La rinuncia del papa e i vecchi, futuri problemi politici

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Il giorno dopo l’annuncio delle dimissioni di Benedetto XVI, la discussione pubblica si concentra su due questioni alternative: si tratta di una libera scelta per malattia oppure dietro c’è un complotto, che, per esempio, Il Fatto Quotidiano anticipò l’anno scorso.

di Dalila NESCI

I giornali di oggi sono pieni di commenti. In base al singolo orientamento, si legge di una scelta in sé coraggiosa o di un segno della laicizzazione della Chiesa, della modernità entrata inevitabilmente nello spazio vaticano e nel giudizio del pontefice. Ieri il presidente della Repubblica aveva espresso «massimo rispetto» per la decisione dell’uomo e del papa. Oggi, Eugenio Scalfari ha articolato su Repubblica la tesi della secolarizzazione del cattolicesimo, anticipata nelle dichiarazioni a caldo del direttore Ezio Mauro.

Non vogliamo entrare nel merito: osserviamo semplicemente che il fatto, imprevisto, inatteso e sorprendente, presto raccontato e approfondito dai media del mondo intero, toglie campo e peso al dibattito politico italiano, destinato a diventare mero contorno fino alle elezioni del 24 e 25 febbraio.

Una riflessione sul caso è comunque doverosa: primo perché il Vaticano è un’enclave nella città di Roma; secondo perché, di conseguenza, la sua gerarchia ha sempre influenzato, e non poco, le scelte pubbliche. Vogliamo ricordare tre grandi temi, in proposito: la procreazione medicalmente assistita, l’uso terapeutico delle cellule staminali e l’alimentazione artificiale, collegata al fine vita e all’eutanasia.

In merito alla procreazione, va richiamato storicamente l’appello del cardinale Camillo Ruini ai cattolici, affinché non votassero al referendum del 2005. All’epoca, l’ex radicale Francesco Rutelli, ricostruitosi centrista, promosse la linea del cardinale e vinse l’astensionismo.

Al di là delle convinzioni degli italiani, la dialettica politica fu segnata da una sorta di imposizione, dal tipico dettame di vertice, che non è tanto cristiano né democratico. La stessa distorsione del confronto si ebbe sugli altri due punti: staminali e stato vegetale della persona. Non fu possibile, cioè, affrontare serenamente quei problemi, benché il cardinale Carlo Maria Martini dissentì da certe impostazioni proibizionistiche, obiettando con chiarezza che il Vangelo promuove l’uomo nella sua esistenza; il che significa pratica della comprensione, della carità e dell’aiuto.

Non è questo il momento – né il mezzo si presta – per addentrarsi in analisi di specie. Vogliamo invece augurarci che il prossimo papa e i nuovi parlamento e governo trovino tempi e modi per un confronto aperto sui reciproci rapporti e sul futuro dell’Italia, schiacciata da un capitalismo che ha abusato della fede e cancellato la dignità delle persone, dei lavoratori e delle istituzioni pubbliche.

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