La mia lettera a Mattarella: il capo dello Stato fermi gli abusi di Scura sul polo “Dulbecco”

mattarella

 

Finora sono abbastanza sola a difendere la legalità nella sanità calabrese. Il governatore della Calabria Mario Oliverio e il presidente (del Consiglio regionale) Nicola Irto tacciono da tempo sulle forzature dei commissari governativi riguardo all’integrazione tra gli ospedali Pugliese e Mater Domini. Come ho detto e scritto tante volte, la materia è di competenza esclusiva del Consiglio regionale. Pur non avendo nostri rappresentanti M5S, siamo i soli a difendere la potestà legislativa del Consiglio regionale. Ho dunque scritto al Capo dello Stato…

 

di Dalila NESCI

 

Gli ho chiesto, già dalla sua visita in Calabria del prossimo 30 gennaio, “un intervento di riequilibrio dell’ordine naturale delle potestà legislative e dei rapporti istituzionali”.

Indirizzata anche al governatore Mario Oliverio e al presidente del Consiglio regionale, Nicola Irto, la mia lettera di oggi nasce dal fatto che il commissario Massimo Scura e il sub-commissario Andrea Urbani intendono decretare l’integrazione, obbligando il consiglio regionale a rimuovere ogni ostacolo normativo.

Ho argomentato giuridicamente l’infondatezza del percorso avviato dalla struttura commissariale, che sta gravemente abusando della delega del governo. “I gravi tagli alla spesa sanitaria – ho sottolineato – operati nell’ambito del suddetto piano di rientro, progressivi e sempre penalizzanti, sono un vero imbroglio. Lo conferma il X Rapporto Sanità, da cui emerge che” i cittadini calabresi “sono costretti ad affrontare in proprio aggravi molto maggiori rispetto a quelli di aree settentrionali del Paese, benché la Calabria abbia meno finanziamenti sanitari, più patologie croniche e comorbilità”.

“In sostanza – ho rimarcato – il piano di rientro serve a perpetrare una remota logica di marginalizzazione dell’estrema punta del Sud italiano, coperta dalla vulgata degli sprechi locali e delle ridondanti necessità di correttivi, spesso funzionali a mere mire affaristiche, consentite e alimentate a più livelli istituzionali”.

“Il commissariamento – ho scritto al capo dello Stato – si traduce, nei fatti, in un mezzo per cancellare servizi sanitari essenziali, comprimere il diritto alla salute, attivare forzatamente delle consulenze e favorire strutture sanitarie, come il policlinico dell’Università di Catanzaro, che hanno già utilizzato in scioltezza ingenti risorse pubbliche, con conseguenti disavanzi e vicende ancora da chiarire”, tipo il declino della Fondazione Campanella.

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