La sanità calabrese paralizzata. E ancora manca il commissario

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L’assenza del commissario per il rientro dal debito sanitario della Calabria sta creando danni enormi, nel silenzio generale. Ecco perchè oggi io e il collega M5s Paolo Parentela abbiamo presentato un’interrogazione parlamentare rivolta al ministro della Salute Beatrice Lorenzin.

di Dalila NESCI

Nell’atto abbiamo denunciato l’assurda chiusura temporanea delle sale operatorie all’ospedale di Acri (Cosenza) “Beato Angelo”, dovuta alla mancanza di un elettricista nella pianta organica. Al momento, non si potranno tenere interventi che, potenzialmente, potrebbero durare più di 60 minuti, il che equivale a dire che tutte le operazioni di una certa entità non si potranno fare in loco.

Ma nell’interrogazione siamo andati anche oltre, illustrando altri casi concreti di abbandono, a partire dal diritto ad un punto di emergenza nella valle del Savuto. Tutti esempi che testimoniano il gravissimo vuoto in corso nella gestione della sanità calabrese, che ha paralizzato l’attuazione del piano di rientro dal debito sanitario calabrese e determinato una paralisi generale rispetto alla riorganizzazione dei servizi.

A titolo di esempio basti pensare ancora alla vicenda dei 41 lavoratori ex Obiettivo Lavoro, già in servizio presso strutture dell’Asp di Cosenza, i quali, benché aventi diritto a nuova assunzione, sono da mesi in attesa di specifiche comunicazioni aziendali, come già rappresentato al prefetto di Cosenza.

È necessario, dunque, che venga nominato subito il commissario per il piano di rientro, perché adesso non ci sono le condizioni, in Calabria, per garantire pienamente il diritto alla salute previsto in Costituzione.

2 commenti

  1. MIO PAPA’, 65 anni, è morto nell’Ospedale Pugliese Ciaccio di Catanzaro per Malasanità.
    In data 27/12/2013 il mio papà Salvatore Còndino moriva dopo un mese di estrema sofferenza nel reparto di chirurgia dell’ospedale Pugliese Ciaccio di Catanzaro; era stato operato di colecisti in data 29/11/2013.
    Doveva essere una normale operazione alla colecisti invece con l’intervento, avvenuto attraverso laparoscopia, i medici hanno creato danni all’addome, generando complicanze alle quali non sono riusciti a porre nessun rimedio per negligenza ed incapacità.
    Dalla perizia redatta dai medici legali risulta che nei giorni successivi all’operazione chirurgica si sarebbero potuti effettuare una serie d’interventi che avrebbero condotto mio padre ad una guarigione, invece sono stati eseguiti interventi tutti sbagliati che hanno portato alla sua morte (tutto spiegato nella perizia redatta da equipe di medici legali).
    I medici che hanno eseguito il primo intervento con errore grave ed i successivi interventi tutti errati, sono:
    Primo intervento (che ha causato gravi danni all’addome):
    Signorino Aidala, primario del reparto di chirurgia dell’ospedale Pugliese Ciaccio, al quale il mio caro papà si era affidato;
    Francesco Arone, collaboratore del primario, reparto di chirurgia dell’ospedale Pugliese Ciaccio.
    Pasquale Castaldo, collaboratore del primario, reparto di chirurgia dell’ospedale Pugliese Ciaccio.
    Nicola de Grazia, collaboratore del primario, reparto di chirurgia dell’ospedale Pugliese Ciaccio.
    Dario Bava, medico reparto endoscopia chirurgia operativa dell’ospedale Pugliese Ciaccio.

