti i problemi del caso; Napoli ha vissuto la Coppa America ma affronta nel quotidiano l’incognita della spazzatura e della camorra, nonostante le promesse vendute alle ultime comunali. Locri, Sibari e Crotone patiscono l’abbandono voluto riservato alla Calabria, considerata un bacino di voti da alimentare con ricatti e con effetti speciali. In fatto di cultura mi riferisco ai grandi eventi che non portano nulla al territorio, terremotato in ogni senso.

Roma, sotto la guida di Gianni Alemanno, è diventata una città caotica, sporca e invivibile. Per di più, il fermento della capitale è stato bloccato da scelte assurde: da un lato, l’amministrazione capitolina ha ceduto alle lusinghe delle concessionarie dei giochi, che facilmente hanno aperto micidiali sale slot; dall’altro, invece, ha chiuso agli artisti importanti spazi di produzione culturale. Penso al Teatro Valle, occupato per reazione da giovani professionisti della cultura e della creatività. Per non parlare delle sorti di Cinecittà, vittima dall’indifferenza della politica.

Una volta l’Italia era famosa per la letteratura, la musica, il cinema e il teatro. Al momento lo Stato, che dice di non avere soldi, elargisce finanziamenti solo a ricchi e vecchi operatori della cultura. Così, ha comunque bruciato la lirica, la commedia, la sperimentazione. Peraltro, lo studio della musica è marginale nella scuola pubblica. Le discipline umanistiche sono inoltre considerate inutili, a beneficio, come dichiarò un ragazzo durante la manifestazione studentesca del 14 dicembre 2010 a Roma, di insegnamenti improvvisati per assecondare le esigenze di multinazionali e oligopolisti.

Il Movimento Cinque Stelle intende riprendere in mano la Questione culturale italiana: con la rete gratuita e con una programmazione a largo raggio che in concreto recuperi i beni e le attività culturali del Paese.

In particolare, è necessario accogliere i suggerimenti di chi si è formato nel campo dell’arte e della cultura e di chi lavora nell’ambito del turismo. Coniugare cultura e turismo è possibile e doveroso. Noi vogliamo farlo, insieme ai rispettivi operatori, che finora sono stati isolati e mortificati. E intendiamo muoverci con i cittadini, partendo proprio dall’ascolto fondamentale dei territori. In questo senso, aderisco all’Agenda del turismo, articolata dal sito Ereticamente.it (qui il link). Anche se i punti esposti sono in prevalenza di competenza regionale, a mio avviso si tratta di una buona base di partenza, per lavorare insieme all’Italia della cultura, la quale comprenda anche e soprattutto la Calabria.

One comment

  1. In qualità di direttore organizzativo di IRAMIC (Istituto Regionale Archivi Memoria e Identità della Calabria)
    condivido l’affermazione: “Al momento lo Stato, che dice di non avere soldi, elargisce finanziamenti solo a ricchi e vecchi operatori della cultura”. Inviterei ad indagare sull’uso dissennato dei Fondi Europei in Calabria, molti non acquisiti per assenza di progetti e moltissimi blindati da alcuni Assessori alla cultura per usi personali.

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