Sanità, la farsa del ricorso al capo dello Stato: Sirianni del Comocal fiancheggia Oliverio e Scura

dalila

 

Occorre fare alcune necessarie precisazioni riguardo al ricorso al presidente della Repubblica per cui, apparentemente contro la nuova rete dell’assistenza, ha spinto in ogni modo Alessandro Sirianni, presidente di Comocal. Ecco perchè la mossa di Sirianni è solo politica e mira a favorire Oliverio e Scura e non difende minimamente le ragioni degli ospedali di montagna.

 

di Dalila NESCI

 

È soltanto una presa in giro il ricorso al presidente della Repubblica per cui, apparentemente contro la nuova rete dell’assistenza, ha spinto in ogni modo Alessandro Sirianni, presidente di Comocal.

In relazione all’atto che alcuni comitati intendono presentare nelle prossime settimane, per opporsi al decreto con cui il commissario governativo alla sanità della Calabria, Massimo Scura, ha penalizzato gli ospedali di Serra San Bruno (Vibo Valentia), Soveria Mannelli (Catanzaro), Acri e San Giovanni in Fiore (Cosenza), bisogna fare alcune precisazioni necessarie.

Sirianni, infatti, ci aveva contattato perché chiedessimo la mera rimodulazione di questo decreto. Abbiamo obiettato d’averlo già fatto e che Scura e il governatore regionale, Mario Oliverio, sono sordi perché d’accordo su tutto.

Abbiamo sottolineato la necessità, invece, di impugnare il provvedimento, mettendo subito a disposizione il nostro avvocato, Domenico Monteleone, che aveva già predisposto l’azione legale, chiedendo un compenso puramente simbolico da corrispondere senza scadenze.

Dopo aver formalmente assentito, Sirianni, presentatosi quale portavoce dei comitati montani, ha fatto retromarcia, col successivo annuncio alla stampa di ricorrere in via straordinaria al capo dello Stato.

Riteniamo che la mossa sia stata tutta politica per favorire Oliverio e Scura, in quanto il ricorso al capo dello Stato non è giurisdizionale ed è soggetto a condizioni che lo giustifichino. Tale azione prova, al di là di ogni ragionevole dubbio, che Sirianni non difende le ragioni degli ospedali montani e che lavora, nella buona fede di molti, per fiancheggiare il potere che danneggia la sanità calabrese e, soprattutto, quella delle zone più disagiate.

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