    Oltre ai medici di sopra sono intervenuti altri medici nell’eseguire interventi successivi e nel post operatorio, di alcuni dei quali ricordo i nomi e li riporto:
    Domenico Rondinelli, dottore reparto di chirurgia dell’ospedale Pugliese Ciaccio, intervenuto nel post operatorio
    Antonio Domenico Raynal, dottore reparto di chirurgia dell’ospedale Pugliese Ciaccio, intervenuto nel post operatorio
    Giovanni Laino, dottore reparto di chirurgia dell’ospedale Pugliese Ciaccio, intervenuto nel post operatorio
    Oscar Tommasini, primario reparto endoscopia chirurgia operativa dell’ospedale Pugliese Ciaccio, intervenuto in uno degli interventi successivi al primo.
    Dott.ssa Ladislava Sebkova, medico reparto Gastroenterologia ed Endoscopia Digestiva dell’ospedale Pugliese Ciaccio, intervenuta in uno degli interventi successivi al primo.

    E tutti i medici del reparto di chirurgia ed altri reparti dell’ospedale Pugliese Ciaccio, che pur visitando il paziente nel post operatorio non hanno dato nessun contributo a intraprendere la strada giusta che avrebbe portato a salvare la vita di mio padre.

    Il mio dovere adesso è quello di informare della pericolosità che esiste nell’ospedale Pugliese Ciaccio di Catanzaro, avvisando la popolazione che in tale ospedale un banale intervento chirurgico può essere fatale, per negligenza ed incapacità medica, per assenza dei requisiti minimi igienico sanitari dell’ospedale, che portano ad aggravare le condizioni dei pazienti con infezioni contratte nell’ospedale stesso (tra tutte le conseguenze per errore medico cagionate al mio papà vi è stata anche una infezione contratta nell’ospedale); credo che non possa esistere un ospedale dove il malato che esce dopo un’operazione venga condotto con lo stesso ascensore che attimi prima era servito a condurre i rifiuti, inammissibile. Invito le persone, quando è possibile, per operazioni che possono programmarsi, a non recarsi assolutamente in questo ospedale, ma di cercare ospedali presenti in altre regioni che rappresentano eccellenze nello specifico caso che occorre (nella Regione Calabria credo che è impossibile trovare strutture alternative visto che l’ospedale Pugliese Ciaccio rappresenta la migliore struttura, per cui posso solo immaginare le condizioni delle altre strutture). Il mio caro papà si era fidato di questo primario Signorino Aidala, era andato a visita da lui, aveva ricevuto su di lui informazioni positive, mi aveva portato il suo curriculum che con mio fratello minore avevano scaricato dal portale internet dell’ospedale, mi avevano fatto notare il notevole numero di interventi che aveva eseguito, oggi dico che in quel curriculum purtroppo non è indicato l’esito degli interventi; e solo adesso scopro che l’ospedale di Catanzaro è stato classificato il peggiore tra gli ospedali italiani per interventi alla colecisti con laparoscopia (fonte: articolo http://www.tantasalute.it.) Mio padre si era voluto operare nella sua regione e si fidava totalmente, si è voluto fidare fino alla fine, ma coloro ai quali si era affidato lo hanno condotto alla morte.
    Oggi, io sottoscritto, ing. Michele Condino, figlio della vittima, sulla base di documenti redatti da equipe di medici legali e sulla base di osservazioni dirette sulla condotta dei medici durante un mese di ricovero post operatorio, ritengo l’ospedale Pugliese Ciaccio di Catanzaro ed i medici sopra descritti responsabili della morte di mio papà Salvatore Condino di 65 anni, che ha lasciato mia madre, cinque figli con le famiglie,nipotini. Voglio rendere pubblico quanto accaduto per contribuire a salvare vite umane mettendo in luce l’ennesimo caso di mala sanità causato da questo ospedale, alcuni denunciati altri avvengono nel più totale silenzio solo perché la perdita di un familiare fa cadere le persone nel totale dolore privandoli della forza persino di reagire per chiedere giustizia.
