La Rai e la mistificazione della realtà

Punto interrogativo

 

Forse non tutti lo sanno, ma quando si presenta un’interrogazione in Commissione Vigilanza, la Rai è tenuta sì a rispondere, ma poi non sono ammesse repliche da parte dei parlamentari, col risultato che da Viale Mazzini possono dire tutto e il contrario di tutto, dato che poi nessuno può controbattere. Un sistema che ha già dimostrato la sua assurdità pochi giorni fa in merito alla vicenda (surreale) del Tgr Calabria e della lettera di raccomandazione inviata da Ernesto Magorno a Matteo Renzi.

 

Di Dalila NESCI

Passano soltanto pochi giorni e ci troviamo dinanzi ad una situazione assolutamente e tristemente simile. Lo scorso 11 aprile ho presentato un’interrogazione in merito al resoconto offerto dal Tg3 nazionale in merito alla discussione al Senato sul ddl sul voto di scambio. Molti lo ricorderanno: a causa della riduzione delle pene prevista nel testo e della scomparsa della cosiddetta “messa a disposizione” del politico nei confronti del mafioso, il M5S ha presentato 105 emendamenti finalizzati proprio alla reintroduzione della “messa a disposizione” e ad un nuovo incremento delle pene. Al che il presidente del Senato ha risposto ancora una volta col ricorso alla ghigliottina.

Questi i fatti. Come avrà affrontato la cosa il Tg3? Dimostrando ancora una volta (e palesemente) un trattamento diverso tra M5S e forze parlamentari, dato che, nei servizi di quei giorni, si è lasciato intendere che la colpa del caos fosse dei nostri colleghi al Senato (“A Palazzo Madama oggi è scoppiata di nuovo la protesta dei Cinque Stelle…”), senza però specificare minimamente le ragioni del nostro ostruzionismo. Su queste c’è stato il silenzio assoluto del Tg3 che, invece, non è stato dimentico di ricordare le ragioni addotte dal Pd sulla “bontà” del testo, dato che è stato definito “equilibrato e perfetto” da Raffaele Cantone e Franco Roberti. Il risultato a detta nostra è che, chi ha ascoltato il Tg3 di quei giorni, avrà avuto un’idea paradossale: noi del M5S brutti cattivoni che non dicono “sì” a nulla nemmeno quando di mezzo c’è la lotta alla mafia, e il Pd eroe della patria.

Cosa avrà risposto la Rai a quest’interrogazione? Il paradosso: si legge nella risposta fornita che “considerando che nel servizio relativo ad un dibattito in aula comparivano solo i sonori dei parlamentari 5 Stelle, paradossalmente l’accusa di imparzialità e incompletezza potrebbe essere avanzata non già dal Movimento 5 Stelle, ma semmai dagli altri gruppi politici”. L’assurdo, appunto. Bisogna infatti precisare che i due spezzoni ripresi e riportati (spezzoni degli interventi dei colleghi senatori Santangelo e Giarrusso) sono spezzoni che ho definito nell’interrogazione “di contorno” (dell’intervento di Santangelo si riporta il passaggio in cui dice: “Noi vi accompagneremo giorno dopo giorno considerando la vostra età avanzata…”). Si sarebbero invece potute riportare gli spezzoni nei quali entrambi i nostri senatori parlano, in maniera netta e chiara, del favore che questa norma fa alle mafie. E invece niente.

Il ragionamento della Rai poggia su un assurdo, confondendo quantità e qualità. È come se si dicesse: vi abbiamo offerto spazio, quindi vi abbiamo addirittura favorito rispetto agli altri partiti. Peccato però che, come abbiamo riportato dettagliatamente nella nostra interrogazione, sono stati ripresi quegli spezzoni che, a un occhio non attento, hanno fatto passare l’idea di un M5S sterilmente contro tutto e tutti, anche contro la norma (firmata Pd) sul voto di scambio.

Insomma, mistificazione della realtà e null’altro, capovolgimento delle parti. Questo non è servizio pubblico. Questa è la Rai che non vogliamo.

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