La mia lettera sull’integrazione tra Pugliese e Mater Domini

Lettera istituzioni

La politica è autonomia passione indipendenza, condivisione, difesa dell’interesse e del ‪‎bene‬ comune. Consapevole, ho scritto una lettera ai vertici delle ‪istituzioni‬, dopo aver discusso a Catanzaro con il commissario alla sanità calabrese e con il collegio direzionale dell’ospedale “Pugliese”. Il tema, molto delicato, è l’integrazione tra il “Pugliese” e il policlinico universitario “Mater Domini”. Ho dato il mio contributo vivo, come leggerete qui sotto, alla ‪‎tutela‬ della salute dei calabresi, che deve prevalere su appetiti ed equilibri di potere.
Eccovi il testo integrale della mia lettera.

di Dalila NESCI
Preg.mi tutti,
l’integrazione tra gli ospedali “Pugliese-Ciaccio” e “Mater Domini” è di certo un’opportunità per il territorio catanzarese e l’intera Calabria. La sanità regionale soffre da decenni per causa di pratiche clientelari, politiche scellerate, interessi di palazzo e mafia, incapacità gestionale e tagli disumani connessi al sistema dell’euro, che fa debito dall’emissione della cartamoneta.
Finora l’illegalità dilagante ha condizionato e a volte compromesso la tutela della salute in Calabria. Ciononostante ha insegnato molto poco l’emergenza sanitaria disposta nel 2007 dopo la morte, inaccettabile, dei giovanissimi Federica Monteleone, Flavio Scutellà ed Eva Ruscio. Da allora la sanità, spesso sganciata dalle regole, è rimasta in largo un affare, uno strumento di consenso politico e illeciti arricchimenti, sempre a danno dei cittadini.
Alle istituzioni calabresi è mancato il dialogo, il raccordo, la capacità di reagire, intervenire e cambiare.
Dal 2010 è iniziato il piano di rientro dal disavanzo sanitario, che ha obbligato la popolazione a grossi sacrifici: emigrazione, spostamenti interni, rinunce e contestuale aumento delle tasse. In cambio l’amministrazione pubblica, centrale o periferica, ha dato disservizi pesanti e creato sfiducia e paure diffuse, con qualche sana eccezione.
È arrivato il momento di voltare pagina, intanto comprendendo il ruolo di ciascuno in questo momento storico di crisi della Repubblica, segnato da cortocircuiti istituzionali indicativi di una crescente deresponsabilizzazione rispetto ai bisogni collettivi e al futuro comune.
Nel passato sono stati commessi molti gravi errori. Di questi il più emblematico è il caso della Fondazione Campanella, per cui la Regione Calabria e l’Università di Catanzaro hanno responsabilità istituzionali innegabili. A riguardo c’è stato un enorme spreco di risorse, col risultato che vi sono lavoratori a spasso, strutture chiuse e macchinari probabilmente inutilizzati, abbandonati alla polvere.
Negli anni l’Università di Catanzaro, che ha specifica vocazione di ricerca e insegnamento, si è dedicata in prevalenza alla cura della patologie croniche, lasciando all’ospedale “Pugliese” gran parte dell’attività di emergenza-urgenza. L’Università non ha mai avuto un pronto soccorso, ha prediletto gli interventi in elezione e laureato studenti che non hanno mai visto, per esempio, un politrauma o una banale frattura; benché la Regione Calabria abbia versato – e versi – all’ateneo un illecito surplus di finanziamento di 12 milioni annui, anche in mancanza di un protocollo d’intesa valido.
Possiamo essere credibili, se non risolviamo taluni nodi cruciali in quanto istituzioni? Possiamo vincere la sfida di una sanità migliore, se sopravvivono anomalie, antipatie, chiusure, disparità, silenzi e comportamenti contrari ai criteri scientifici e perfino al buon senso?
Mi riferisco, nello specifico, alla composizione della commissione cosiddetta «paritetica» preposta all’integrazione in argomento e ai suoi lavori in corso: si vorrebbero sopprimere primariati in egual misura, a prescindere dal volume, dall’appropriatezza e dalla qualità delle prestazioni. Non possiamo trattare una materia così delicata come se fosse, perdonatemi, una compravendita di strade del gioco “Monòpoli”.
Ieri al commissario Scura ho proposto di uscire dalla commissione paritetica, per fare da arbitro rispetto alle indicazioni tecniche delle parti. Il mio appello, dunque, è che tutte le istituzioni in elenco ritrovino il dialogo, procedano per ragionevolezza e considerino, in testa, le necessità reali dei calabresi. Se in questo senso ci sarà uno sforzo comune, Catanzaro e la regione intera potranno avere una struttura ospedaliera pubblica di notevole livello, con un’offerta sanitaria finalmente completa e pertanto in grado di sostenersi da sé. Vi sarebbe una riduzione dei costi e un netto miglioramento dei servizi, con il concorso delle professionalità e delle competenze del personale sanitario coinvolto.
Mi auguro, allora, che vogliate sposare tutti questa mia proposta. E spero che intanto il governatore della Calabria la faccia propria, insieme al vicepresidente della Regione, che nel contempo è ordinario di spicco dell’Università di Catanzaro. Si tratta di promuovere una giusta sintesi, nel senso che ho suggerito, partecipando attivamente al riordino della sanità in corso; che, peraltro, a mio avviso – l’ho detto ripetutamente e scritto in atti parlamentari – spetta per legge alla Regione, a partire dal 1 gennaio 2013.
Allo stato attuale, perciò, nessuno può esimersi da un’analisi incondizionata di prospettiva e da un atteggiamento conseguente; dal governatore Oliverio al commissario ad acta Scura, dal rettore Quattrone al commissario Panella, e, se volete, inclusa la sottoscritta, che prova a contribuire al bene comune con argomenti articolati e in limpida autonomia.
In attesa di riscontro, vi porgo i migliori saluti.
Roma, 3 novembre 2015
Dalila Nesci
deputato ‪‎M5S‬

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