L’ennesimo “Scurata” dietro il commissariamento degli hub che peraltro salva l’amico Quattrone

Scura Urbani spot

Gli abusivi Scura e Urbani non possono commissariare gli ospedali hub della Calabria, con riferimento a norme di legge ancora mancanti di decreto attuativo.

 

di Dalila NESCI

 

Ecco perché ieri ho interrogato il presidente del Consiglio e i ministri della Salute e dell’Economia, chiedendo il ritiro dell’atto dei due col quale sono individuati, al fine di commissariarli, gli hub della Calabria in disavanzo, però salvando il policlinico dell’Università di Catanzaro, dai bilanci in perdita stratosferica. Si tratta di una mossa soltanto politica, volta ad aumentare il controllo del governo centrale sulla sanità calabrese, per mere finalità clientelari ed elettoralistiche.

Sia detto una volta per tutte, la nomina di Scura e Urbani è illegittima perché dal 1 gennaio 2013 le competenze nella sanità dovevano tornare per legge alla Regione Calabria, senza dubbio alcuno. Il governo centrale ha scherzato col fuoco, poiché da allora ha esercitato in modo arbitrario i poteri propri della Regione, senza riguardo per i limiti fissati dalla Costituzione e dalla legge. Questa situazione è gravissima e in Italia non ha eguali.

L’unica possibilità che vi sia una soluzione è l’intervento immediato della magistratura. Diversamente la Calabria non si rialzerà più e la sanità pubblica sarà sepolta in via definitiva.

Anche davanti all’evidenza il governo Renzi è impermeabile. Il presidente del Consiglio e i soci si arrampicano sugli specchi per giustificare e coprire l’operato fuori legge di Scura e Urbani, che rispondono soltanto ai loro mandanti e protettori, cioè Luca Lotti, Federico Gelli, Beatrice Lorenzin e Antonio Gentile.

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