    Questo ospedale deve essere migliorato sia del personale medico, in alcuni reparti sotto la soglia della mediocrità, con medici che raggiungono la più totale incompetenza generando direttamente o indirettamente gravi danni ai pazienti conducendoli alla morte; sia dal punto di vista della struttura della quale anche visivamente è possibile verificare la mancanze dei minimi requisiti igienico sanitari.
    Mi rivolgo a tutti gli organi responsabili d’intervenire per sanare l’ospedale Pugliese Ciaccio, arrestando la scia di morte che esso genera.
    Mi rivolgo a quei medici dell’ospedale stesso che fanno egregiamente il loro dovere sebbene con difficoltà (credo siano una ridotta minoranza), di essere loro stessi ad intervenire per risolvere definitivamente i gravi problemi che esistono in molti reparti, con medici che generano solo morte in quanto incapaci sia nella fase di diagnostica (avviene molte volte), sia nell’eseguire gli interventi, sia nel post operatorio.
    Ing. Michele CONDINO
    (Figlio vittima per malasanità ospedale Pugliese Ciaccio di Catanzaro)
    Si allega alla presente relazione redatta su testimonianza dei familiari che hanno assistito per tutto il tempo del ricovero.
    RELAZIONE DEI FAMILIARI:
    Di seguito riporto la descrizione eseguita da noi familiari dei tragici giorni di ricovero in ospedale “Pugliese Ciaccio” di Catanzaro di mio padre signor Condino Salvatore , ricoverato in data 28-11-2013 per operazione alla colecisti, deceduto nel medesimo ospedale in data 27-12-2013.
    La relazione riguarda la ricostruzione per analisi visiva di quanto osservato dai noi familiari.
    Premessa:
    Il signor Condino Salvatore si era recato all’ospedale Pugliese Ciaccio di Catanzaro in data 18-09-2013 ed aveva eseguito visita presso il primario del reparto di chirurgia Dott. Signorino Aidala, il quale dopo la visita aveva detto che non poteva operare subito perché la colecisti non presentava infiammazioni, che per poter operare dovevano passare almeno tre mesi.
    E veniva prenotato dallo stesso primario per l’operazione di Calcoli alla Colecisti per i primi di dicembre 2013.
    Il signor Condino Salvatore, visti i disturbi legati all’ictus celebrale ( lo aveva avuto fine agosto 2013 contemporaneamente ad una forte colica generata da infiammazione alla colecisti) , aveva effettuato anche visita neuorologica presso l’ospedale Pugliese Ciaccio dal dott. Cannistrà in data 15-10-2013, il quale aveva visto dalla risonanza che vi era una piccola lesione celebrale e che comunque doveva nel più breve tempo possibile operarsi di colecisti perché si sarebbe potuta infiammare causando danni più rilevanti dal punto di vista celebrale, visto che probabilmente l’ictus era stato causato dalla forte colica derivante dai calcoli alla colecisti.
    In data 23-10-2013 il signor Condino Salvatore viene ricoverato nell’ospedale pugliese Ciaccio per colica alla colecisti accompagnata da febbre. Viene sfebbrato ma il primario Aidala con altri medici non decidono di operare subito ma di aspettare la data che era stata programmata dei primi di dicembre.
    Quindi il 31-10.2013 viene dimesso dall’ospedale Pugliese Ciaccio.
    Il 6-11-2013 il signor Condino Salvatore aveva eseguito anche visita presso il dott. Rodinò dell’Ospedale Pugliese Ciaccio, per verificare le condizione della colecisti , che risulta piena di calcoli, il dottore prescrive tempestivo intervento alla cistifellea per eliminare i calcoli.
    In data 8-11-2013, il signor Condino Salvatore effettua visita presso altro Neurologo, che conferma quanto già prescritto nella prima visita neurologica, e ribadisce che bisogna che venga effettuata tempestivamente l’operazione alla colecisti in quanto l’ictus non rappresenta un problema.
    Ricovero in ospedale per operazione:
    Giorno 25-11-2013, Salvatore fu chiamato a fare gli esami preparatori, non gli sospendono la cardiospirina in quanto avrebbero provveduto loro a chiamare giorni prima dell’operazione per fargli sospendere il farmaco.
