Le parate non bastano se lo Stato poi è assente. Giustizia per Filippo Ceravolo

Abbraccio a Filippo Ceravolo

 

Sono vicina alla famiglia di Martino Ceravolo, padre del giovane Filippo, ucciso dalla ‘ndrangheta nel 2012. A Soriano (Vibo Valentia) ieri l’hanno ricordato; Filippo era un puro, estraneo agli ambienti e alle logiche delle ‘ndrine. Voglio qui insistere su un punto: la criminalità va combattuta sempre, ogni giorno; intanto con gli strumenti della cultura. Non servono le iniziative antimafia, se non ravvivano la memoria e non scuotono le coscienze. Meglio farne a meno, se sono di facciata.

 

di Dalila NESCI

 

Ieri sono stata a Soriano insieme a Cono Cantelmi e Paolo Parentela. C’era una marcia per Filippo. Ho pensato che fosse giusto esserci, ma le marce servono a nulla, se non si cammina ogni giorno, nella vita, contro la cultura mafiosa.

Filippo è morto per errore, vittima di una ritorsione per altri. La sua scomparsa ha da fare con il destino dei figli della Calabria. Dobbiamo mettercelo in testa. Quanti calabresi moriranno ancora per sbaglio o per vendetta?

Lo Stato non c’è, in Calabria. Qui è emergenza tutti i giorni: un’emergenza culturale ed economica che sta piegando il popolo, mentre la criminalità rappresenta la via più sicura, l’unico potere che offre prospettive, sia pure sbagliate.

Dobbiamo fermare l’ipocrisia delle parate. Occorre, invece, insegnare il rifiuto della ‘ndrangheta e trasmettere il valore dell’onestà e del coraggio, iniziando dai bambini.

Intanto, però, lo Stato deve esserci e fare per primo la sua parte: con la giustizia, la polizia e le istituzioni. Noi politici, poi, abbiamo il dovere di portare pulizia nell’organizzazione pubblica.

In quanto alla morte di Filippo, lotteremo affinché anche la magistratura arrivi alla verità.

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