La Rai, le slot, il senso del rispetto e il dio-denaro

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La Rai deve dimostrare maggiore rispetto nei confronti di tutte quelle famiglie che hanno vissuto in prima persona il dramma del gioco d’azzardo. Ecco perché ho presentato un’interrogazione in Commissione Vigilanza affinchè si rimuova uno spot trasmesso in Rai di un portale di gioco online da cui emerge nient’altro che un gusto per il macabro e uno sfottò inutile, dannoso e assolutamente irrispettoso.

di Dalila NESCI

 

Mettiamoci nei panni di una madre, di un padre, o di un figlio che, malauguratamente e per i motivi più disparati, si sia ritrovato a vivere la drammatica esperienza del gioco d’azzardo. Ammettiamo poi che con tanta fatica questa persona sia riuscito ad uscire dal lungo e oscuro tunnel del gioco e che, un bel giorno, facendo zapping in televisione, capiti su una pubblicità trasmessa dalla Rai (sì, il servizio pubblico!) tutta incentrata su un ragazzo preso a tal punto dal gioco della slot machine che si isola completamente dalla realtà circostante, fino a provocare l’incidente di un ciclista il quale va a schiantarsi contro la stessa slot machine, saltando brutalmente in aria.

Cosa mai potrà pensare? Quale – bassa – opinione potrà avere della Rai che si dimostra pronta a rinunciare al suo compito di formazione civica e morale pur di rispondere “sì” alla chiamata del dio-denaro? Questo, perlomeno, è quello che più di qualcuno ha probabilmente pensato quando ha visto lo spot pubblicitario di “Star Vegas”.

Ecco che allora in tanti hanno inviato lettere di protesta all’IAP (Istituto d’Autoformazione Pubblicitaria), l’ente che regolamenta appunto la comunicazione pubblicitaria. Decisione più che legittima dato che, Codice della Comunicazione Commerciale alla mano, lo spot viola diversi articoli. Uno su tutti? Il 28ter (dedicato proprio alle pubblicità di “giochi con vincita in denaro”), secondo cui “la comunicazione commerciale relativa ai giochi con vincita in denaro, autorizzati sul territorio italiano, non deve contrastare con l’esigenza di favorire l’affermazione di modelli di comportamento ispirati a misura, correttezza e responsabilità”. Cristallino.

Cosa avrà allora risposto l’IAP? Nulla: lo spot è legittimo poiché non ci sono “profili tali da ritenerlo in contrasto con le norme del Codice di Autodisciplina della Comunicazione Commerciale”. “La narrazione – continua ancora l’Istituto – costituisce infatti un’iperbole pubblicitaria”, peraltro prevista dall’articolo 2 del Codice della Comunicazione Commerciale. Una iperbole? Basterebbe questo, dunque, per lavarsi le mani da ogni responsabilità dinanzi a coloro che, realmente e drammaticamente, hanno vissuto la drammatica esperienza del gioco d’azzardo?

La Rai non può far finta di nulla soltanto per non compromettere il ritorno economico pubblicitario. Deve intervenire, e subito. L’assenza di volgarità, la non rappresentazione di atti di violenza fine a se stessa, il decoro, il buon gusto ed il rispetto della sensibilità degli utenti sono tutti principi ricordati nella Carta dell’informazione e della programmazione a garanzia degli utenti e degli operatori del Servizio pubblico radiotelevisivo. E sono criteri che, per legge, devono informare tutta la programmazione del servizio pubblico, compresi i messaggi pubblicitari.

Ecco perché ho chiesto all’azienda quali azioni intenda promuovere dato che, secondo l’articolo 5 del contratto della pubblicità radiotelevisiva, la concessionaria pubblica può avvalersi, “in qualsiasi momento” e “per esigenze connesse alla natura di pubblico servizio”, della facoltà di “non diffondere e/o di sospendere la diffusione dei messaggi pubblicitari”.

È anche in questo, nel rispetto di chi ha sofferto o soffre tuttora, che la Rai deve recuperare il suo compito morale, etico e civile.

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