    Nei giorni successivi Salvatore manifestava piccoli sintomi di infiammazione senza febbre, si era recato al pronto soccorso dopo già aver chiamato segretaria del primario Aidala, la quale aveva consigliato di recarsi al pronto soccorso.
    Il signor Condino Salvatore viene ricoverato il giorno 28-11-2013 mattina nel reparto di chirurgia del Pugliese Ciaccio. La sera stessa gli viene comunicato che sarebbe stato operato il giorno dopo, non più dopo almeno sei giorni dalla sospensione del farmaco cardiospirina così come gli era sempre stato comunicato.
    Salvatore chiede come mai non bisognava sospendere più la cardiospirina, gli viene comunicato dal dottore di turno, che non era necessario, avrebbero provveduto loro a fargli una puntura di contrasto (dalla cartella clinica si evince che non fu mai fatta tale puntura). Non si capisce il motivo di tanta fretta, nei giorni dopo il dottor Castaldo del team del primario ci comunica che si era deciso di operare in quanto si era liberato un posto.
    La raccomandazione della sospensione della cardiospirina ci era stata prescritta più volte anche dal neurologo dott. Cannistrà , quando aveva effettuato la visita.
    Salvatore entra in sala operatoria giorno 29-11-2013 mattina, esce alle ore 15:00, lamentando con forti grida , forti dolori .
    Ci viene comunicato dal primario dott. Aidala, che ha operato, che l’operazione è andata a buon fine, e che siccome i calcoli erano andati nelle vie biliari si era dovuto procedere subito con altra operazione per il recupero di questi calcoli. Infatti ci viene spiegato da altro dottore che ha eseguito l’operazione per prelevare i calcoli dalle vie biliari (del reparto di chirurgia endoscopica), che l’operazione era andata a buon fine ma che era stata complicata in quanto l’intestino era pieno. Si precisa che Salvatore non era stato tenuto a digiuno ma gli avevano prescritto il mangiare anche la sera prima della operazione.
    Dopo l’operazione salvatore è molto sofferente, lamenta forte dolore all’addome, ha un tubo per l’aspirazione dei liquidi.
    Il giorno dopo viene visitato dai chirurghi che lo hanno operato Aidala ed Arone, si accorgono che la ferita ha bisogno di una medicazione perché infetta, questo deve essere fatto in sala operatoria, ma per non spaventare il paziente già sofferente, viene portato in una saletta di medicazione al piano di sopra, dove il dott. Arone esegue con anestesia locale la medicazione ed esce dicendo che è tutto ok, che non ci dovevamo spaventare, ci dice che ci era stato qualche problema alla ferita in quanto il paziente prendeva la cardiospirina e quindi il sangue era molto fluido. Il pomeriggio dello stesso giorno notiamo noi parenti che il tubo di aspirazione è pieno di sangue con un flusso continuo, chiamiamo l’infermiere che chiama il medico,arriva il medico, dopo arrivano altri medici, dopo un po’ escono dicendo che sul paziente è in corso una importante emorragia interna e deve essere portato in sala operatoria per essere tamponata.
    L’operazione di arresto dell’emorragia viene fatta sempre per via endoscopica, e va a buon fine, ci viene spiegato dal dott. Rondinelli che l’emorragia aveva interessato “ l’incrocio” tra le vie biliari ed il duodeno, ed era dovuta al taglio con laser che era stato effettuato nell’operazione di recupero dei calcoli nelle vie biliari.
    Da subito Salvatore ha la febbre alta, gli vengono somministrati farmaci, che l’abbassano, ma cessato l’effetto dei farmaci la febbre compare alta.
    I medici dicono che è normale in quanto febbre post operatoria.
    Dopo quattro giorni la febbre non scompare, noi familiari siamo preoccupati, e chiediamo ai medici i quali dicono di non sapere a cosa è dovuta, e che stanno approfondendo per capirlo.
    Vengono da noi riscontrate anomalie nella misurazione della febbre, per cui portiamo nostro termometro, ed infatti scopriamo che alcuni infermieri sbagliavano a misurare la febbre con loro termometro, dando dei valori completamente distanti dalla realtà, sollecitati a rimisurare la febbre si scopre che il valore era quello rilevato da nostro termometro.
    Dopo qualche giorno ci viene comunicato che la febbre è dovuta ad una infezione contratta probabilmente in sala operatoria, della quale però non conoscono il tipo di germe e quindi procedono con antibiotici generici in attesa di avere gli esami di identificazione del germe con l’elenco degli antibiotici al quale è sensibile. Per fare questo devono però prelevare del liquido presente nell’addome.
    Rilevano da ecografia che vi è un deposito di liquido anche nei polmoni, per cui viene portato nel reparto di radiologia diagnostica e viene aspirato il liquido dai polmoni, mentre provano a aspirare il liquido presente nell’addome, facendo anestesia locale, ma non ci riescono; il dott Aidala ed Arone dicono di non riuscirci in quanto non vedono bene il punto da dove aspirare, in oltre tali tipi di operazione in genere vengono eseguite dal dott. Notarangelo il quale non è presente in quanto fuori sede per circa 8 giorni.
    Il primario Aidala ci spiega che se si riuscisse ad aspirare il liquido con diagnostica guidata era positivo in quanto meno invasivo, altrimenti si sarebbe dovuto ricorrere alla chirurgia aprendo l’addome.
    Vista l’assenza del dottore esperto in operazione di diagnostica guidata, bisognava recarsi nella struttura dell’ospedale di Cosenza, dove altro dottore avrebbe potuto eseguire tale operazione.
    Il giorno dopo il primario Aidala, vista la febbre alta, decide di operare chirurgicamente eseguendo taglio all’addome, pulire dal liquido e inserire dei drenaggi. L’operazione viene fissata per il giorno dopo, il dottor Rondinelli spiega ai familiari la sera che l’operazione consisteva nell’eseguire un piccolo taglio di 5 cm per togliere il liquido infetto ed inserire un drenaggio.
    Il giorno dopo i parenti siamo tutti in ospedale, Salvatore aspetta per essere operato, (l’operazione doveva avvenire alle 8:00), passate le undici ancora il paziente non viene portato in sala operatoria.
    Verso le 13:00, incontriamo nel corridoio il primario, il quale ci comunica che hanno cambiato idea e che l’operazione non si fa, ma vogliono provare con il sistema non invasivo per cui dobbiamo portare Salvatore all’ospedale di Cosenza per essere sottoposto all’operazione di aspirazione del liquido.
    Il giorno dopo ( è il 12 dicembre) con autoambulanza il paziente viene portato all’ospedale di Cosenza distante cento chilometri, accompagnato nell’autoambulanza dal dott. Raynal, aspettiamo nel corridoio circa due ore, Salvatore molto sofferente su barella della autoambulanza, non riesce a stare più, ha forti dolori alla schiena. I dottori di questo reparto chiedono al dott. Raynal alcune informazioni, egli risponde che non lo ha seguito lui il paziente, per cui i medici prendono la cartella per studiarsela. Poi viene portato nella sala operatoria dove il dottore prova ad aspirare il liquido, ma senza esito, ci spiega poi il dottore che il punto per il prelievo è molto piccolo e difficile da centrare, ci poteva essere il rischio di fare qualche danno alle parti circostanti.
    Il viaggio quindi serve solo a creare ulteriori dolori al paziente già sofferente.
    Il giorno dopo si decide per l’operazione chirurgica, si era parlato di piccolo taglio invece viene aperto l’addome con taglio esteso. Ci viene comunicato dal primario che era stato tutto pulito ed inseriti dei drenaggi, inoltre comunica che avevano trovato la presenza di bile per cui probabilmente vi era un foro all’intestino che però non erano riusciti a trovare, per cui doveva essere molto piccolo e poteva essere curato con una lunga terapia con alimentazione assistita.
    Gli viene portata una macchina per la nutrizione e la terapia, che resta ferma per 8 ore in quanto non c’è nessuno che la sa fare funzionare, su nostra segnalazione viene poi chiamato infermiere della sala rianimazione che mette in funzione la macchina.
    Salvatore non doveva mangiare , invece per errore gli viene portato il cibo mentre non ci era nessuno dei parenti in quanto in orario fuori visita, il cibo gli viene imboccato dagli infermieri.
    Nei giorni dopo la febbre non scende comunque.
    Viene avvertita anche una infezione alla ferita dell’operazione chirurgica e si deve procedere ad una medicazione in sala operatoria.
    La sera del 17 -12-2013 la febbre è alta, Salvatore avverte forte dolore all’addome, la notte vomita sangue, vi è una emorragia interna. L’infermiere chiama il medico. Il medico non arriva tempestivamente (dott. Alfredo Cosentini), raggiungiamo la sua sala era impegnato a guardare la partita. Si reca a fare la visita, vi è una emorragia, e deve essere tamponata in sala operatoria, sempre con molto comodo e guardando la partita chiama la dottoressa che era reperibile e si trovava a 40 minuti dall’ospedale (Dott.ssa Ladislava Sebkova), arriva dopo circa un’ora ed esegue l’operazione. Esce dicendo che vi era un grumo di sangue che aveva tamponato, ma che la situazione era gravissima in quanto ci sarebbe potuta essere una emorragia significativa da un momento all’altro senza poter fare più niente. Ci dice di aspettare il primario che era stato chiamato; non arriva il primario ma il suo collaboratore dott. Arone il quale ci conferma quanto detto dalla dottoressa, dovevamo sperare in un miracolo.
    Salvatore viene riportato nel reparto, per il momento l’emorragia è arrestata ci dicono.
    Per poter inserire la flebo (non più inseribile nel braccio) viene portato in sala rianimazione per inserire tubo dalla gamba; ma successivamente viene ricondotto in sala di rianimazione per inserire tubo flebo dalla vena del collo.
    Il giorno dopo dai tubi del drenaggio usciva sangue con flusso continuo, chiamiamo il medico, decidono di sottoporlo ad una operazione che nel frattempo avevano pianificato: eseguire un bypass alla vie biliari inserendo una protesi.
    Il 24-12-2013 eseguono l’operazione.
    Nel post operazione l’anestesista prescrive di portare il paziente in sala di rianimazione in quanto registra una difficoltà respiratoria. Il primario chirurgo Aidala ci annuncia che è tutto ok e che solo per precauzione il paziente viene portato in rianimazione, per lui poteva essere portato nel reparto in quanto secondo lui era tutto apposto.
    Nella sala di rianimazione viene intubato.
    Il giorno dopo ci viene comunicato dalla sala rianimazione che il paziente ha una deficienza respiratoria e che se non fosse stato intubato già prima sarebbe deceduto; in contrapposizione totale con quanto ci era stato riferito dal Primario chirurgo Aidala secondo il quale il paziente era stato messo in sala rianimazione solo per precauzione ma non aveva nessun disturbo.
    Dopo poche ore veniamo convocati in sala rianimazione dove vi è anche un cardiologo al quale era stata chiesta consulenza dal reparto della sala di rianimazione in quanto Salvatore avvertiva problemi cardiaci, ci viene comunicato che al paziente è sorta una embolia polmonare, e che è normale visto il suo quadro clinico. Salvatore viene messo in coma farmacologico sotto terapia intensiva, con le difficoltà che non possono intervenire per sanare l’embolia in quanto rischierebbero di creare l’emorragia.
    Il dott. Rondinelli del reparto di chirurgia il 25-12-2013 visita il paziente, all’uscita ci comunica che vi è l’embolia ma che era tutto sotto controllo, e che siccome lui sarebbe mancato per tre giorni, quando sarebbe rientrato sicuramente avrebbe trovato il nostro caro nel reparto di chirurgia fuori dalla sala di rianimazione.
    Non sappiamo i precisi risvolti che si sono susseguiti nella sala di rianimazione nelle ore successive.
    Il 27-12-2013 veniamo convocati per l’annuncio del decesso.
    Ing. Michele Condino (Figlio)

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